Guardo qualsiasi cosa e piango. Mi limito a lasciare un cuoricino ai film che ho davvero apprezzato. Tra i preferiti i film che ho apprezzato di più a giugno.

Questo film è la dimostrazione che rimanere bloccati in un ascensore con uno sconosciuto è già abbastanza un incubo senza dover aggiungere anche traumi, segreti e colpi di scena ogni dieci minuti. Per tutto il film ho alternato tre pensieri: “questo è pazzo”, “no aspetta, forse è pazza lei” e “io avrei preso le scale”.

Ogni volta che esce un nuovo Enola Holmes penso: “ok, stavolta sarò più razionale”. Poi Millie Bobby Brown rompe la quarta parete dopo trenta secondi e io torno ad avere dodici anni.

Ogni volta che penso “ok, basta Minions”, esce un altro film sui Minions e io finisco comunque a guardarlo. Questa è la mia vera sconfitta personale.

Questo è uno di quei romance che sembrano raccontare una storia d’amore, ma in realtà parlano di tutto quello che viene dopo. Perché baciarsi è facile. Restare, capirsi e scegliere la stessa persona ogni giorno? Molto meno. La cosa che mi ha colpita di più è che il film non prova a venderti la fantasia dell’amore perfetto. Ti mostra due persone che si desiderano, si cercano, si feriscono e, soprattutto, non sempre sanno come amarsi nel modo giusto. Ed è proprio questo a renderlo credibile. I protagonisti hanno una chimica delicata, quasi trattenuta, che funziona molto più delle grandi dichiarazioni o dei momenti costruiti per diventare virali su TikTok. Ci sono scene che, prese singolarmente, non sembrano straordinarie, ma che alla fine del film continuano a tornarti in mente. Forse non è il romance più intenso o più memorabile che abbia visto, ma è uno dei pochi che mi ha fatto pensare che la parte difficile di una relazione non sia innamorarsi. È tutto quello che succede dopo. E onestamente, credo abbia ragione.