Manhattan
Mi è veramente difficile scrivere qualcosa riguardo questo film, fare una recensione o semplicemente cercare di capire in modo chiaro perché mi colpisca sempre così tanto. E questo è molto strano, perché Woody Allen non è un'autore particolarmente complesso ed ermetico, e i suoi film manifestano esplicitamente la loro incredibile profondità e la poetica del regista. Forse questo straniamento è dovuto dal fatto che, essendo non ancora tanto maturo, io non mi riesca ad immedesimato totalmente nei personaggi, nelle loro situazioni di disagio esistenziale dovute alle tante esperienze di vita, alle tante delusioni, ai tanti amori, alle tante rotture. Eppure ogni volta che mi trovo a riguardare quest'opera mi sento incredibilmente vicino a questi personaggi, a queste riflessioni, e in loro trovo quasi un rifugio, una salvezza nelle mie angosce. Questo è senza dubbio dovuto al contrasto di questi personaggi, tanto intelligenti, tanto superiori, che guardandosi e confrontando le proprie intimità mostrano i propri difetti, i propri problemi, la propria incapacità di stare al mondo. E ciò, detto con ombre eleganti, sfumature jazz e paesaggi urbani totalizzanti sembra un sussurro, un abbraccio dell'autore che mostra come tutto sia imperfetto oltre la superficie, ma non per questo noi non possiamo non godere di questa superficie, dell'arte bella in quanto tale, dell'amore bello in quanto tale, dello stare con una persona, prima dell'alba, lungo il fiume, camminando fianco a fianco immersi tra ombre e fumi, perché è per cose come questa che vale la pena di vivere.