Clue
Che capolavoro. Clue è probabilmente il film mystery per definizione: un giallo comico geniale che prende l’idea del gioco Cluedo e la trasforma in un film pieno di dialoghi brillanti, ritmo e colpi di scena continui. La trama è semplice ma perfetta: un gruppo di sconosciuti viene invitato in una villa isolata, ognuno con un segreto legato a ricatti e corruzione, e da lì parte una notte folle fatta di omicidi, accuse, sospetti e verità che cambiano ogni cinque minuti. Non c’è mai un momento morto e lo spettatore è sempre coinvolto nel gioco. Il cast è incredibile: Tim Curry è devastante per energia e tempi comici, ma anche Christopher Lloyd e Madeline Kahn sono straordinari. Ognuno ha una personalità diversa e funziona perfettamente nel caos generale. Iconica la frase: “Siamo in America, un paese libero… non pensavo fino a questo punto”, che racchiude perfettamente l’ironia del film.
Quello che lo rende davvero unico però è tutto ciò che c’è dietro. Non è solo una commedia: è una satira su politica, potere e ipocrisia. Tutti i personaggi rappresentano pezzi della società americana, legati a segreti di Stato, scandali, corruzione e ricatti. Il film suggerisce che nessuno è innocente e che spesso il sistema stesso rende le persone complici. Anche il primo finale, quello che ho apprezzato molto, mostra in modo ironico e provocatorio il rapporto tra ideologie, capitalismo, comunismo e propaganda, usando la comicità per parlare di temi seri.
Genialissima anche l’idea dei tre finali diversi: quando uscì al cinema, ogni sala proiettava un finale differente per creare discussioni e versioni contrastanti tra il pubblico. Una trovata marketing e narrativa incredibile, che rende il film ancora più meta e intelligente.