



Oltre al cast indescrivibile e la degna appartenenza al genere della commedia all'italiana, I Soliti Ignoti ha una sceneggiatura geniale, un ritmo dolce e incalzante e un finale buffo e intelligente. Far ridere tre generazioni non è facile, eppure Monicelli, come in altri suoi lavori, qui ci riesce. I personaggi, anche a causa della loro quantità e per la poca durata del film, non hanno una profondità assoluta, ma sono dotati di molto carattere; ognuno di loro è fortemente riconoscibile e nonostante nessuno di essi viva un vero e proprio arco narrativo lo spettatore si affeziona comunque al loro piccolo mondo. L'amore, spesso fasullo, è visto più come impedimento e cosa difficile che come antidoto ai problemi dell'uomo malvivente, e va benissimo così. E poi, per concludere, mi piace ricordare la scena in cui due carcerati parlano, e nello sfondo il resto dei detenuti gioca a cavallina. Solo quell'inquadratura è cinema!

Quello del mockumentary è un genere controverso e che raramente funziona. In *The Blair Witch Project* c'è un problema di fondo insieme a tutti gli altri: la tensione non è costruita bene. Questo perché, con l'intento di raccontare la realtà in maniera più autentica che mai, si finisce per abbandonare la componente di finzione e artificio che nell'horror è fondamentale. Si giunge così al finale, che potrebbe in qualche modo fare anche paura con la soddisfazione dell'orrore che si potrebbe aver provato nell'ora e mezza del film ma che invece è assente. Il mistero della strega, centrale nella trama, viene trattato scarsamente e mai raccontato con un minimo di chiarezza, neanche alla fine. I personaggi, che nell'horror ci si aspetta abbiano comunque un bel carico di profondità, sono troppo piatti, e le sequenze, anche se vogliono risultare realistiche, arrivano a essere eccessivamente confuse. *The Blair Witch Project*, per me, è purtroppo un film non riuscito, anche se magari mi sfugge il motivo del successo di questo horror.