Interstellar
Questa è una recensione speciale per me, frutto di molti rewatch e anche dalla mia paura di non riuscire a esprimere al massimo ciò che è questo film per me, al quale guardo sempre com ammirazione e allo stesso tempo affetto: soprattutto perché non scherzo quando dico che, a livello personale, questa pellicola ha cambiato la mia vita in modo radicale.
Interstellar è un film dalla durata enorme, gigantesca, imponente di quasi tre ore: centosessantanove minuti, diecimilacentoquaranta secondi in cui ogni singola immagine scorsa sullo schermo si è impiantata nel mio cervello con prepotenza e soprattutto, in modo inaspettato. Prima di Interstellar, consideravo il cinema un semplice passatempo, un momento di puro svago: mai avrei potuto immaginare che dopo la visione di questo film ci sarebbero state conseguenze così grandi da rivalutare anche il mio futuro, la strada che avrei voluto intraprendere nella mia esistenza.
Ci sarebbero milioni e milioni di cose di cui parlare per descrivere la bellezza di Interstellar, ma andando con ordine comincerei dalla regia di Christopher Nolan (trilogia del Cavaliere Oscuro, Inception). Straordinario dietro la macchina da presa, riesce a captare il cuore centrale della storia e catapultare dentro lo spettatore in un modo dove ormai la Terra è invivibile e gli esseri umani cercano una nuova casa nell’infinito universo che li circonda. Non un’inquadratura fuori posto, non un movimento di macchina insicuro, nemmeno una leggera imperfezione: Nolan nella direzione della pellicola è sicuro di sé e preciso ma allo stesso tempo creativo, rendendo ogni singolo minuto degno di attenzione in un minutaggio davvero imponente, riuscendo a gestire il pacing in maniera eccellente.
Continuando nel lato tecnico, la fotografia di questo film è una delle migliori che io abbia mai visto: attraverso inquadrature a larga scala e shot mozzafiato, il direttore della fotografia Hoyte Van Hoytema (alla prima collaborazione con Nolan) confeziona in una pellicola da 35 mm anni luce di spazio profondo in un universo che si perde a vista d’occhio, in una fotografia sontuosa e impeccabile resa ancora più immersiva dalle riprese in formato IMAX.
Indispensabile in questa pellicola era un team di VFX che riuscisse a rendere più realistica possibile l’esperienza di viaggiare nell’iperspazio, saltare in un buco nero, immaginare un tesserato a cinque dimensioni sotto opportune indicazioni scientifiche: in ogni singolo shot, la computer grafica e gli effetti speciali sono qualcosa di fuori dall’ordinario, in un puro spettacolo visivo per gli occhi che finalmente diventava realtà, in situazioni che nel mondo odierno sono solo teorizzate da freddi numeri e calcoli. Spoiler, il team ha vinto l’Oscar per i migliori effetti visivi nell’edizione del 2015.
L’aspetto ancora più memorabile delle sequenze d’azione e di salti temporali è stata la colonna sonora di sottofondo: Hans Zimmer, mostro sacro della storia compositiva odierna, costruisce melodie e sinfonie in tracce emozionanti e indimenticabili. No Time for Caution, S.T.A.Y.: titoli universalmente riconosciuti come capolavori indiscussi di Zimmer, ascoltati a ripetizione e che nascondono anche retroscena sorprendenti; in Mountains ad esempio, il leggero ticchettio di sottofondo nella traccia batte un colpo ogni 1,25 secondi. Quel secondo abbondante nel pianeta in cui sono atterrati i protagonisti corrisponde al passare di un intero giorno sul pianeta Terra: e io ancora mi chiedo perché questa straordinaria colonna sonora sia rimasta senza Oscar nel 2015.
Un plauso va anche al cast del film, in primo piano a Matthew McConaughey (Cooper) e Anne Hathaway (Amelia Brand): il primo regala una delle performance migliori della sua carriera, in un vulcano di emozioni ed empatia nel suo personaggio che colpiscono fin da subito, la seconda è più sullo sfondo ma la sua presenza si fa ben notare come supporto a McConaughey creando un duo dalla dinamica formidabile. Menzione speciale per Jessica Chastain e Michael Caine (rispettivamente la figlia di Cooper, Murphy, e il professor Brand), i quali riescono a dare alla storia la giusta carica drammatica per mandare avanti il film.
E ultimo punto ma non il meno importante, la storia raccontata in Interstellar: una storia che ruota attorno a un rapporto padre-figlia segnato dall’amore che ha il primo per quest’ultima, l’amore come forza che trascende tempo e spazio. Il tempo, nemico lento e inesorabile, governato dalle leggi della relatività generale, è il motore trainante della storia d’amore tra un padre, disposto a viaggiare per anni e anni in un ambiente sconosciuto come l’universo per trovare un mondo nel quale sua figlia possa vivere ed essere al sicuro. L’amore che lega Cooper e Murphy rompe qualsiasi barriera e scardina ogni legge razionale conosciuta, riuscendo a perdurare nel tempo fino agli ultimi istanti di vita trascorsi assieme da Cooper e sua figlia, ormai in punto di morte: alla domanda di Cooper sul come mai fosse sempre stata sicura del suo ritorno, lei semplicemente risponde perché suo padre glielo aveva promesso; i genitori sono alla fine davvero i fantasmi del futuro dei loro figli, una rivelazione così grande che ancora di più rende credibile un legame già fortificato dalla nascita, basato appunto sull’amore.
Non metto in dubbio che questa pellicola possa essere imperfetta, troppo scientifica, difficile da seguire: nemmeno nascondo che alcuni passaggi potevano essere risolti in maniera più logica e in retcon un po’ meno forzate; ma questi difetti quasi svaniscono di fronte all’epicità, alla grandezza visiva e allo spettacolo offerto da un film come Interstellar. Una pellicola che mi ha portato a rendere il Cinema da puro diletto a una ragione di vita e a una delle mie più grandi passioni, creando aspirazioni per il mio futuro e storie le quali valgano la pena di essere raccontate attraverso la settima arte: colpendo e facendo emozionare il pubblico come io divento euforico, stupito, commosso, in lacrime e distrutto a livello emotivo ogni volta che riguardo queste due ore e quarantanove minuti di pura Arte e Bellezza, sempre ringraziando Christopher Nolan e sorprendendomi di come Interstellar riesca a muovermi nella sua interezza, come quando lo guardai per la prima volta.