Detachment
Distacco, cioè non appartenenza.
La sensazione di non avere il controllo, degli altri, del mondo, di noi stessi. Henry si sente, come tutti nella classe a cui insegna (e scommetto tutti noi in generale, almeno una volta), un peso nel petto. Si sente una "barca alla deriva" senza avere il controllo di essa, del vento che potrebbe spingerla verso la terra o il mare aperto, di niente. Il distacco si sente fisicamente. C'è un momento, in cui realizzi davvero che non gli appartieni, non ti appartieni.
Non mi sono mai sentito cosi profondamente distaccato da me e così presente nel mondo nello stesso momento.
Henry sa di esserci, lui c'è, si può vedere, il mondo lo tocca, lo punzecchia, a volte gli crolla addosso, lui è lì, è presente. Ma non c'è davvero. La pura sensazione di esserci fisicamente, di essere visti e sentiti, mentre l'anima è distaccata dalla realtà, è così tanto piena da sembrare vuota. Per quanto una persona ci provi, a cambiare, viene sempre schiacciata e spinta più lontana da sé stessa. Presa dalla vita, si scorda di viverla. Presa dai problemi altrui, si scorda di esserci davvero. Henry, hai dannatamente ragione, stiamo fallendo. Siamo falliti nel comprenderci, tanto da non superare mai niente e di tramandare problematiche generazionali di figlio in figlio. Siamo falliti, tutti, come umanità.
Ho provato a cambiare qualcosa. Ci ho provato. Onestamente. Questa è la fregatura. E' che tutti noi abbiamo troppe storie di cui occuparci e questo ci distrae dall'obiettivo. Così ci lasciamo vivere. Certi giorni va meglio, altri va peggio e così, lo spazio per noi e per gli altri, si riduce.
Stiamo fallendo, stiamo fallendo. Stiamo fallendo nel senso che abbiamo deluso tutti quanti, tutti, incluso noi stessi
Sarebbe decisamente migliore un mondo senza vergogna. Dove non è un problema parlare e aprirsi. Farsi capire davvero. La paura del giudizio ci frena costantemente. È la vera condanna che subiamo tutti.
Quella di stare zitti pur di non far ricadere i nostri problemi sugli altri, aver paura di essere presi in giro, di non essere capiti, ma solo derisi. Come sarebbe bello, se tutti ci aiutassimo.
L'uomo, di natura, ha bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi. Qualcosa di cui fidarsi, qualcosa di reale che non lo abbandoni. Un semplice punto fisso al quale può fare riferimento. Senza di esso l'uomo è perso, galleggia in una bolla dispersa nel vuoto, sperando forse un ago la colpisca, così, può dire di aver trovato "la ragione" e la scusa, per cadere.
Ci serve almeno un appiglio che ci permetta di fronteggiare la complessità del mondo reale. Non parlo di un appiglio astratto, ma di un aiuto vero. Noi tutti, se potessimo, ci eviteremmo la battaglia per riuscire ad essere qualcosa e venir fuori dall'implacabile disagio che ci accompagna