



Una serata di gioco di ruolo a casa di Nolan a Hollywood con tutti i suoi amici. Non prova a rappresentare il mito in modo fedele ma allo stesso tempo non ne è nemmeno una rilettura, risulta semplicemente come un appiattimento della storia originale scritto come un film di supereroi. La superficialità del film è evidente dalla scrittura dei personaggi e soprattutto dalla scrittura dei dialoghi: ridicoli e comicamente pomposi, degni di un cinecomic e che fanno sembrare tutto sommato normali quelli di 300. Ma il punto peggiore è la mancanza totale di immersione nel mondo da cui l'Odissea è nata, i personaggi sono costretti a ripetersi di vivere una "grande epoca", "alla fine dell'età del bronzo" perché in realtà da ciò che si vede potrebbe essere ambientato in qualunque luogo e in qualunque epoca, inoltre i personaggi sono costretti a ripetere in continuazione de "la legge di zeus" perché è l'unico modo in cui riescono (male) a rievocare la mentalità degli uomini greci dell'età del bronzo in quanto per il resto hanno una concezione del mondo da uomini occidentali del XXI secolo in tutto e per tutto. Ulisse è solo un altro Oppenheimer con un cavallo al posto di una bomba ed è assurdo che la morale di due uomini vissuti in contesti così diversi, a quasi 3000 anni di distanza, coincida in questo modo. In ultima analisi risulta una baracconata, non priva di buone intuizioni registiche, che cerca di applicare all'antica Grecia la morale protestante e l'estetica della Hollywood contemporanea.
