Poor Things
Povere Creature è l'avventura (sur)reale, incredibile e senza limiti di come il piacere della scoperta e dell' esperienza nelle piccole e grandi cose della vita non debbano mai essere banali. L'adattamento di Lanthimos del romanzo di Alasdair Gray, è l'inno definitivo alla libertà, crudo e senza pregiudizi sul sapere e sul libero arbitrio sostenuti da una narrazione colorata dagli scenari bizzarri e dai personaggi stravaganti come Godwin. Il regista fin da subito dà conto di una premessa da fare allo spettatore medio, una massiccia presenza di contenuto esplicito, così tanto presente che non tutti gli spettatori apprezzeranno le strabilianti vicende di Bella fatta di gesti inusuali e di sobbalzi (avete capito quali), che rendono la narrazione concreta e senza filtri, ciò che serve per una maturazione ricca di tante scoperte. Dall'inizio alla fine dell'opera, l'esplicito e diretto modo di raccontare le esperienze della protagonista è la chiave che rende il racconto di Bella Baxter un capolavoro di parole, azioni e crescita personale che si infondono nella protagonista nel corso dell'intera visione, rafforzate dalla scala di grigi dell' innocenza infantile fino al policromismo reale, pieno del sapere di tante lezioni ed eventi. E' necessario citare tre elementi che rendono la maturazione di Bella, il meccanismo che riesce a rendere POVERE CREATURE, un' opera bizzarra ma al tempo stesso importante sul panorama cinematografico. Il primo è Godwin Baxter, padre della protagonista, interpretato da un Willem Dafoe straordinario che riesce a farci prendere dalla sua passione verso la scienza, blasfema ma divina - di cui si spiega il nome Godwin - perché oltre ai suoi animali ibridi, è anche in grado di riportare alla vita chi era sul punto del trapasso definitivo, del rigor mortis, a costo di sacrificare chi verrà dopo di noi. Il secondo è l'ego di Bella, elemento importante per comprendere appieno la sua evoluzione nel corso dell'opera, uno sviluppo basato sui contrasti tra lei e Duncan che nonostante l'ingenuità di Bella darà filo da torcere al suo usuraio, convinto di essere al comando senza sapere che ne rimarrà solamente una "vittima" dell'anima della scoperta di lei. Infine, l'ultimo elemento sono proprio i cosiddetti "furiosi sobbalzi", ciò che la protagonista si interessa e scopre veramente, che smuove la scoperta dei piaceri ma non solo, rinforza il concetto stesso di libertà equiparata all'espressione massima di scoperta ed esperienza, dove nessuno è in grado di dire cosa fare e cosa non fare, dove il libero arbitrio è la garanzia verso i nuovi orizzonti di scoperte straordinarie. Il lavoro dietro l’opera d’arte di Lanthimos, è semplicemente spettacolare, l’uso della scala dei grigi all’inizio del film, simboleggia lo stato neonatale della mente di Bella, successivamente si evolve a colori saturati e vivacissimi verso la metà della visione, risultato delle prime scoperte del mondo e dei primi piaceri, e infine l’uso di colori reali e bilanciati che simboleggiano il valore culturale delle scoperte di una Bella Baxter maturata su ogni fronte, importante citare anche l’uso di diverse inquadrature, dando centralità simboliche “a occhio di pesce” e spazialità irreali dei vari scenari delle città costruite su architetture surreali miste a vittoriane. Da elogiare anche la colonna sonora, scritta da Jerskin Fendrix, di cui simboleggia ogni singolo momento che la protagonista vive, tra sinfonie vivaci cariche di eventi importanti e momenti di calma con tocchi d’arpa distorti, dove tutti questi elementi direzionano la crescita di lei. Passando alle conclusioni, Povere Creature è il film che vi dice, senza troppi magheggi “siate liberi, scoprite il mondo, fate ciò che volete”. E’ la perfetta opera per chi vuole sentire la libertà vera, quella pura e senza confini alla scoperta delle bellezze e meschinità che il mondo ci ha dato e che ancora ci darà, perché il bello dell’esperienza sta nel bene e nel male delle cose comuni che non devono mai essere banali, dove appunto la banalità cresce senza sosta soprattutto nei giorni nostri, alimentata da una sempre più grande velocità quotidiana senza soffermarsi ai veri, piccoli piaceri di una scoperta inusuale che servirà in futuro, ma che si tende a richiamare alla libera ignoranza di generazioni che non vogliono stare a scoprire la vera bellezza del mondo che gira intorno ad essi. Non bisogna dimenticare anche che l’opera si trasforma anche nel romanzo di formazione più reale da cui possiamo trarre lezione, perché in ognuno di noi si nasconde quel lato di Bella Baxter, in cui non solo impariamo la cultura, l’esperienza e l’anima della scoperta ma anche in ognuno di noi, da cui possiamo diventare persone migliori per noi e per gli altri, quello di essere semplicemente noi stessi.
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