Coven
Gli uomini temono le donne che non li temono
Il breve iniziale gioco sull'ambiguità su quanto fossero reali le accusazioni permette di inserirsi in modo ideale nel periodo che si vuole ricreare. E questa sottile linea di incertezza (meraviglia) permane fino alla fine. Molto fresco è invece il rapporto tra le ragazze e il loro relazionarsi con le tradizioni e il territorio, come anche l'intelligenza che esterna Ana e che non fa sorgere dubbi su quanto siano efficienti le sue bugie. La menzogna nasce come tentativo di protezione ma diventa progressivamente uno strumento di potere definitivo. A questo proposito, sono estremamente divertenti, ma solo perché terrificanti, tutti i ribaltamenti (il)logici degli uomini. Gli stessi che inoltre affermano che una strega non può non mentire, anche se afferma di essere una strega. Che trip.
Affascinante anche l'esplorazione del lato perverso dell'uomo pseudoscienziato che volontariamente asseconda (e non "è sedotto" come fosse una vittima) il fascino del mostro donna (a suo dire: giovane, bella, in grado di invogliare e tirare fuori la bestia che è in lui). Si ritrova a provare attrazione per qualcuno che proprio non dovrebbe attrarlo... ma va là che sta proprio lì, nello scarto tra paura e sensualità, il potere dell'essere mostruoso. Dettaglio che scoprono presto anche Ana e le sue amiche, costruendosi su misura un proprio mito in grado di farle sparire, lasciando noi in un'ambiguità tuttavia priva di dubbi e con un senso liberatorio di vittoria conquistata.
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