The Deer Hunter
Ci ho dormito su prima di valutare questo film, e sono giunto alla conclusione che sia un capolavoro. Non parla della guerra in Vietnam, ma si serve di questa per esplorare la natura umana in tutta la sua crudeltà, mostrando come cambia la nostra percezione del mondo una volta che prendiamo consapevolezza di questa caratteristica del nostro essere. Questo è quello che vuole comunicare il regista con la sua netta suddivisione in tre atti dove la guerra è una mera fase intermedia su cui il film non si concentra troppo, e quando lo fa mostra uomini, e non sparatorie o esplosioni, se non all'inizio dell'atto. Infatti come ho detto prima il centro dell'opera sono gli individui, le loro vite, le loro abitudini e l'impatto che ha la guerra su di esse: nel primo atto ci vengono mostrate persone spensierate e felici, ma anche persone che portano odio dentro di sé attraverso azioni, ma, soprattutto, sguardi, lo stesso odio che è alla base di ogni guerra; nel terzo atto invece ci vengono mostrate le stesse persone, ma sono totalmente cambiate, il posto che chiamavano casa è ormai solo un ricordo della loro vita passata e questo suscita solo dolore in loro.
Ho amato appunto questo gioco di sguardi nel primo atto, così come i movimenti dei personaggi che anticipano quella che sarà la storia, grazie anche a un montaggio freddo che alterna gioia e tristezza, facendo già capire allo spettatore quale sarà il finale. Cimino non si trattiene nel secondo atto nel quale decide di mostrare la guerra come semplice conflitto tra uomini e, durante la roulette, si vede perfettamente il momento in cui i nostri protagonisti decidono di abbandonare quel poco di umanità che gli resta, per salvare la loro vita terrena. Da quel momento nulla sarà più lo stesso, il ritorno a casa non è liberatorio: la fotografia diventa più buia , gli sguardi sono persi, e i soldati non riescono a scollarsi di dosso quella macchia lasciata dalla guerra, tra chi non riesce a indossare abiti che non siano la divisa da militare e chi porta sulla propria pelle i segni del conflitto.
La caccia al cervo,quindi, è ciò che perfettamente racchiude il messaggio del film: un solo colpo deve bastare ad uccidere l'animale, se non viene colpito gli va concessa la libertà di salvarsi. Quando l'uomo decide di premere il grilletto, anche solo la prima volta, accetta di lasciarsi andare a quella crudeltà che ha dentro di sé ed è in quel momento che nasce la guerra.
#mubi