ZEMLJA - LA TERRA (EARTH), DOVZENKO, 1930<blockquote><i>Non c'è nessun Dio</i></blockquote>lirismo elegiaco vita-morte, ciclo naturale, vecchio-nuovo (non a caso si inizia con una morte e si finisce con la vita) inno alla sacralità della terra opera costellata di simbolismi, espliciti quanto poetici volti di un'umanità schiacciata ma indomita montaggio impetuoso come da tradizione sovietica colonna sonora bellissima, tra immersive onomatopee e melodie tragiche memorabili: prologo: morte semen volti che guardano cielo, ballo di Vasilij Opanas e il parroco (primi piani leoniani) marcia funebre - montaggio alternato, parto, parroco, disperazione fidanzata vasilij, la folle corsa dell'omicida tra la sua terra finale: pioggia feconda campi, abbraccio onirico tra i due fidanzati Come al solito è sbagliato separare l'opera dal suo intento ideologico, e non va neanche giudicato, ma analizzato. Qua Tarkovskij ha studiato (penso soprattutto all'infanzia di Ivan). Ad oggi il mio muto preferito insieme alla Corazzata. Io da padano mi sento molto vicino a questa cultura.
SVEGLIATI E UCCIDI, 1966, CARLO LIZZANI<blockquote><i>Abbiamo preparato una trappola, adesso starà a lui non trasformarla in una tomba.</i></blockquote>Lizzani muovendosi tra cronaca e noir racconta la storia di Luciano Lutring, bandito romantico che all'epoca godette di grande notorietà grazie alla stampa, tra gli ultimi esponenti della Ligera, la malavita meneghina da strada. La biografia criminale diventa tra le altre cose un'occasione per riflettere sull'uso strumentale dell'informazione: mentre il "solista del mitra" (soprannome con cui il Lutring diverrà famoso) viene usato come parafulmine occupando i titoli dei giornali, i pezzi grossi restano impuniti. Considerato insieme a Banditi a Milano precursore del poliziottesco anni '70, ne anticipa, pur con altro spessore sociologico e intento cronachistico (rientra insieme a Damiani nel suo filone civile e politico), letematiche, le ambientazioni e gli stilemi, a cominciare dagli inseguimenti, in cui Lizzani riesce davvero a dare il meglio. memorabili: incipit via rastelli (sparatoria e auto in fiamme) night e parata a Sanremo che cosa c'è di Gino Paoli rapina in Montenapoleone (Lutring diversivo) "Attento Lutring che il mitra è un vizio come la cocaina!" stupendo inseguimento finale noir dialoghi scritti benissimo (c'è la mano di Ugo Pirro, collaboratore storico di Elio Petri) Un ottimo Volonté nel ruolo del commissario navigato, cinico e freddo e una altrettanto brava Lisa Gastoni ad interpretare con la giusta intensità l'ingenuità quasi puerile della moglie, aspirante cantante che sogna per il marito una redenzione. Musiche di Morricone ottime, tra il jazz tipicamente noir e alcune reminiscenze western, che scandiscono abilmente le scene d'azione. note: Mi è riuscito meno avvincente dei polizieschi di puro genere successivi (Lenzi, Castellari), ma si tratta anche di opere con obiettivi diversi, nella sua ambizione ricostruttiva non poteva che interessarmi, tanto più che è incentrato su una figura leggendaria della mitologia criminale milanese, di cui però sapevo poco o nulla. Sottolineo quanto ho apprezzato anche le coloriture regionali, anche se purtroppo mai in bocca al Lutring... In generale i paesaggi - urbani e non - sono valorizzati molto bene e vediamo diverse città oltre a Milano, Parigi, Nizza, Sanremo e Zurigo (il I atto è girato tra i laghi svizzeri)
LA LEGGENDA DEL PIANISTA SULL'OCEANO, GIUSEPPE TORNATORE, 1998 senso di magia e di disincanto tipica del cinema italiano di quegli anni favola molto bella e toccante, Tornatore gira da Dio romanticismo vd. Nuovo Cinema Paradiso molti notano che manca qualcosa in termini di costruzione drammatica, di scrittura e un'eccessiva pomposità registica, io non sono in totale disaccordo, perché il film ha dato anche a me quella sensazione di "riuscito a metà", a tratti i dialoghi suonano un po' retorici, ma andrebbe confrontato con l'opera originaria, Novecento di Baricco È un cinema quello di Tornatore che può non piacere nell'ingenuità del sogno, percepito come troppo sentimentale e sdolcinato memorabili: duello pianoforte (che regia) contadino friulano (Gabriele Lavia!) registrazione - incontro ragazza alla finestra (il Tornatore romantico) Colonna sonora stupenda, ma non tra le mie preferite di Morricone, a differenza di quello che mi potevo aspettare da un film del genere non ho mai avuto pelle d'oca o momenti di grande trasporto emotivo (diversamente da Nuovo Cinema Paradiso, che visceralmente mi ha conquistato molto di più), anche questo aspetto influenza sicuramente la mia recezione
<blockquote><i>Io nascietti fra liune e urse, </i><i>e la sirena mme cantaje li verse. </i><i>Stonco a stu munnu come nun ce stisse, </i><i>m'hanno misso a lu libbru de li perse.</i></blockquote><i>Note di viaggio di Ernesto De Martino, 1952</i> indagine etnografica, culturale e antropologica nella Lucania rurale, basata sugli studi seminali di Ernesto De Martino incontro tra documentario sociologico neorealista e cinema horror di possessione demoniaca ante litteram (alcuni elementi anticipano anche il folk horror inglese) malocchi, fatture, superstizioni pre-cristiane, esorcismi, riti pagani e ancestrali Viene esplorato anche il ruolo della chiesa nel Sud pre-industriale proprio negli anni '60 in cui si assisteva al cambio di paradigma culturale e all'entusiasmo del boom, un ritratto così feroce è veramente prezioso crudo e inqueietante (anche su di me, che ormai all'orrore sto diventando avvezzo) Ispirerà molto probabilmente la maciara di Non si sevizia un paperino, di cui è precedente intellettuale e tematico quasi certo. Anche l'Esorcista. BELLISSIMA Deliah Lavi, che offre un'interpretazione perfetta e sconvolgente. memorabili: preparazione del maleficio i piedi di Purificata incontro al fiume col bambino attacco notturno spider walk campi lunghi sul paesaggio finale (morte) L'incipit mi ha suscitato una curiosità rara, ero rapito dalla visione anche per l'interesse culturale che ho per questi argomenti di studio. Ho apprezzato anche la regia con una forte personalità e capace di costruire immagini di forte lirismo. Mi ha inquietato molto, nonostante sia un film di più di 50 anni fa. È semplicemente un capolavoro.
I COMPAGNI, MARIO MONICELLI, 1963 Opera che rientra nella prima fase della commedia all'italiana, in cui ancora è evidente (con mio sommo piacere) la matrice neorealista. Un ritratto storico dolceamaro con forte preponderenza dell'elemento drammatico. La realtà è quella delle fabbriche della Torino di fine '800, tra le prime agitazioni sindacali e la nascita dei movimenti operai. Scrittura di altissimo livello (Age & Scarpelli) e commento musicale di Rustichelli, che fa un lavoro simile, anche se meno presente, a quello de La grande guerra: canti di lavoro e di lotta, ora rielaborati ora inseriti nella narrazione. Mi è sembrato di notare maggiore maturità registica da parte di Monicelli rispetto soprattutto a I soliti ignoti. Neorealista anche nel rispetto dell'identità linguistica (italiano regionale con varie coloriture dialettali). Memorabile Mastroianni professore genovese proto-sindacalista. Stupenda Raffaella Carrà e in particolare Annie Girardot, allora reduce dal capolavoro di Visconti. scene memorabili: Tanti momenti di forte lirismo: nelle scene di massa, con l'accompagnamento poetico di Rustichelli, penso alla scena in cui gli operai rientrano in fabbrica dopo la pausa pranzo, ai tafferugli tra le rotaie invase dalla nebbia padana, alla morte di Omero (pelle d'oca) dopo lo scontro con le forze dell'ordine e al doppio finale, dolce - il saluto tra i due innamorati - e poi amaro - gli operai rientrano in fabbrica, per ultimo entra il fratellino di Omero e il cancello si chiude - in perfetta coerenza con quello che rappresenta, in un modo che definirei eccelso, La Commedia all'italiana, la cui grandezza sta tutta qui. citazioni: L'Italia l'è malada l'è piena di dulur per far guarir l'Italia taglié la testa ai sciur lo sai come va male il Piemonte da quando siete arrivati voialtri siciliani? / Mio padre invece dice che è la Sicilia che va male da quando siete arrivati voi altri Piemontesi. (germe di revisionismo storico sul risorgimento, celebrato da pochissimo addirittura da Rossellini con il suo film per il centenario?) piuttosto di farti fare come me io ti ammazzo Scrivimi! / Ma se non sai leggere! note: L'ho amato. Capolavoro assoluto della commedia all'italiana e tra i miei preferiti, ad oggi, appartenti al filone storico-produttivo. chicche: Martinetti è il vecchio di cui si prendono gioco gli amici miei nel capolavoro monicelliano del '75. adesione emotiva: alta adesione culturale: alta P.S. Il film non fu accolto con entusiasmo e in effetti nell'Italia del pieno boom economico una riflessione storica così amara era difficilmente recepibile, questo rende il film ancora più audace e in un certo senso anticipatore dei contrasti che verranno a cavallo tra '60 e '70.
<blockquote><i>Brancami, Leone!</i></blockquote>Meraviglioso l'italiano di questo film. Ho trovato divertenti alcuni siparietti che a volte sono riusciti a strapparmi qualche sorriso, ma l'ho apprezzata meno di quanto avrei voluto (complice probabilmente anche la visione spezzettata in tre parti). Una bella commedia, scritta veramente da Dio (Age & Scarpelli). Anticipa film come quello dei Monty Python sul Sacro Graal.
Teso e appassionante thriller investigativo-politico per la regia di Francesco Rosi, qui elegante come non mai e ormai giunto al punto più alto della sua poetica con<i> il caso Mattei</i> di pochi anni prima. Sotto certi aspetti il cugino d'autore e anti-spettacolare de <i>La polizia ringrazia</i>, affine nel tratteggiare lo stesso Contesto (titolo del romanzo originale di Sciascia) e clima politico, gli anni di piombo e la Contro-rivoluzione che si preparava negli organi dello Stato (piano Solo, golpe Borghese, Gladio...). Rosi con il suo cinismo e la sua voglia di denuncia non intende risparmiare nessuno, neppure quella sinistra che nel tragico finale ammetterà: "la verità non è rivoluzionaria". Del resto il compromesso storico era alle porte. Documento storico di un'epoca e film-manifesto contro il potere, da affiancare ad altri due capolavori del cinema italiano come <i>Sbatti il mostro in prima pagina</i> di Marco Bellocchio e <i>Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto</i> di Petri. Memorabile l'atmosfera metafisica e nichilista-noir che si respira, la rappresentazione fine, cinica e antispettacolare della morte tipica di Rosi (vd. st. finale), il monologo folle del giudice reazionario. <a href="https://youtu.be/YiUdR6DXprM">Intervista a Francesco Rosi</a> P.S. Qui Scorsese ha sicuramente preso appunti
Mi è piaciuto molto. Non a caso è uno dei capolavori della letteratura. Ho apprezzato in particolare il contesto storico-politico, il romanticismo e il tono grottesco. Nel finale ho fatto fatica a capire chi siano questi demoni, forse perché sbrigativo, e non sono rimasto molto soddisfatto dalla messa in scena dell'estetica macabra. Ponzio Pilato parla in restituta!
<a href="https://youtu.be/IIEf2q_Q_sY">Arrivederci amore ciao</a>. Grande noir italiano (corruzione morale, atmosfera cupa e notturna, voice over), con una regia ispirata di Michele Soavi. Nonostante la sciatteria di alcuni dialoghi e il mancato approfondimento del contesto socio-politico (già che resti sullo sfondo è gran cosa) nell'insieme rimane un film di genere solidissimo, crudele, spietato e rappresentativo di una certa Italia. Memorabile Michele Placido nel ruolo di un agente della digos sardo e corrotto e la scena finale (brividi) alla Non si sevizia un paperino (stesso uso della musica diegetica), di matrice baviana come dichiarato dallo stesso regista. Se solo la carriera di Soavi non fosse coincisa con la fine di un certo tipo di nostro cinema... Qui abbiamo un assaggio di cosa avrebbe potuto fare. Mi è piaciuto molto, basti leggere il soggetto. P.S. Forse quello che mi può dar fastidio ad un secondo (ma innecessario) livello di lettura è il cinismo programmatico con cui si guarda alla stagione degli anni di piombo, che potrebbe far pensare ad una presa di posizione netta, possibilmente di destra. Detto questo il film funziona nella sua natura di noir fumettoso, per cui, come in altri casi, sviscerare eccessivamente e fare processi agli intenti finirebbe per far perdere di vista il valore intrinseco del film come noir e opera di genere, impedirebbe, cosa che accade a molti critici o aspiranti tali anche su piattaforme come letterbox, di apprezzare un'opera per quello che è e per i suoi valori, a causa del solito atteggiamento pseudo-iper-critico, sempre alla ricerca di difetti e imperfezioni che a lungo andare minano l'apprezzamento e il puro godere della bellezza di un film, piacere cinematografico. D'altra parte va anche detto che il mondo corrotto è quel borghese in cui il nostro anti-eroe cerca di entrare, perfetto ritratto di una società amorale e postideologica, quindi la questione diventa molto più complessa. È un po' lo stesso discorso dei poliscieschi italiani, la cui natura più fascistoide è qualunquista, non per forza in senso negativo.
è proprio un cinefumetto alla james gunn, il che lo rende distante dal mio gusto ideale ma mi permette di apprezzarlo comunque vista la perfetta combinazione tra serio e faceto, James Gunn erede della commedia all'italiana superman più umano, di solito non mi piace la modernizzazione delle storie classivhe ma qui è stufiata e c'è impronta autoriale evidente grande satira su attualità vd. et. tipa social-dipendente, ragazze superficiali pronte a vendicatsi gogne mediatiche senza perdere di vista l'intrattenimento action che deve avere un cinefumetto mi sta facendo sorridere molto il business militare tecnocrazia e controllo sull'individuo guerra in Ucraina il cagnolino il diversivo stitch "brava, posta tutto" il pericolo dei media, social la bontà di superman trasmette tanta speranza nell'umanità, la normalità della sua famiglia terrestre mutant toes memorabile: mr terrific fa fuori tutti con sotto la musica (scena stupenda e divertente) bandiera di superman simbolo di resistenza e speranza per i bambini di Jaranphur dialogo tra Clark Kant e Jonathab Kant padre umano qui va al di là del gusto personale, è bello e basta scanzonato il giusto senza perdere credibilità e serietà (a differenza dei thor di watiti) anche sentimentale e romantico jaranphur - palestina luthor - elon musk SPETTACOLO clark scarta il dinosauro a natale
memorabilia: <a href="https://youtu.be/Di8SMP2CMvo">apertura</a> <a href="https://youtu.be/8hqHTIrVNms"></a><a href="https://youtu.be/8hqHTIrVNms">letto di banconote</a> <a href="https://youtu.be/DdKsrotr6PU">nightclub</a> (pop art) <a href="https://youtube.com/playlist?list=PLFZ5kTZU6Flfzf1nbh03MSp30eixG0pZO">Colonna sonora</a> di Ennio Morricone. seconda visione (5/9/2025)<blockquote><i>non c'è uomo al mondo che possa trafugarlo! </i><i>eh, per favore...</i></blockquote>le ingenuità narrative sono in pieno stile fumetto (e comunque la trama rimane simpatica nella sua elementarità), sono praticamente le uniche cose che mantiene dall'originale: l'aria scanzonata e sensuale e il carattere episodico della vicenda. un film che se non altro premi anche per la particolarità grande forza visiva, un cinema di idee di trovate formali, di genio creativo sottotesto politico satira sul potere toni grotteschi, componente erotica spinta abbastanza (la Mell che bona...)
veramente ben fatto (regia montaggio storia lineare) sublime montaggio alternato mentre l'indigena viene sventrata con il dolce sottofondo musicale questa idea di "scarto" tra immagine e musica verrà ripresa in Cannibal Holocaust (vd. scena capanna) poi i maltrattamenti sugli animali che in qualche modo stuzzicano il mio lato sadico assistiamo al progressivo imbarbarimento dell'individuo che si vede costretto a ricorrere alla violenza fisica, sessuale e infine proprio all'atto cannibale per affermarsi di fronte ai selvaggi. grandi interpretazioni di foschi e rassimov memorabili: morte di Charlie (trappola) masturbazione (girata in modo delicato e quasi romantico) 🐊 scuoiato neonato mangiato da coccodrillo sventramento indigena finale splendida l'indigena Mi ha intrattenuto a dovere. Viva Deodato, bel film veramente. P.S. Un cinema, ricordiamolo, che ha un piede nell'arte e un piede nello sfruttamento commerciale (è veramente un crimine? soprattutto se piace), e questo lo faceva veramente benissimo.
Proto-peplum con bellissimi costumi e scenografie realizzate in studio ed effetti speciali notevoli per l'epoca. Sul versante narrativo non mi ha convinto la caratterizzazione di Odisseo, empio, sacrilego, sfacciato e contro tutto (addirittura stava sposando Nausicaa), insopportabile anche la sua ironia e le facce di Kirk Douglas, di cui non ho apprezzato particolarmente l'interpretazione. Splendida Silvana Mangano nel doppio ruolo di Circe e Penelope (trovata interessante). Forse avrebbe giovato una durata maggiore per evitare di compattare il poema con troppi tagli e aggiustamenti (il lungo flashback guardando il mare non è una scelta così cattiva, però mantenere il racconto di Demodoco sarebbe stato più poetico). Un riadattamento cinematografico non privo di pregi, ma sicuramente lontano dalla potenza evocativa dello sceneggiato rai degli anni '60, capace - al contrario di questo - di restituire qualcosa di Omero e libero di prendersi il tempo per affrontare i vari blocchi narrativi.
Mi aspettavo peggio. Alcune scene sono un piacere per la vista, non grazie al regista, che quando prova a fare qualcosa di diverso con la macchina da presa gli esce malissimo, ma al corpo della protagonista. doppiaggio cartoni animati dialoghi e sceneggiatura ridicoli da sottoprodotto televisivo Elio Germano stupratore mancava alla lista purtroppo si intravede qualcosa del futuro Suspiria, la nonna è chiaramente una stregq
Operazione interessante, un film a tratti suggestivo: memorabile il segmento di Protadio (Herlitzka), il resto l'ho trovato per lo più fiacco e mal amalgamato, quando non malriuscito. "sono l'Impudicizia" Lasciato a metà anni fa, per cui dovevo vederlo da una vita.
Non saranno gli zombi di Romero, neppure quelli di Fulci, anzi non sono nemmeno zombi, però il divertimento è assicurato: tette, sangue, tanta azione. Messaggio antinucleare (e a favore di un progresso lento) molto blando, inserito di forza, ma condivisibile. Effetti speciali mediocri, ma gustosi. Musiche di Cipriani semplici ma perfette e incalzanti. Ritmo veloce. Regia d'alto mestiere, Lenzi sa girare. Finale geniale (era tutto un incubo, ma al risveglio diventa realtà). Vari momenti di ridicolo involontario, di quel piacevole sano trash (chirurgo lancia bisturi, le tettine della Omaggio, il prete zombi). Memorabili le non-espressioni di Hugo Stiglitz (Tarantino...). Insomma, un film di serie C veramente modesto, ma ARTIGIANO e spassoso, roba di cui andare fieri. Mi sono divertito un bel po'.
L'estetica maestosa e il silenzio finale che dice tutto. Western revisionista sudamericano. È proprio roba mia.
Bel thriller erotico hitchcockiano (evidenti richiami a Vertigo?), il primo di Fulci e senza sangue, con l'ottima sceneggiatura di Gianviti. Si inizia ad intravedere l'estro dei suoi film successivi: grande presenza dello zoom, spesso sugli occhi, e forte dinamicità nella ripresa delle bellissime ed eleganti scene sensuali (vd. pdv da dentro il letto), accompagnate dalla musica jazz, perfetta come sempre, di Riz Ortolani. Il finale pieno di suspense e ad incastro temporale (telegiornale riporta accaduto > colpo di scena) si deve probabilmente Gianviti, la cui collaborazione con Fulci diede grandi frutti lo stesso anno, con <i>Beatrice Cenci</i>, e soprattutto più tardi, nel 1977, con uno dei capolavori del giallo all'italiana, <i>Sette note in nero</i>, due film in cui questo gioco di incastri è presente ancora di più. San Francisco misteriosa e a luci rosse, pop art. Splendide Marisa Mell ed Elsa Martinelli vd. st. tensione erotica tra le due durante servizio fotografico Cammeo di Fulci, qui grafologo memorabili: effusioni nel letto con colori baviani spogliarello scena lesbo (servizio fotografico) telegiornale + plot twist
capolavoro assoluto la milano anni 60 ritratto di un paese in cambiamento antropologico, proprio nel passaggio tra mondo agricolo e società dei consumi l'attaccamento di rocco verso il mondo che ha lasciato standa, stazione centrale, guglie del duomo, fabbriche dialetto milanese memorabile sequenza stupro e rocco con nadia sulle guglie in realtà non so cosa dire, dovrei leggerci dei saggi interi su questo film, e riguardarlo.
<blockquote><i>È una questione di principio</i></blockquote>Western all'italiana tra i primi del filone, atipico nel ricorso moderato alla violenza, introduce elementi di ambiguità morale e punte di ironia molto efficaci all'interno dell'archetipo classico pur innovando molto meno di Leone (non c'è lo stesso relativismo etico e nichilismo, neppure grandi novità registiche, perciò possiamo quasi considerarlo un rappresentante pre-leoniano del genere). Piacevole la sceneggiatura nella sua semplicità e notevoli la scrittura e l'ambientazione andalusa (panoramiche stupende): gran parte dell'azione si svolge dentro una fattoria, tra i bivacchi e le avances sessuali dei bandidos (et. sottotrama romantica). Musica ottima di Ennio Morricone. Grande presenza scenica di Giuliano Gemma.
manifesto-decostruzione antiborghese romantico e disillusso e cinico e spietato allo stesso tempo il mostro prodotto dalla borghesia ma anche simbolo di ribellione alla stessa capolavoro del cinema italiano registicamente nouvelle-vaguiano colonna sonora di Ennio Morricone
Capolavoro del gotico italiano. Al momento mi sembra abbastanza superfluo aggiungere altro (vd. altre recensioni). La musica orchestrata di Rustichelli ricorda molto quella che scriverà per lo sceneggiato Rai dell'Odissea. potenza e bellezza visiva scenografie stupende fotogrammi che sono puri quadri gotici sperimentazione cromatica regia sopraffina con trovate oniriche clamorose (ho letto che lo citerà Lynch in Twin Peaks!) storia semplicemente perfetta ESTASI ESTETICA
<blockquote><i>Ogni dono costa un sacrificio</i></blockquote>memorabili: monologhi iniziali (prima mezzoretta Otto-Alexander discorso su ritualità, come annaffiare una pianta tutti i giorni, che salverà il mondo, Alexander-bambino >> stessa violenza vs natura si presenta vs "il suo ometto") amore Maria-Alexander (monologo su giardino violentato, capelli tagliati sorella) il personaggio stravagante di Otto finale intero (capolavoro estetico ed estatico) Maria in bicicletta si allontana con l'ambulanza; il bambino annaffia la pianta in principio era il Verbo. Perché papà? (non a caso dedicato al figlio) musiche splendide: Bach, opera, giappone, tribale africana (la più presente) temi: solitudine umana >> riflessioni esistenziali spiritualità vs progresso materialista rapporto uomo - dio di fronte a dolore vd. qui st. apocalisse nucleare >> sacrificio, offerta-dono eterno ritorno nietzschiano reincarnazione amore >> debole vs forte natura - uomo >> violenza fuoco, acqua (purificazione) arte >> pittori ortodossi, Leonardo, Piero della Francesca levitazione, ascensione mistica (Maria strega) come filma con delicatezza il corpo femminile Tarkovskij nessun altro (e scelta di bellezze femminili stesso mio gusto...) tema pazzia sanità mentale accostata a vicinanza a Dio e spirituale come in Nostalghia, pazzia generata da verità, identificata come tale in un mondo di presunto progresso Offret, sacrificio in svedese ha non per nulla la stessa radice di offerta e analoghi. Ho notato influenza bergmaniana vd. et. ambientazione Testamento, Tarkovskij muore lo stesso anno note: Ho ritrovato, dopo Nostalghia che avevo recepito, mi era arrivato meno, il Tarkovskij che ipnotizza e che tanto mi piace.
effetti speciali estetica scenografia spaventose, da capo d'opera impalcatura ideologica (vd. sotto) e soggetto un po' lontano dai miei gusti (è una fantascienza molto interessante, vd. universo, simbolismi, ma che mi piace molto meno rispetto alla solennità e "classicità" di un Dune), estetica forse troppo all'americana per me (vd. dominio effetti, grandeur visiva, action frenetico - in 3 secondi 18 cose succedono, tipico velocismo del cinema contemporaneo). Mi ha convinto poco il sottotesto politico: un progressismo un po' semplicistico a stelle e strisce? da un lato un patriarcato guerrafondaio che esercita imperialismo capitalistico sulle risorse, dall'altro un matriarcato pacifico libertario... ma d'altronde perché no? Le grandi narrazioni sono fatte di archetipi. colonna sonora melodica epica molto apprezzata maestose le ragazze (e i loro piedi, inquadrati non di rado) note: action talmente sovraccarico che verso la fine a me ha annoiato, alla Avatar, altro film che non mi entusiasma nel modo in cui dovrebbe, dopo due ore gli effetti "speciali" diventano ordinari. quello che mi resta di più, oltre al favoloso impatto visivo, è l'interesse per questo mondo costruito da un autore, per questa storia epica da approfondire e piena di inventiva
stile strano, videoludico, videoclipparo virtuosismi registici che mi son sembrati abbastanza goffi alcune scene fan proprio ridere apprezzo umorismo memorabili: "pippone malinconico" facciata su portone cinema i colloqui di lavoro surreali i piedi di lucia e dolores ma a parte questo il film in sé mi ha abbastanza deluso e non mi è piaciuto cult generazionale, comprensibile, il confronto finale tra i due non è così di poco conto dovevo vederlo da una vita, per me stesso mi salvo Libero De Rienzo e poco altro (piedi, grottesco e qualche scenetta comica) il parziale paragone con l'ultim bacio di muccino viene naturale note: in totale disaccordo con chi nei commenti accusa questo film o i personaggi di sessismo tipico da etero cis (hanno rotto il cazzo sti benpensanti falso-progressisti), critica riservata da alcuni letterbozzari dei miei coglioni anche a l'ultimo bacio. anche se più interessante per stile e "studio" considero personalmente migliori film "gemelli" come fortezza bastiani e tutti giù per terra. <a href="https://youtu.be/VBmb8hRN80I">Frusciante</a>
primo muto che vedo in cui la regia si muove. capolavoro formale di regia e montaggio per l'innovazione vista l'epoca. stupendo piani olandesi carrellate zoom trovate di ogni tipo primissimi piani regia molto dinamica
brevi pensieri sparsi sulla miniserie rai "Leopardi. Il poeta dell'infinito" : a me maltese qui non ha convinto proprio, mi è riuscito insopportabile non tanto per la qualità attoriale dell'interpretazione (probabilmente poco discutibile) quanto per l'impostazione della stessa, trovo rovinosa la scelta di rappresentare un Leopardi sempre malaticcio e vagamente omosessuale, fin troppo patetico se si voleva veramente uscire dall'immaginario stereotipato che ne abbiamo. cast a volte in parte altre volte meno. cgi abusata ed evidente. fotografia e regia interessanti. romanticizzazione triangolo amoroso alla fan fiction assolutamente deprecabile. ambientazioni, attori, costumi molto belli. nel complesso reputo questa miniserie con alti e bassi a metà tra la sufficienza e la mediocrità. note: ho fatto fatica a finirlo per mancanza di interesse verso l'ultima parte da romanzo rosa e per l'intepretazione di Leopardi di cui sopra. il <a href="https://youtu.be/JHkUMx-qr7o">punto di vista</a> di Yasmina Pani, studiosa del poeta
Fumettone-ravange movie-kungfu-noir- mezzosupereroistico bello bello, mi sta piacendo molto, e poi con punte comiche che con me stanno funzionando. una figata. scene d'azione strabelle. folclore e romanticismo cit. musicali de andre e se domani credo sia anche girato in parte come un fumetto (vd. manetti bros) revange movie operazione in qualche modo simile a Mimì principe delle tenebre sorta di spin-off spaghettoso del corto animato di kill bill tarantiniano (sicuramente citazioni disperse) e poi quanto cuore c'è dai giallini best villain ever, gran colpo di scena messaggio inclusive troppo prominente e insistito? in ogni caso non me lo rovina il film note: Una figata di film. Mi è piaciuto molto e per me la parte alla "Vacanze romane" di sordiana memoria non sfigura affatto, anzi.il personaggio di Giallini ha una sua dignità e un suo spessore come villain, il finale dice tutto. Ho amato il film. ci ho visto ogni tanto Qualche difetto di costruzione drammatica (scrittura). grande regia. mio futuro cult personale? "Voglie anche caligariane in un certo tipo di rapporto con la città" Frusciante è anche noir! grande originalità "voglia di raccontare" Frusciante Mei è stupenda. Film pieno di identità originalità voglia di raccontare. LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO
<a href="https://youtu.be/9reuSxhRtFA?si=oo2FqBkMIQL29HUP">Milano odia: la polizia non può sparare.</a><blockquote><i>Caro papà, questi qui vogliono 500 milioni se no mi s'incul...</i></blockquote>Poliziesco italiano a tinte noir ("nichilismo alla Don Siegel" Mereghetti), il più estremo, pazzoide, fulminato e violento che ho visto fin ora (pochi in realtà) e probabilmente che mai vedrò. Regia perfetta e naturale senza strafare, senza fronzoli. scenografie milanesi ben sfruttate: navigli tram laghi alle porte metro (telefonata) Memorabile e tragicomico lo psicopatico Giulio Sacchi, magistralmente interpretato da Thomas Milian e doppiato altrettanto bene dal grande Ferruccio Amendola. bellissime le donne del cast dialetto milanese Funzionale e gradevole la colonna sonora di Morricone (vd. <a href="https://youtu.be/2tTj1s_qPaA?si=shp7SmpKRmUDp4FP">tema dei titoli</a>, rielaborato in parte su Indagine, e splendida <a href="https://youtu.be/0Io_5vpBML4?si=45A9FGRngwQMc1HG">traccia jazz-noir</a>) La posizione politica rispetto ai fatti narrati, annosa quaestio dei polizieschi nostrani, sembra distaccata e disinteressata della moralità, pur evidenziando la sceneggiatura tratti di revanchismo di classe, come ricorda Mereghetti, che nota inoltre la qualità del film come manifesto di un'epoca, liberandosi dai pregiudizi verso il genere. note: L'ho apprezzato molto questo poliziesco-noir ad alto tasso di pazzia e di omicidi, con un Milian strepitoso. scheda di <a href="https://www.pollanetsquad.it/scheda.php?sez=film&cod=8">Pollanet Squad</a>
durante la ricognizione i fuochi illuminano i cadaveri soggettive del colonnello tra le trincee "vergogna di appartenere al genere umano" finale (brividi, arte mezzo catartico produce humanitas, riconoscere l'uomo in ogni uomo) strano caso vuole che abbia visto questo capolavoro immortale dopo un suo film gemello, Uomini contro di Rosi
Bel ripasso dell'Inferno di Dante, con i suoi grandissimi pregi visivi per l'epoca e con punte degnissime di nota quali l'episodio di Pier della Vigna e del Conte Ugolino. Omero, Orazio, Ovidio e Lucano salutano romanamente, già prima di Cabiria che vanterebbe l'invenzione del saluto
<blockquote><i>Basta con questa guerra di morti di fame contro morti di fame!</i></blockquote>Carne da macello data in pasto più che al nemico all'inettitudine alla meschinità e alla follia dei comandi dell'Esercito. la migliore regia di Rosi? particolare lente ottica che insegue i personaggi ottenendo effetto molto particolare grandiose scene di massa memorabili: Ottolenghi salva l'esploratore quanti coltelli? Santini decimazione (brividi) morte Ottolenghi soldati a riposo discutono il momento giusto auspicato da Ottolenghi arriva (Maggiore, lei è un pazzo!) colloquio con generale finale (esecuzione tenente) note: Volonté che inneggia al Socialismo
regia sopraffina e claustrofobica (primissimi piani, piani sequenza, soggetttive) clima respingente fotografia spettacolare musiche superbe capolavorone note: meraviglioso il doppiaggio italiano stupenda Jodie Foster Lauren Roselli
<blockquote><i>Minchia mister vidistivu chi fici Reddocili?</i></blockquote>a larghi tratti malcostruito, ma non privo di trovate simpatiche, ma è un film fatto con il cuore e con un senso (vera essenza calcio vs calcio business, quello di provincia delle strade delle banlieu, Reddocili Peppe ama il calcio) o forse no? come per Diabolik spesso sono scelte volute? Vd. stile azioni di gioco: holly e benji all'italiana. Come ribadisce Frusciante i Manetti hanno padronanza tecnica registica. (praticamente film Manetti paradigma approccio critico ahah) alcuni temi western alla morricone citazione fantozzi pugno vecchia eroe di gioiatauro belle wcelte musicali contemporanee e a tema col film dopo grandi perplessità iniziali (vd sopra) nell'ultima mezz'ora mi ha convinto di più, ma due ore a me non le regge
<blockquote><i>Nicola Calipari era una brava persona.</i></blockquote>Veramente ben fatto (però avevo aspettative forse un po' più alte). Ottimo cast, regia e sceneggiatura. Le sue sbavature ce le ha anche secondo me, in fase di scrittura e nella fotografia e uso musicale, ma parlare di stile rai in senso dispregiativo ha veramente stancato... È uno stereotipo del cinefilotto superbo under 25. Insomma mi è sembrato più che dignitoso, anzi. Se mettessi ancora i voti lo avrei incluso nei 3.5 ("visione positiva").
<blockquote><i>I sentimenti non espressi non si dimenticano.</i></blockquote>Apprezzato meno di altri Tarkovskij, ma resta un grandissimo film, seppur soggettivamente meno coinvolgente, prima o poi rivedrò. Simbolismi e temi ripresi in sua poetica (fuoco, acqua, uccelli, identità-specchio, memoria, infanzia, arte, Fede, -cane?, poesia) vd. recensioni selezionate.Mi ha stimolato meno di quanto un film di Tarkovskij poteva far attendere, mi è riuscito in generale meno Tarkovskijano.
pellicola che gode di grandissimo fascino (scenografia fantasia messa in scena, notevole scrittura dialoghi vd. plurilinguismo, latino in restituta; affascinante come operazione in sé) memorabili: Vernacchio napoletano terremoto in Suburra Eumolpo (galleria d'arte - I testamento, II testamento) matrona di efeso trimalcione suicidio della famiglia romana labirinto Minotauro finale sospeso, mutilo come opera originale (dettagli pitture) note: Bello bello. Il Satyricon d'altronde con la sua carica grottesca e allo stesso tempo decadente ed edonista ben si coniuga alla poetica felliniana.
<blockquote><i>A chi serviva? A tutti quelli che vogliono sopravvivere agli altr per riuscire a conservare il potere a quelli che cercano il sangue di un soldato o di uno studente disposti a lasciarsi ammazzare in pace e in guerra. Eccoli i sospetti.</i></blockquote><blockquote><i>Non è Mira, Mira era una ribelle, voleva sfuggire al suo destino, ha rifiutato ricchezza e sesso le esche da noi usate in tutto il mondo, le droghe che più di ogni altra addormentano il pensiero e la coscienza...</i></blockquote>Primo giallo-thriller politico che mi capita (fin ora l'avevo notata come prerogativa di alcuni western nostrani). Il film vive nella testa di un morto apparente, nelle sue reminiscenze (intero flashback). Atmosfera d'inquietudine e paranoia, sinistra allucinata, grazie alla regia ricercatissima di Aldo Lado (vd. carrellate, movimenti di macchina, panoramiche) e le musiche ossessive e atipicamente anti-melodiche di Ennio Morricone. LONTANO DAL MODELLO ARGENTIANO, è un thriller all'italiana a sé stante che sconfina nell'horror e spinge sull'elemento paranoico e cospirazionista più che sull'efferatezza - sto leggendo che sembrerebbe ispirato più all'horror polonskiano (non ho ancora visto nulla del regista per ora). Ambientazione stupenda tra Praga e Zagabria (nel film città est europea non specificata). Morandini: "suggeriti elementi di critica socio-politica" vd. denuncia et. vs metodi investigativi fascistoidi, polizia collusa con poteri. vd. setta esoterica, chiara metafora politica per lanciare messaggio anticonformista vs manipolazione masse da parte della classe dominante. memorabili: <a href="https://youtu.be/lQ4vvxIeNEI">Valzer - Ennio Morricone </a>incipit (bella Praga) palpata seno in biblioteca Gregory scopre cadavere Mira (tentativo di incastrarlo in accordo con polizia) finale spietato e riuscitissimo note: Mi ha veramente stupito, non mi aspettavo un film di questo livello, è un cinema di genere ambizioso. Qui è un po' valido il discorso che facevo su Sollima per La resa dei conti, un cinema popolare che sembra più autoriale nell'approccio (e non in senso per forza valoriale) rispetto a quello dei colleghi. Penso in realtà non solo a film come Lo strano vizio della Signora Wardh ma allo stesso Argento, che non aveva come punti di forza la sceneggiatura o il contenuto, quanto più la forza visiva e l'estasi della violenza (sia chiaro: Profondo Rosso rimane un capolavoro di genere alla pari con questo, oltre che cinema d'autore in un senso più estetico del termine).
Adorato tecnicamente (regia, sonoro, scelte musica, fotografia), non mi ha troppo convinto la storia. Realismo pseudo-documentaristico veramente d'impatto in grado di descrivere attraverso la pura immagine la crudeltà della guerra, forse privata di contesto e manifesti d'intenti proprio per sottolinearne l'insansatezza, con un metodo (metacinematograficamente) puramente fotografico. I silenzi lirici.
Se non altro è un Jurassic Park, a tinte trash sì, ma lo è: l'atmosfera dei primi in parte c'è (vd. finale vd. citazioni), a differenza della trilogia di <i>Jurassic World</i>. Rivedere i t-rex è sempre bello. I mostri mutanti schifomadòsauri no. Sottotrame relazionali-emozionali e familiari mi sono sembrate ridicole (scrittura risibile), ho apprezzato invece il vago messaggio anti-capitalista (cure e sanità per tutti vs colossi farmaceutici) e animalista (paleontologo buon personaggio). Scenografie (jungla) e cgi meritano. Forte della sua semplicità. memorabili: spinosauri "sono anfibi!" dolores pisciata TITANOSAURI INNAMORATI (veramente bello) momenti d'azione a volte mi sono sembrati fiacchi, tranne sul finale e con gli pterosauri (quezalcoatlus) note di visione: all'inizio mi stava quasi annoiando poi chiaramente dalla metà in avanti, quando si arriva nella jungla e i dinosauri acquisiscono tanto minutaggio mi ha dato in parte quello che cercavo. <a href="https://youtu.be/fz9BWm-IPFI">RECENSIONE ANTIINTELLETTUALE DI PALEONTOLOGI, PRENDONO IL FILM PER QUELLO CHE È</a> Ah, e poi c'è Scarlett...
memorabili: largo Arenula 2 (scena già vista in uno dei passaggi televisivi) giudice (Adolfo Celi) e doppio colpo di scena finale note: Non m'ha mai fatto sbellicare, ma è proprio un bel cult che è riuscito a strapparmi qualche sorriso e a mettermi buon umore. Alcuni la includono nella commedia all'italiana, a me sembra condividere poco con quel filone.
pensieri: Come in <i>Ladri di biciclette </i>si assiste alla perdita di dignità di fronte alla condizione sociale, con una potenza drammatica fuori dal comune. Gli sguardi sofferti di Umberto quando viene trattato come un reietto dagli ex colleghi e dai passanti. Gli occhi sognanti di Maria. note di visione: Nella seconda parte mi ha coinvolto poco (forse per colpa della disposizione del momento - visione spezzata involontariamente) e mi ha colpito in generale meno degli altri capolavori neorealisti che ho visto. memorabili: Umberto va a svendere i suoi libri Maria si sveglia nella notte (gattino, tentativo di aborto, piedini). Umberto non riesce a chiedere l'elenosina Inquadratura finale P.S. come spesso mi capita dopo settimane il ricordo del film matura, è veramente un capolavoro nonostante sul momento non mi abbia detto tanto quanto altri capolavori neorealisti.
<blockquote><i>Verso un regno dove il buongiorno è veramente un buongiorno!</i></blockquote>Il film più tenero e dolce che abbia mai visto. Lucciconi quando Totò regala il sole alla sua amata. L'anima sociale del realismo all'italiana incontra il cinema fantastico, l'esito è sorprendente e toccante. Riesce a fare anche una grande satira sul capitalismo.
<blockquote><i>Quando c'è l'amore c'è tutto. </i><i>No, chella è 'a salute.</i></blockquote>La stessa malinconia e crisi esistenziale, disagio relazionale degli altri nuovi comici. Tanta verbosità e gestualità. Molti spunti su macro temi: religiosità, sanità mentale, lotte interiori tra tradizione, convenzione sociale (la famiglia anche come trappola) e innovazione, modernità (con anche i suoi paradossi, il concetto di coppia aperta, la ragazza emancipata in un circolo letterario di matrice postsessantottina), lo stereotipo sul napoletano emigrante... Con la sua semplicità e naturalezza, i suoi tic e atteggiamenti nevrotici - che ne fanno una maschera comica mostruosa - Troisi mi ha messo tanta simpatia e tanto buon umore, facendomi riflettere e ritrovare. Colonna sonora di Pino Daniele. Un gioiello questi nuovi comici (vibes nutiane vd. es. continui incontri "subiti"), ma soprattutto questo film. Probabilmente uno dei migliori di questa ondata comica.
<blockquote><i>La musica è legata poco alla realtà. Anche se è legata, lo è senza ideologie, meccanicamente, come un suono vuoto, senza associazioni. Tuttavia, come per miracolo, la musica penetra l'animo umano.</i></blockquote><blockquote><i>Il destino è fatto così. Così è la vita, così siamo noi. E se nella nostra vita non ci fosse dolore non sarebbe meglio, sarebbe peggio: perché allora non ci sarebbe la felicità né la speranza... ecco. </i></blockquote>Piaciuto molto. Il primo atto mi ha incuriosito come pochi film. Sulla regia e la poeticità di Tarkovskij non ci sono più parole. Capolavoro. Un film-terapia. Un cinema che ipnotizza e paradossalmente non mi annoia mai, continua a suscitare interesse e farmi godere dei silenzi, delle immagini, della poesia. Un'esperienza mistica appagante a fine visione, come uscire da un tempio. introspezione grandi temi filosofici confronto tra prospettive diverse (razionalismo scientifico, spiritualismo e umanesimo) La speranza, la Fede come ancora dell'uomo. Come in Solaris la fantascienza, la relazione con ciò che alieno mette l'uomo di fronte a sé stesso. La riflessività del ritmo diventa davvero un'esperienza catartica, contemplativa, spirituale, d'altronde il film stesso, come il cinema di Tarkovskij è un inno alla spiritualità. ESPERIENZA MISTICA SCIAMANICA SACRALE.
memorabili: ritrovamento corpo guerriglia tra i promontori (EVIS) - adoro come sono girate tutte le azioni arrivo militari del Nord in paese, cordone madri panoramiche sui paesaggi Portella della Ginestra note: Ovviamente conoscendomi non poteva non piacermi, ma avrei voluto apprezzarlo di più (prospetto una seconda visione prima o poi). Dopo una prima parte per me più appagante dal punto di vista cinematografico e visivo, quando ha preso il sopravvento la ricostruzione documentaria (processo e flashback sui fatti) mi ha coinvolto meno di quanto il mio interesse per la materia (storia criminale, misteri e collusioni Stato-Mafia) avrebbe suggerito. Probabilmente mi aspettavo un attacco più diretto alla politica (come ho apprezzato in <i>Mani sulla città</i>), ma forse è proprio l'approccio di Rosi, freddo, duro e di pura inchiesta a non richiederlo. Condivide con <i>Lucky Luciano </i>oltre al metodo d'inchiesta tipico di Rosi l'intento anti-spettacolare, riferito sia agli accadimenti sia ai loro protagonisti, come testimoniano nel caso dell'opera del 1973 il carattere dimesso del boss italo-americano e qui l'assenza del bandito, sempre fuori campo o di spalle quando in vita. Una scelta veramente significativa, che da un lato ne restituisce il mistero (non solo quello attorno alla sua figura ma anche ai suoi rapporti poco trasparenti con i poteri istituzionali) dall'altro ne rifugge la mitizzazione. P.S. il ricordo del film sta maturando meglio di quanto sembrasse subito post visione
<blockquote><i>Il mondo si divide tra chi insegue e chi scappa.</i></blockquote><blockquote><i>Sei troppo furbo per fare il senatore.</i></blockquote>Terzo western all'italiana di natura politica che mi capita di vedere (ma meno "dichiarato" degli altri due: <i>Quien Sabe</i> e <i>Il grande silenzio</i>), in questo caso specificamente e fortemente anti-borghese. La linea comica legata a Cuchillo e la trama inizialmente non mi avevano fatto impazzire (sembra tutto quasi una lunga preparazione al finale e forse è stata pensato così anche a livello di ritmo), per cui solo nell'ultimo atto il film mi ha conquistato davvero (il colpo di scena e il maestoso segmento finale mi hanno fatto salire l'apprezzamento di molto). Elegantissima la regia e i piani sequenza di Sollima. Eccellente la scrittura - e dei personaggi (approfondimenti psicologici inediti per il genere) e dei dialoghi - e spunti di riflessione morale sorprendenti (vd. es. scena con francescani). Scenografie stupende (st. ultimo atto). Anche le belle donne non guastano mai, a maggior ragione se sapute filmare così (vd. cuchillo con Rosita). Attori in stato di grazia. Proprio il suo non "dare tutto subito" diventa uno dei suoi più grandi meriti. memorabili: titoli momenti "etnici" (mormoni, prediche, festa dei morti) fuga nella sterpaglia intero finale con duelli di chiara eredità leoniana, ma non per questo meno meravigliosi, in mezzo a quei paesaggi e con le musiche di Morricone... note: Probabilmente Sollima aveva un approccio più vicino a quello autoriale e impegnato rispetto ai suoi colleghi, motivo per cui fece meno film. Questo western ha grosse ambizioni è uno dei più vicini anche nell'ottica qualitativa (si noti anche la direzione degli attori) ai corrispettivi dell'amico Sergio Leone, che gli aveva consigliato di cimentarsi nel genere. Cuchillo divenne in quegli anni un idolo della sinistra radicale, per la sua portata rivoluzionaria. Nel finale ho veramente goduto come nei mejo firm de Leone.
<i>Riso Amaro, Giuseppe De Santis</i><blockquote><i>Il carcere l'ha inventato chi non c'è mai andato.</i></blockquote><blockquote><i>- Nel nord [America] invece è tutto elettrico! - Sì... anche la sedia è elettrica...</i></blockquote><i>Recensione de Il Mereghetti:</i><blockquote><i>Appena trentaduenne, De Santis firma il suo capolavoro: un appassionante e complesso melodramma a sfondo sociale, dove la pianura del vercellese diventa teatro di lotte politiche e duelli personali dal sapore western. Spettacolo e coscienza civile sono fusi con rara maestria in un racconto di ampio respiro che può stare alla pari con i grandi affreschi epici americani e dove «i miti e le mitologie della cultura popolare sono resi astratti e formalizzati dalla messinscena e sono mossi dai grandi temi dell'inconscio collettivo». Sorprendente ancora oggi l'incipit, che nel cinema italiano rimane un contributo indispensabile sul rapporto tra mass media e settima arte. Indimenticabile la Mangano (in particolare nel torrido boogie-woogie) che anticipa – con eleganza – la figura della maggiorata anni Cinquanta. Da antologia Gassman, bellissimo mascalzone punito a dovere in un finale granguignolesco.</i></blockquote>Pensieri sparsi personali: Mi è piaciuto veramente tanto. Capolavoro assoluto. Ritratto neorealista con intenti sociali e politici di denuncia, condito di spunti noiristici e romantico-erotici. Stupenda Silvana Mangano (piedi inclusi). Regia e montaggio di grandissimo pregio vd. st. scena boogie-woogie e campi lunghi sulle risaie. Notevole il commento musicale, a reinterpretare i canti delle mondine. Una visione della femminilità sorprendente per i tempi. memorabili: incipit giornalistico scontro a suon di canti Silvana-Francesca Silvana e Marco si appartano (con tanto di critica - molto coraggiosa fatta allora, da una neocolonia - vs la giustizia americana) lo stupro e la disperazione di Silvana, l'aborto di una mondariso (pelle d'oca con in sottofondo le rime delle mondine anziane) boogiewoogie tutto il finale (morte Walter, appeso ai ganci da carne come un maiale)
<blockquote><i>La guerra è una parentesi bestiale</i></blockquote>Tognazzi fascista ingenuo che trasmette compassione, se non addirittura simpatia. Road movie nell'Italia prossima alla "liberazione", in molti casi pronta a voltare la gabbana piuttosto che a voltare pagina, a ribellarsi sinceramente al Fascismo. Esilaranti certi momenti. Strappa bei sorrisi, come nell'episodio di Bonafé in casa dei contadini abruzzesi, tra tutti quello della famiglia Bardacci e il confronto con lo scemo del villaggio. Il segmento finale lo avevo già visto, forse l'anno scorso oppure qualche anno fa, nei tanti passaggi televisivi su la7. IL FINALE lo rende una Commedia all'italiana allo stato puro, magari inferiore ad altre (ma c'è da dire che finora ho visto i capolavori del filone). <a href="https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_kQw3f8cV6Bt5FUGvC8e_IbkebrjJWNPhE">PRIMA COLONNA SONORA DI ENNIO MORRICONE</a>.
<i><a href="https://youtu.be/2d3g7DytU10">La polizia incrimina, la legge assolve</a>. (titoli)</i><blockquote><i>La polizia è al servizio del cittadino, ma quale? Quello che conta, quello che comanda, quello che paga!</i></blockquote>Stupenda l'ambientazione a Genova tra gli anfratti del porto e i carrugi, imprenditori collusi protetti dai piani alti del governo, traffici di droga, vecchi boss e leggera. Truculento come da genere e regia ricercata (ralenti, inseguimenti etc, questo è un Castellari in ottima forma rispetto a <i>Quel maledetto treno blindato</i>, dove comunque si intravedeva dell'estro). Con tanto di componente emozionale (legame padre-figlia). Franco Nero tra alti e bassi (non tanto perché sopra le righe ma per come ci va). Perfette nel loro minimalismo le tracce dei fratelli De Angelis (<a href="https://youtu.be/L3YQYhJ9Ls4">Il Libanese</a>). memorabili: inseguimento iniziale investimento figlia omicidio arpioni porto motociclettata e evirazione al golf autobomba droga nelle arance le risposte colorite e fredde di Belli scontro tra il commissario anziano disincantato e quello giovane oltranzista Nella loro parziale elementarità questi polizieschi offrono grandi spunti tematici sull'attualità di allora e sulle dinamiche del potere, volendo lasciano anche spiragli di riflessione politica (chiaro non si tratta di Petri e nemmeno di Rosi, però tra questo e <i>La polizia ringrazia</i> ci si può scrivere un saggio...). VERI E PROPRI DOCUMENTI POLITICI E STORICI. il dossier di Scavino anticipa l'agenda rossa di Borsellino! profetico! Non mi è sembrato nient'affatto fascistoide come poliziesco all'italiana, ma qui come nota Mareghetti nasce l'archetipo del commissario di ferro, incazzoso e sprezzante del codice ("roba da polli") perché ha le "mani legate", che vedremo protagonista dei film successivi del filone. Presenti anche ammiccamenti alla condizione della polizia (sottopagati per farsi ammazzare). La scena con i portuali? La questione è sicuramente ambigua, ma di fatto l'assassino di Scavini è un falso compagno, volendo potremmo addirittura sostenere la tesi contraria in base a questo: quella scena rifletterebbe sulle possibili infiltrazioni e manipolazioni del movimento operaio da parte dei "poteri forti" economici (il sicario è stato pagato dall'industriale). In realtà politicamente il film mi sembra assumere una posizione neutrale, forse bisognerebbe lasciar perdere e non trovarci a tutti i costi un discorso politico, l'obiettivo era più che altro dare spettacolo con tanta azione. I temi in ogni caso ci sono: denuncia contro la collusione degli industriali, ammiccamento a polizia e parziale critica alle possibili manipolazioni dei movimenti operai (o agli stessi in quanto tali?). D'altronde Morandini riporta nella sua breve recensione: "con ambizioni di critica sociale". Resta il fatto però che Girolami dice di essersi ispirato all'omicidio Calabresi. Potrebbe quindi esserci un collegamento tra gli eventi reali (gli esecutori di Calabresi erano membri di Lotta Continua) e l'uccisione di Scavino da parte di un "compagno", l'ambiguità c'è, ma nell'economia del film la politica forse è meglio lasciarla in secondo piano, potrebbe trattarsi semplicemente di uno spunto tratto alla cronaca senza voler dare un senso politico al riferimento. note: e va bé che demo fà? BELLO BELLO. Questa mi sa che è proprio roba mia. Ah sì, il titolo c'entra poco o nulla.
La regia di Carpenter (soggettive, movimenti lenti, controcampi) e le SUE splendide e ossessive musiche costruiscono la tensione magistralmente. Le prime sequenze mi hanno trasmesso una sensazione di angoscia, ma già dopo la prima metà del film il meccanismo non aveva più lo stesso effetto su di me, a parte qualche jumpscare e il meraviglioso finale. Sarà per la mia modalità di fruizione (pc), che nell'horror conta molto, per la disposizione mentale del momento (l'ho visto un po' a forza, dalle 11 alle una, senza dare troppo peso alla visione - sbagliatissimo, mi sono autoimposto il limite di 3/4 film alla settimana per questo!), o perché forse questo non è proprio il mio genere di film horror (troppi ragazzini che scopano - Nightmare on Elm Street ehm ehm... ho tifato per il killer...). Avrei voluto apprezzarlo di più. In casi come questo sicuramente una seconda visione, prima o poi, gioverà. Ma ovviamente ad oggi rimane l'interesse per l'importanza storica che ha avuto. Un classicone di cui sapere più cose possibili e come minimo un grandissimo film. memorabili: - L'incipit (primo omicidio) veramente eccezionale - L'arrivo in casa (tomba sorella ricomposta, l'assassino appare dalla penombra) - Il finale tutto, con poi Myers che scompare e sopravvive per la terza volta
Capolavoro assoluto. Molto probabilmente uno dei più grandi film della storia del cinema italiano. Di una raffinatezza fuori dal normale (montaggio, regia, composizione, fotografia). Come spesso capita la parola è superflua. Dominique Sanda. Fotogrammi da piangere per la bellezza. <a href="https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_nFdSRySBQ8Qoo42wzjArgftfWAxODCRKg">Colonna sonora meravigliosa</a> di Georges Delerue.
<blockquote><i>Non c'è dubbio che lo scisma delle chiese ci ha separati dall’Europa e che non abbiamo partecipato a nessuno dei grandi eventi che l’hanno scossa, ma noi avevamo la nostra propria missione. È la Russia, sono i suoi spazi sconfinati ad aver assorbito l’invasione mongola. I tartari non hanno osato superare le nostre frontiere occidentali. Si sono ritirati nelle loro steppe e la civiltà cristiana è stata salvata. A questo scopo, abbiamo dovuto condurre un’esistenza assolutamente particolare che, pur lasciandoci cristiani, ci ha tuttavia resi profondamente estranei al mondo cristiano. Per quanto riguarda la nostra insignificanza dal punto di vista storico, non posso decisamente essere d’accordo con voi. E non trovate qualcosa di importante nell’attuale situazione della Russia, qualcosa che colpirà gli storici futuri? Anche se sono sinceramente devoto al nostro sovrano, non posso proprio entusiasmarmi vedendo quello che mi circonda; come letterato ne sono irritato, come uomo afflitto da pregiudizi ne sono offeso, ma vi giuro sul mio onore che per nulla al mondo vorrei cambiare patria, o avere un’altra storia, diversa da quella dei nostri padri, esattamente come Dio ce l’ha data.</i></blockquote>memoria, infanzia, sogno, identità regia meravigliosa uno di quei film da rivedere per comprendere meglio o semplicemente per rivivere le sensazioni sublime lirismo di Tarkovskij capolavoro Il <i>Morandini</i>:<blockquote><i>Film di un poeta che ha la forma e la struttura di un poema. Giunto ai quarant'anni, l'autore (1932-86) fa un bilancio della propria vita, rievocando due vicende familiari analoghe, complementari e consecutive: la propria infanzia con la madre e la sorellina dopo che il padre li aveva lasciati; sé stesso adulto, che si è separato dalla moglie e dal figlio. La medesima attrice (Terekhova) impersona la madre e la moglie Natalja, come è lo stesso il piccolo che fa Tarkovskij bambino e suo figlio Ignat. Il padre si vede poco e dell'autore adulto si sente soltanto la voce. Nella rievocazione s'intersecano passato e presente, realtà e fantasia (sogno), colore e bianconero, rimorsi privati e graffi pubblici. Astruso? No, difficile come lo è spesso la vera poesia. Il 4° film di Tarkovskij continua il discorso dei precedenti: l'infanzia, l'atrocità della Storia e della Politica, la sua contestazione in nome dell'uomo e dei suoi bisogni, il rapporto tra uomo e natura, la rivalutazione di una terrestre religiosità, il senso di colpa. Tra momenti di incanto panico e passaggi onirici si staccano episodi "in prosa", narrativamente più compatti. "Nel vetro appannato del suo alito spiritualista, la Russia è un lungo dialogo tra storia e memoria" (S. Reggiani). L'autore ribadisce la sua idea del cinema: l'arte di scolpire il tempo.</i></blockquote>
<blockquote><i>La ringraziamo molto, ma qui non abbiamo bisogno di lei.</i></blockquote>Con il suo umorismo fisico (in omaggio ai grandi maestri del passato) e la sua impronta surrealista molto particolare, Ratataplan risulta praticamente un film muto, composto solo di effetti sonori anche quando si tratta di parole. Il ritmo sembra volare perché non si sa mai cosa sta per succedere, ogni sviluppo è imprevedibile e concitato e c'è un'esagitazione dell'azione scenica che ricorda idealmente la "<i>fabula motoria</i>" del teatro antico. L'unica parte che mi ha un po' annoiato è quella dei teatranti in campagna (tra l'altro uno dei contadini è dell'Albero degli zoccoli). Mi ha fatto sorridere più di quanto mi potessi aspettare, viste le premesse (questo humor purtroppo suona abbastanza superato alla sensibilità contemporanea, ormai diretto ai soli bambini). Molto dolce e piacevole il finale romantico. Memorabili i titoli di testa "bozzettiani". Anche qui, nella gioventù a cavallo tra '70 e '80 traspare un certo smarrimento esistenziale e disagio relazionale, come in Nuti, Moretti e Verdone (tutti esponenti, insieme a Nichetti, dei "nuovi comici"). La commedia riesce infatti a fotografare un'epoca, spesso anche meglio di altri generi e spesso e volentieri senza neanche rendersene conto. I primi due episodi anticipano nella lettura (o insomma, intravedono con anticipo) l'aziendalismo - leggasi capitalismo - spietato e tossico degli anni '80 (si parla in inglese), che vedrà grande protagonista non a caso la futura "Milano da bere" dell'ingegner Colombo.
<blockquote><i>Ma lo volete capire che siete voi che gli date la forza di fare quello che vogliono? Ma che hanno fatto per voi? (panoramica sui volti degli sfrattati)</i></blockquote><blockquote><i>I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce.</i></blockquote><blockquote><i>La facciamo noi l'opinione pubblica.</i></blockquote>Denunciare la speculazione edilizia del Dopoguerra con un film politico realizzato proprio in quegli anni vuol dire arrivare prima, in diretta, mettere luce su un fenomeno per molti anni insabbiato (il rapporto criminoso tra potere economico e politico) e che sarebbe meglio emerso solo in futuro (lo scandalo di Mani Pulite). Vuol dire immortalare, intervenire e fare cronaca in tempo reale. Non fu questa l'unica volta in cui Rosi riuscì in tale impresa, peraltro a suo rischio e pericolo. Nottola è un proto-Berlusconi napoletano Il gioco di alleanze riflette la politica italiana di allora, dove Balsamo potrebbe benissimo essere un esponente opposizioni e correnti interne alla Democrazia Cristiana, partito di governo e cui è rivolto, più o meno tra le righe, l'attacco principale. Memorabili le riprese dall'alto, quasi a rappresentare le morbose <i>Mani</i> dell'edilizia che si stendono <i>sulla città,</i> i comizi di Nenni e gli striscioni elettorali con Moro e Togliatti. L'ultimo discorso di De Vita (interpretato da un vero politico del PCI) mi ha fatto venire la pelle d'oca, quasi il magone. Grandissimi Salvo Randone e Rod Steiger.
fiaba fantasy gotica e farsesca medioevo posticcio parodizzato (norme cavalleria, bigottismo...) atmosfere baviane ed effettoni artigiani apoteosi dell'ingegneria visiva raimiana stop motion vintage goduriosa memorabile l'esercito di scheletri, il doppio Ash e le sue copie in miniatura De Laurentis concede libero sfogo alla fantasia e all'estro di Sam Raimi la mia sensazione è che qui a differenza del secondo capitolo sia tornato equilibrio tra forma e idee. nonostante l'umorismo, cartoonesco e bambino quanto mai prima, non mi abbia fatto effetto spesso (ma mi ha strappato volentieri più di un sorriso), il film non mi è affatto dispiaciuto per i motivi sopra e credo sia allo stesso livello del primo
Non mi ha annoiato affatto, vuoi per l'interesse che nutrivo per i fatti narrati, ispirati ai Malavoglia, libro che mi era piaciuto molto, e per la scelta del dialetto (non per nulla ho comprato la sceneggiatura, era un dialetto piuttosto stretto quindi ho fatto in modo di trovare dei sottotitoli in italiano) una contemplazione simile a quella tarkovskijana, un realismo poetico che sinceramente nel Gattopardo non avevo ravvisato, opera che invece mi ha purtroppo annoiato in alcuni punti, l'amarezza e la rabbia che suscita il finale, quando Ntoni e i fratelli vanno a riproporsi dai grossisti e vengono derisi e calpestati è veramente qualcosa di unico. Capolavoro assoluto. Per ora i 3 capolavori "soggettivi" del neorealismo sono Roma città aperta, Ladri di biciclette e La terra trema. vd. recensione di Rondolino
<blockquote><i>Ma di quali ricchi parla lei?! Di quelli che dicono "paghiamo meglio i terroni"? "Diamo loro case più abitabili"? Ma ne conosce qualcuno?!</i></blockquote>Un gioiellino di colonna sonora, un intreccio avvincente, un messaggio politico ammirevole e tanta violenza. IL film di genere. Bellissima l'atmosfera milanese. Di Leo : noir = Fulci : horror Ugo Piazza > John Wick note: L'attore protagonista è il grande Gastone Moschin, noto anche per aver interpretato Don Fanucci nel Padrino parte II e l'architetto Rambaldo Melandri in Amici Miei.
<i>L'etrusco uccide ancora</i>. Sarà il gusto archeologico della vicenda, saranno le musiche di riz ortolani (il motivo principale mi ha ricordato in una scena quello di CH) sarà la regia pulitissima e la raffinatezza visiva, la componente erotica che stuzzica l'occhio e il romanticismo. Ma questo thriller all'italiana è ad oggi uno dei più belli che ho visto. Chiara la matrice argentiana anche estetica, ma qui, dove il primo eccedeva un po' troppo per i miei gusti nelle soluzioni comiche e in altre digressioni poco coinvolgenti, il film mi ha intrigato e deliziato visivamente dall'inizio alla fine. Per non parlare dell'ambientazione tra campanili e tombe etrusche e l'inserto musicale del requiem di Verdi. note: Si noti il parallelo del trauma infantile col successivo <i>Profondo rosso</i> e l'uso del registratore.
Questo film racchiude, espande e dà corpo a riflessioni che in questi anni, nella mia giovane età, mi è capitato di fare spesso autonomamente. Ingenue? Probabile. Io non lo escludo. Suppongo non lo escludesse neanche quel grandissimo compagno, intellettuale e regista-sociologo, che è stato Elio Petri. Credo lo si possa ammirare proprio dall'amarissimo finale. E pensare che questo sarebbe uno dei peggiori del cineasta romano... Non vedo l'ora di andare avanti a scoprire la sua filmografia. Non è Petri che ricorre al grottesco è la realtà umana che lo è. Il più filosofico di Petri (vd. macellaio emblema indole animalesca uomo , sporcarsi le mani come capitale)
Odissea noir lungo il Sud della Grande depressione, che tra <a href="https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_keHBxrrIcOESRgEyYSooQyzkqqvW6w4MM">musiche folk</a> (compilation stupenda), campagne elettorali e associazioni segrete di cui non verrà fatto il nome, riflette sui vizi storici di una certa America con il solito sguardo sarcastico. Ennesima perla dei fratelli Coen che alla fine, piano piano, ha conquistato anche me. Da rivedere assolutamente in lingua originale perché di sicuro nell'adattamento linguistico ci si perde più di qualcosa. Molto vaghi ma buffi i riferimenti a Omero. Un George Clooney inaspettato.
memorabili: <a href="https://youtu.be/FDJswU810Cw?si=qKMt_KHi-T78uF0K">incipit</a> (pelle d'oca) arrivo donna benedizioni con granate finale incursioni musica combattenti messicani gioiellino
memorabili: che cazzo urli? scena bagno manifesto donnina pupp'a pera c'è una solitudine poetica e un disagio esistenziale-relazionale che si respira negli altri cosiddetti "nuovi comici" del periodo che mi è capitato di vedere, come Moretti e anche Verdone. Oltre che un'atmosfera surreale, trasognata e malinconica che mai mi sarei aspettato, visti gli sviluppi comici degli anni '80 (cinepanettoni ehm ehm).
<blockquote><i>Il potere logora chi non ce l'ha.</i></blockquote>Giulio Andreotti (e pure Franco Citti/Calò) Non me lo ricordavo così bello. Anzi, non me lo ricordavo proprio. Il finale sulle note di Cavalleria Rusticana. <a href="https://youtu.be/mwMOvx8kvSc">Brucia la terra</a>. L'accenno alla P2 e al caso Calvi. L'effettiva morte di Giovanni Paolo I. La bellezza di Sofia Coppola. Le allusioni lo rendono di fatto un film politico. Non è un capolavoro? Non regge il confronto con i primi due? Importa 'na sega.
<blockquote><i>Ma l'onore, signori miei, l'onore, che cos'è l'onore? Terremo ancora per valida la definizione che di esso dà il Tommaseo, nel suo monumentale dizionario della lingua italiana, quando lo definisce come "il complesso degli attributi morali e civici che rendono un uomo rispettabile e rispettato nell'ambito della società in cui vive", o lo butteremo noi tra il ciarpame delle cose vecchie, inutili, sorpassate?</i></blockquote>memorabili: leppitis magna leopoldo Trieste il tic di Marcello note: l'avvocato verrà parodiato da Gassmann ne I mostri
<blockquote>Hanno fatto un capolavoro.</blockquote>A ciascuno il suo. Leopoldo Trieste - Gianmaria Volonté Splendida Irene Papas La regia di Petri, che si muove con lo stesso sospetto del protagonista, va a nozze con le musiche di Bacalov. Il migliore dei suoi (visti fin ora) registicamente parlando.
<i>Quel maledetto treno blindato</i>. Un war movie cazzone e sgangherato, ispirazione di Tarantino per il suo <i>Bastardi senza gloria</i>. Purtroppo mi ha un po' deluso. Mi aspettavo un cinema più vicino a quello di Fulci che a quello di Mattei. Sarà anche che non è il mio genere. Sicuramente tra i punti di forza c'è il soggetto, lo sparatutto e gli effetti speciali, gli stunt si saranno divertiti. "Quasi geniale per la faccia di bronzo con cui i 5 sceneggiatori e il regista (E. Girolami alias Castellari) tirano la corda dell'improbabile" (Morandini). note: confronto con Bastardi senza gloria Il costume del tenente è lo stesso di Aldo Rain, c'è un interprete tedesco come nella scena famosa di Fassbender e poi Soshanna è sicuramente ispirata all'infermiera Nicole. Come in altri casi mi stimola molto lo "studio", le curiosità e sapere le qualità che vi trova chi ce le trova. memorabili: la matita la cicca sulla moto l'oasi di figa i titoli "AMERICANI!"
<i>La grande guerra</i>. <blockquote><i>- Io... </i><i>- Anch'io.</i></blockquote> Avevo i lucciconi in alcune scene di massa (meravigliose le scene di battaglia, i campi lunghi) demitizzazione della vittoria mutilata commistione di dolce e amaro tipica della commedia all'italiana Le musiche di nino rota sono bellissime variazioni dei canti alpini. memorabile Gassmann milanese
<blockquote><i>Del resto Agnelli non mangia due volte al giorno come me, come lei?</i></blockquote> <blockquote><i>Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano sono italiani o no, secondo lei?</i></blockquote> Rosi rende al popolo italiano un SERVIZIO CIVILE. De Mauro e Mattei sono due eroi da ricordare. Per ora il mio preferito del regista. Cinema di pedagogia nazionale, da far vedere nelle scuole. Musiche thriller e techno di Piero Piccioni. Gianmaria Volonté.
La casa, Raimi il finale me l'ha reso un "capolavoro", con quella musica... l'autoironia effetti speciali artigianali goduriosi e trovate registiche di alto livello
L'infanzia di Ivan Capolavoro. poesia visiva. lirismo quadri stupendi (vd. finale). L'abbraccio.
Gangster storico ambientato nei bassifondi newyorkesi di fine '800, dai connotati mitologico-fantastici, "espressionistico" e teatrale (personaggi-archetipi classici, da tragedia "shakespeariana"). Lo stile mi è sembrato zoppicante e deludente sul piano drammatico: deve avermi stranito più di tutto l'estetica anti-realistica perché mi aspettavo un taglio totalmente diverso, infatti mi son chiesto fin dall'inizio se stessi guardando un film di Scorsese (un po' la stessa sensazione del "secondo" Coppola). Al netto di tutto credo però che riesca a evidenziare, grazie a un impianto sociologico di tutto rispetto (si veda per esempio il <i>divide et impera</i> applicato dalla classe dirigente), come la nazione americana sia figlia della violenza tra diversi agenti etnici, politici e religiosi, un "peccato originale" reiteratosi più volte nel corso della sua storia. Memorabile in questo senso il finale. New York ricostruita a Cinecittà.
<i>I soliti ignoti</i> Nonostante non mi abbia colpito in modo particolare (molto meno di film come il Sorpasso, Una vita difficile, C'eravamo tanto amati) diciamo che non mi ha tenuto incollato..., forse avevo aspettative troppo diverse o non ero nelle condizioni di vedere questo tipo di film in qul momento) ho notato la grandezza della scrittura dei dialoghi e dei personaggi, semplicemente esilarante, e poi quel fondo dolceamaro che caratterizzerà l'opera di Monicelli e la commedia all'italiana negli anni a venire. La pasta e ceci è la vetta del film.
Carlito's way di Brian De Palma Sean Penn in questo film gran personaggio. Come mi è capitato altre volte nell'ultimo periodo sono stato talmente preso dal film che non ho notato troppo i dettagli formali registici, un po' per ignoranza un po' perché evidentemente la regia di De Palma è talmente perfetta e coinvolgente, in grado di architettare la tensione che non si ha neanche il tempo di ragionarci una regia sopraffina nella sua disinvoltura, perfezione, naturalezza, immersione memorabili: scena del biliardo fuga in stazione Grandissimo film.
<a href="https://youtu.be/_ru98IRnm6U">La polizia ringrazia</a>. Ritenuto l'iniziatore del fortunato (sotto?)genere nostrano, questo poliziesco all'italiana di Stefano Vanzina, in arte Steno, regista specializzato fino ad allora in commedie, trova nella relazione tra il commissario genuinamente vocato alla giustizia, che incarna il volto sano delle istituzioni, e la giornalista di sinistra (addirittura in uno dei primi scambi cita la recente morte dell'anarchico Pinelli) un'efficace sintesi politica, di "pacificazione" tra le due anime del Paese e di condanna contro le svolte autoritarie che proprio in quegli anni si auspicavano in alcuni ambienti (il golpe Borghese è del 1970 e ancora prima, nel 1964, c'era stato il piano Solo), senza risultare perciò imputabile di visioni reazionarie come i suoi successori. Col senno di poi riflette in maniera notevole il quadro storico dell'epoca, quello della strategia della tensione, condotta da Gladio e dalla P2 in seno agli apparati dello Stato e spesso con il loro tacito assenso. Perfette le musiche di Stelvio Cipriani, che insieme a un montaggio piuttosto serrato riescono al meglio nella costruzione della tensione. Ottimi Mario Adorf ed Enrico Maria Salerno. note: M'è garbato proprio. Uno dei giustizieri dell'anonima anti-crimine ricorda proprio (e forse non a caso) Junio Valerio Borghese, Astolfi è in pratica una prefigurazione di Licio Gelli e il nostro commissario fa profeticamente la fine che molti anni dopo avrebbero fatto Giovanni Falcone e Paolo Borsellino... Storpiato nel <i>Secondo tragico Fantozzi </i>("La polizia s'incazza"). P.S. 31/7/25 È un film che è cresciuto nel tempo (apprezzamento). Veramente memorabile e clamorosa la traccia dei titoli di Stelvio Cipriani.
14/4/2025 Tetsuo Ho visto Tetsuo, l'impatto non è stato quello che avrei voluto, mi ha affascinato ma non ho capito la trama per miei limiti di comprendonio... Ma comunque un po' come valse per l'aldilà qualche mese fa, ho intravisto dei germogli, credo che vorrò saperne di più, potrei iniziare un percorso di scoperta e di approfondimento e di educazione a questo tipo di cinema di Tsukamoto, molto particolare. Insomma, mi ha comunque stimolato interesse, ne voglio sapere assolutamente di più. Forse è il mio genere ma non ho ancora gli strumenti per apprezzarlo. 15/4/2025 Tetsuo L'ho rivisto, ne apprezzo il valore e mi interessa "studiarlo" e leggerne, ma visceralmente non mi ha conquistato neanche questa volta.
<a href="https://youtu.be/fgUWJ_97t4w">Intervista a Claudio Caligari</a> <a href="https://youtu.be/vtb8xR9wRr0?si=cPi2Pdh1qxye_nEN">scene migliori e commento di Marco Ferreri</a>
<blockquote><i>A n'è semplice. Se sa così poco di quel che succede 'ntel mondo e chel poco a n'el capisco, non c'ho la testa per arivacce. Ce sa 'rtrova darenta le cose senza sapé da ch' part arivano, com' t'enn capitat adoss. E a chel punto ce s'adatta, se va avanti com' sa pò. Ma è fatiga, è fatiga.</i></blockquote><blockquote><i>Babbo babbo, la conoscevate la storia di Icaro? È bella n'bel po'!</i></blockquote>Bello un bel po', come dicono da quelle parti. E poi questo incrocio (il "marchigiano" di Pergola) tra gallo-italico e mediano (suona molto umbro) è spettacolare. I primi minuti non sono riuscito ad assimilare benissimo l'animazione (molto particolare e affascinante, rotoscopio e tavole disegnate a mano), ma poi ci ho fatto l'abitudine e l'ho trovata piacevole e molto poetica. I temi trattati mi stanno molto a cuore e una scena mi ha fatto venire i brividi (grazie alla commistione di immagini e sottofondo musicale, come spesso mi capita). Tanto basti per descrivere quanto posso aver apprezzato un film di questo genere, cioè sulla memoria familiare e sulla coscienza storica, politica, culturale - e quindi anche linguistica - di un paese come il nostro, che fino agli anni '50 era soprattutto un paese di contadini, pre-industriale. Lo dovevo vedere da settembre, quando è uscito al cinema. P.S. Se mi citi la lettera di Sante Caserio alla madre e poi mi metti la sua <a href="https://youtu.be/ckXnA7BAfZ4">ballata</a> nei titoli di coda per me puoi fare un po' come ti pare.
(revisione) <blockquote><i>Ma, caro Fantozzi, è solo questione d'intendersi, di terminologia. Lei dice "padroni" e io "datori di lavoro", lei dice "sfruttatori" e io dico "benestanti", lei dice "morti di fame" e io "classe meno abbiente". Ma per il resto, la penso esattamente come lei. </i></blockquote>
Thriller all'italiana "<i>erotico-coniugale</i>" (Mereghetti) e perverso, il primo di Sergio Martino, divenuto un film di culto specialmente all'estero. La messa in scena gode a tutti gli effetti di una certa maestria, dove le sequenze più cruente e di "poesia della morte" devono molto al neonato giallo argentiano (<i>L'uccello dalle piume di cristallo</i>). Il finale è cinico e ricco di colpi di scena. Incantevole il <a href="https://youtu.be/BQjWFocWqas">motivo</a> musicale di Nora Orlandi, che verrà <a href="https://youtu.be/uRirCef8LbY">riutilizzato</a>, tra l'altro con molta pertinenza, da Tarantino in <i>Kill Bill </i>(ecco spiegato lo status di cui sopra). Pittoresca l'ambientazione viennese. note: Per essere un film italiano degli anni '70 mi ha entusiasmato ma comunque meno del previsto. Devono aver contribuito, oltre al finale e al soggetto lontani dal mio gusto personale, alcune interpretazioni poco felici (persino rispetto agli standard del genere) e il confronto inconscio ma inevitabile con i gialli coevi di Fulci e Argento. In particolare Edwige Fenech, tette a parte, mi ha convinto poco. Rassimov invece ha una faccia perfetta da maniaco sessuale. Morandini lo definisce "<i>sciocco e morbosetto</i>". Non credo abbia torto del tutto, soprattutto per quanto riguarda l'elemento di sexploitation, forse abusato, però la vedrei più come una caratteristica di questo sottofilone erotico del giallo-thriller. La storia mantiene un'innegabile attrattiva e giudicarne più del dovuto la verosimiglianza risulterebbe di una pedanteria veramente gratuita, a maggior ragione se consideriamo il contesto produttivo-artistico. Un cinema non solo di genere, quindi popolare e commerciale, ma anche contraddistinto a suo modo da tratti autoriali, provocatorio contro tabù e convenzioni sociali, del resto nel '71 eravamo in piena contestazione. memorabili: amplesso sotto la pioggia incubo sadomaso (bottiglia) omicidio nella doccia (richiamo a <i>Psycho</i>) omicidio al parco (imitato da Argento in <i>Quattro mosche</i>) ghiaccio
Magistrale satira sul potere e sulle sue manifestazioni storiche: teocrazia, aristocrazia, imperialismo, "fascismo", consumismo. Profetico il finale. "<i>2° film del veronese A. Tretti (1924), la testa più matta tra gli irregolari del cinema italiano, che s'è autofinanziato e l'ha realizzato artigianalmente all'insegna di una disinvolta imperizia tecnica e di un'astuta ingenuità con l'intelligenza bertoldesca di uno Jarry padano.</i>" (<i>il Morandini</i>) "<i>un singolare saggio politico fortemente polemico contro ogni forma di potere costituito, condotto con provocatoria povertà di mezzi e visione ingenua e schematica; cinema apertamente di contestazione, fatalmente datato ma non privo di certa suggestione</i>". (<i>il Mereghetti</i>) memorabili: il mascherone del dux, burattino usa e getta del potere Moblon
Assurda "commedia all'italiana" fantascientifica. Tratta dal racconto <i>La settima vittima </i>di Robert Sheckley - una specie di <i>Hunger Games</i> ante litteram - sfugge in realtà ad ogni tentativo di classificazione, fondendo al suo interno anche il <i>thrilling</i>, l'azione, il cinema politico...<blockquote><i>"La decima vittima sarà una satira del mondo attuale, una trasposizione allegorica di aspirazioni ed inquietudini dell'oggi dove verranno fustigati certi costumi, la ferocia dei rapporti individuali e collettivi, l'arrivismo sociale</i><i> dei tempi moderni." </i>(Elio Petri, 1964)</blockquote><a href="https://youtu.be/jdT-lnDYhBk?si=BaPSi-XIGqkKIoXS">Colonna sonora</a> di Piero Piccioni. Voce di Mina. note: Per quanto mi riguarda il film finisce al minuto 84.<blockquote><i>"Sapesse come sudai per convincere il produttore e quanto penai per dovermi adattare a quell'orribile finale pagliaccesco, ma non ce la facevo più a lottare contro tutti."</i></blockquote>Mi ha ricordato molto <i>Diabolik </i>di Bava, soprattutto l'estetica pop (gli splendidi costumi e scenografie) ma non solo (d'altronde sono usciti nello stesso periodo). Quel particolare tipo di grottesco "allucinato", molto personale, si ritrova nelle altre opere di Petri, almeno di quelle che ho visto fin ora. memorabili (sarebbero molti di più): Mastroianni biondo platino con gli occhialetti "<i>L'Associazione Nazionale Omosessuali ha finalmente tolto il veto a La grande caccia</i>" studiosi discutono di pittura (a schiaffi) fumetti = classici Lungotevere Fellini "<i>No fratelli, non date peso a questi neorealisti volgari</i>" (Marcello, tramontista) "<i>In Italia siamo per la famiglia patriarcale, li teniamo nascosti, spesso li trucchiamo anche da giovani</i>" (centro raccolta vecchi) "<i>Eh, niente da fare, gli americani sono sempre più avanti di noi</i>"
Western all'italiana spietato e politico (molto dichiarato, cosa che a molti sembrerà un difetto). Klaus Kinski. <a href="https://youtu.be/rh5bbrIEkOY">Ennio Morricone</a>. Dolomiti innevate. Non so. Cosa volere di più dalla vita? Bufere di neve, diligenze e sceriffi impacciati dall'animo buono: Tarantino ne sa qualcosa (<i>The hateful 8</i>). Per il resto rimando come sempre (il me stesso del futuro) ai commenti qui sotto. P.S. Secondo film che ho amato in cui Trintignant fa una fine tragica. Tra l'altro in entrambi i casi giunto a metà ho pensato la stessa cosa: "se finisce male è un capolavoro".
Crudelissimo dramma in costume che narra la vicenda di Beatrice Cenci, nobildonna romana giustiziata per parricidio nel 1599. Non conoscendo il fatto storico ho potuto godere ancora di più dell'intreccio e del gioco di flashback costruito dagli sceneggiatori (Fulci e Gianviti). E poi che regia, che fotografia, che interpretazioni... La goccia di sudore sul ventre di Beatrice. Il chiodo nell'occhio di Francesco. Gli occhi si confermano ancora una volta un'ossessione del nostro (non solo negli espedienti gore ma anche nelle inquadrature), che troverà massima espressione ne <i>L'Aldilà</i>. Degni di nota anche i momenti musicali (il produttore pare volesse fare una sorta di musicarello rinascimentale) e in generale i temi simil-morriconiani della <a href="https://youtu.be/HlnrBVetHmM">colonna sonora</a>. Il film, non privo di spunti ideologici e possibili letture politiche, permette poi di speculare su tòpoi e tematiche ricorrenti del regista: l'astio verso i giudici ricomparirà per esempio in <i>Una lucertola con la pelle di donna</i>, così come negli horror tornerà questa stessa violenza pervasiva e cieca - l'occhio per l'appunto, come simbolo di ragione - a determinare l'agire dei personaggi (in particolare <i>Paura </i>e <i>Non si sevizia un paperino</i>, dove la violenza è figlia della cultura della colpa, esattamente come qui - povero Bob, povera maciara...). L'anticlericalismo di Fulci (presente anche questo in <i>Non si sevizia un paperino</i>) deve aver trovato terreno fertile nella temperie culturale postsessantottina (il film è del '69). Ad oggi lo annovererei personalmente tra i suoi capolavori, diciamo che se la gioca con <i>Non si sevizia un paperino,</i> <i>Zombi 2 </i>e <i>Sette note in nero</i>. Considerato da alcuni il suo film migliore, era in ogni caso quello con ambizioni più autoriali in senso stretto e quello di cui andava più fiero, non a torto direi...
<blockquote><i>Joe, Joe! Si tu duorme io m'arrubbo 'e scarpe!</i></blockquote>Ritratto storico della Liberazione, sei episodi in cui il dramma della guerra traspare dalla verità della gente che l'ha vissuta. Testimonianza di grandissima importanza culturale, anche perché realizzata praticamente a ridosso degli eventi, come <i>Roma città aperta</i>. Mi ha colpito in particolare la pluralità linguistica, che in Italia dopo il neorealismo si è andata a perdere sempre di più fino alla quasi totale scomparsa negli anni '90 e 2000. Negli ultimi anni sta tornando (sempre più le produzioni in cui appaiono nei titoli di coda i "<i>dialect coach</i>") , ma spesso privata di quella autenticità, un po' per via degli interpreti "forestieri" un po' perché i dialetti si parlano sempre meno. Gli ultimi tre episodi mi hanno lasciato meno dei primi tre. Il mio preferito è quello ambientato a Napoli (che riecheggia e viene citato in <i>Napoli-New York </i>di Salvatores). Tra le comparse romane un certo Federico Fellini, co-sceneggiatore.
<blockquote><i>Antò io ti devo dire quello che penso: penso che il calcio è un gioco e tu sei un uomo fondamentalmente triste.</i></blockquote>
<blockquote><i>Io... io... è il grande amore della mia vita, e voglio in questa sede ricordare i grandi maestri Murnau e Robert Wiene, di cui tutti noi non possiamo fare a meno dell'irrinunciabile capolavoro Das Cabinet der Doktor Caligarissssss</i><i>!</i> (<i>Il secondo tragico Fantozzi</i>)</blockquote>"<i>Ritenuto, fin dalle prime proiezioni, il manifesto dell'espressionismo cinematografico, Il gabinetto del dottor Caligari nasce nel pieno della crisi morale, ideologica, sociale e politica attraversata da una Germania sconfitta e umiliata dall'esito della Prima guerra mondiale. Prima grande interrogazione cinematografica sulla verità del visibile e sulla sua ambiguità, indusse più tardi i sociologi a considerarlo anche un sintomo di quella instabilità psicologica che dagli anni Venti avrebbe prodotto la resa del popolo tedesco alle seduzioni dell'autoritarismo (il celebre saggio del filosofo tedesco Siegfried Kracauer si intitola, appunto, From Caligari to Hitler). Quello concepito dagli sceneggiatori Mayer e Janowitz è quindi un dramma in sei atti sulla follia, sulla distinzione fra allucinazione e realtà, sull'ambiguità del sogno, sul doppio. La misteriosa storia di accuse reciproche tra i personaggi, già di per sé delirante, si materializza nelle scenografie allucinate, dalla stilizzazione antinaturalistica, realizzate da Warm, Reimann e Röhrig. I tre artisti, redattori della rivista d'arte espressionista "Der Sturm", manifestarono ai massimi livelli la dimensione plastica e artificiosa dell'immagine realizzando quinte aggressivamente dipinte, dalla geometria scomposta e dagli improvvisi e innovativi tracciati diagonali o distorti, dagli spigoli appuntiti e "taglienti", con ombre minacciose che riproducono sui muri delitti e aggressioni, strade a zig zag che diventano vicoli ciechi, prospettive deformate, chiazze di bianco baluginante immerse nel buio della scena, come quelle create per esempio dalle lenzuola nei letti dei personaggi assaliti nel sonno da Cesare. Obiettivo della pittura espressionista, infatti, era reagire al realismo e insorgere contro le certezze e il materialismo della borghesia liberale della Repubblica di Weimar da poco costituitasi, tentando di esprimere, attraverso distorsioni estreme, le emozioni profonde nascoste sotto la superficie della realtà. Persino l'andirivieni delle persone fra i baracconi della fiera tende a sottolineare le scenografie sghembe, come se, percorrendo le strade e sfiorando i muri, gli attori le ridisegnassero. Con il suo stile figurativo e le ricostruzioni in studio fortemente stilizzate, il film rappresenta quindi il primo punto di contatto tra la corrente artistica espressionista e l'arte cinematografica, presentando al contempo numerosi aspetti vicini all'immaginario dei cubisti e dei surrealisti che molto amarono quest'opera.</i> <i>Oltre agli oggetti e ai fondali dalle forme distorte ed esagerate, anche la recitazione, molto teatrale, pare appiattirsi sugli sfondi, quasi che gli attori, con il volto pesantemente truccato – in particolare il sonnambulo Cesare che ha gli occhi cerchiati di nero –, fossero anch'essi figure dipinte o danzatori di uno stralunato balletto, come appare Cesare stesso nella fuga con la ragazza in braccio e nel momento in cui solleva le braccia scheletriche riproducendo così con il corpo le linee spezzate dei rami neri e rinsecchiti della scenografia. Inoltre, il forte contrasto tra bianco e nero – anche se in origine il film era virato in verde, bruno e blu –, rimarcando l'assenza di profondità, caratterizza ancor più i movimenti e la gestualità dei personaggi, vere e proprie marionette nelle mani di uno psichiatra assassino.</i> <i>La riproduzione di scene concepite e realizzate entro uno spazio prettamente bidimensionale, la teatralizzazione dello spettacolo cinematografico, dunque, sembrano essere la cifra stilistica di Wiene, regista esordiente che aveva sostituito dietro la macchina da presa Fritz Lang impegnato su un altro set. Il ritmo lento impresso al film permette al regista di far esplorare i diversi elementi dell'inquadra
La veste formale, a metà tra classicismo e modernismo novecentesco, mi ha sùbito stupito a partire dal magnifico prologo: le inquadrature ravvicinate, il formato, i graffi della pellicola, la maestosità dei paesaggi naturali e degli altissimi edifici, le "soggettive" dei veicoli che danno sulle strade e sulle rotaie... Sul piano invece più contenutistico e concettuale ho provato sensazioni miste. Il racconto ha una forza drammatica non indifferente, ma dopo l'intervallo l'entusiasmo iniziale è andato un po' a scemare. Forse il motivo principale è che tra i tanti "testi" e sottotesti rintracciabili sullo sfondo ci ho visto del vittismismo sionista, neanche troppo nascosto ed esplicitato all'ennesima potenza nel finale. Un sionismo che andrebbe aldilà del senso strettamente politico, una sorta di revanscismo ebraico: purtroppo l'attualità non può che far pensare anche a questa lettura e il fatto che forse forse l'Elyiah di Szófia, nonostante venga messa in discussione, sia stata col senno di poi la scelta migliore contribuisce non poco. Quanto a una delle immagini più importanti del film: il capitalismo che violenta l’arte è una metafora esplicita e forte della sua relativa semplicità, tra l'altro alla mera interpretazione politica se ne potrebbe affiancare una "biblica"/religiosa (il genio del popolo eletto che viene<b> </b>sodomizzato), in aggiunta ovviamente a quella "letterale", legata alla psicologia dei personaggi (Harrison è allo stesso tempo geloso e attratto da Laszlo). L'episodio senza dubbio sorprende molto ed è un grande punto di svolta nella trama (i segnali per comprendere il messaggio c'erano comunque già tutti, a partire da quella statua della libertà rovesciata, capovolgimento del sogno americano), eppure come soluzione mi ha lasciato abbastanza perplesso, forse per il fatto in sé, per come è rappresentato, per il modo in cui ci si arriva oppure per quello che succede dopo - la denuncia disperata della moglie e l'epilogo veneziano. Un esagerato didascalismo? In ogni caso il finale dà una lettura interessante del brutalismo, come arte che riflette la sofferenza umana e funge da reazione alla brutalità della vita, un dualismo che, a pensarci bene, è centrale dall'inizio alla fine: l'architettura brutalista, in armonia lecorbusiana con la natura solenne cui si ispira, è emblema della capacità dell'uomo di resistere alle avversità. Una "resilienza" che non a caso ben si addice alle travagliate parabole storiche del popolo ebraico. Durante la visione mi è tornato in mente spesso <i>Megalopolis,</i> per il tema della creazione (sempre di un architetto tra l'altro), per il rapporto di conflitto tra genio creativo e realtà sociale, ma anche per certe esuberanze formali (comunque di diversa entità), considerabili virtuosismi oppure virtù sempre a seconda dei punti di vista (io direi più virtù). Mi ha ricordato poi anche <i>Il petroliere,</i> un film con cui condivide l'approccio visivo (probabilmente ci si richiama in modo consapevole) e il tentativo di raccontare una grande epopea (anti-) americana, tra il mito del self-made man e l'ipocrisia religiosa protestante, qui incarnata più che altro nella xenofobia. Giancarlo Zappoli scrive a proposito del film di Paul Thomas Anderson "<i>Ci sarà chi lo troverà troppo spettacolare per considerarlo d'essai e chi invece lo riterrà troppo duro per avere successo commerciale. Si tratta in realtà di un film spettacolare per cinefili. Sembra un ossimoro, ma è così</i>", che sia valido anche per quest'opera di Corbet? Ho apprezzato molto, oltre all'imponente estetica (<i>"sole sul tetto dei palazzi in costruzione</i>" per citare un po' a caso una canzone di De Gregori), alle stupende scenografie ricostruite e ai campi lunghi mozzafiato, i momenti di sensualità (con Audrey, con la ragazza di Carrara, ma soprattutto con Erszébet, drammatici, erotici e poetici allo stesso tempo), la speranza del migrante in cerca di fortuna (quell'arrivo e smistamento a Ellis Island non può che riportarmi con la mente al <i>Padrino II)</i> e infine la rappresentazione dell'Italia, un po' meno
Il mio primo Fellini resta ad oggi il mio Fellini preferito. Anzi, uno dei miei film preferiti. Certe immagini, insieme alla <a href="https://youtu.be/bk4MEhUkxco">colonna sonora</a> di Nino Rota, mi fanno veramente venire i brividi. Magia. Capolavoro assoluto.
<a href="https://youtu.be/3U-Jn3pW120">Banditi a Milano</a>. Il <i>Dog Day Afternoon</i> italiano.<blockquote><i><a href="https://youtu.be/fWbpyZKotBM?si=sal5LQ4jmeG-NNbQ">Sono un drago! Sono uscito dalle masse!</a></i></blockquote>Ibrido tra cinema di genere (proto-poliziottesco, precursore del filone e tra i suoi migliori rappresentanti) e resoconto documentaristico con ambizioni sociologiche. Lizzani ricostruisce le gesta criminali della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Banda_Cavallero?wprov=sfla1">Banda Cavallero</a>, fermata solo sette mesi prima dopo una tentata rapina al banco di Napoli (Milano), che aveva causato la morte di tre civili durante gli inseguimenti e gli scontri a fuoco con la polizia. scene memorabili: - titoli di testa - bar in piazza Castello ("Ué Marlon Brando, non andare nel pallone!") - vita quotidiana delle future vittime - "Te lo vuoi un deca?" - "Ohé l'è rivà il Fellini l'è rivà ohé!" - il Tarzan di San Vittore - inseguimento ("Dai, pista! Boja fauss, pista!") - "cottolengo!" - finale (risata) Straordinari Milian e Volonté, che "<i>mima con bravura la parlata torinese, l'ambiguità, il sarcasmo, l'immaginazione</i>" (Morandini). Celebrato il montaggio. Colonna sonora di Riz Ortolani (<a href="https://youtu.be/V7MA8COlZFo"></a><a href="https://youtu.be/5xTOAMbq-7g?si=BaFFAUOS06DBelIR"></a><a href="https://youtu.be/b6h4Np8RwCo">Strange World</a>). Che musica facevamo negli anni '60/'70? Mi viene da piangere. note: Secondo film di Lizzani che vedo dopo San Babila ore 20 e direi che l'impianto cronachistico/d'inchiesta postneorealista (molto simile a Rosi) è lo stesso. Da aggiungere a "Film in cui Volonté ha l'accento piemontese" Don Backy bandito Mario Corso menzionato Dovevo vederlo da una vita
<blockquote><i>La Storia non è morta! La Storia tornerà prima o poi e vi prenderà tutti a calci nel culo!</i></blockquote><a href="https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_njORSW9NvW5Vix1QRev0ISBzbVevqPesg">Colonna sonora</a> di Massimo Pupillo.
Modesto melodramma televisivo che racconta con grande garbo e tenerezza la storia di Egea Haffner, la bambina della fotografia diventata simbolo dell'esodo giuliano-dalmata. Come prodotto per il Giorno del ricordo mi è sembrato meglio congegnato de <i>La rosa dell'Istria </i>(2024), anche se la tragedia storica qui è meno centrale (vediamo sullo sfondo l'arresto del padre, prelevato dall'Ozna e mai più tornato, e la nube dell'esplosione che causò la strage di Vergarolla). note: adattamento dell'omonima autobiografia alcuni dialoghi sono in istroveneto consulenza storica di Raoul Pupo l'animazione del palloncino che si spezza all'inizio...
Un film a tesi piuttosto crudo e non particolarmente brillante, su una tragedia già troppo strumentalizzata dalla politica, l'omicidio di Norma Cossetto, da inserire nel contesto più ampio dei "massacri delle foibe". Celebrato dai simpatizzanti di Fratelli d'Italia e disprezzato dalla sinistra radicale, viene riproposto ogni anno dalla Rai e nelle scuole in occasione del Giorno del ricordo. Alimenta di fatto l'annosa diatriba/partita di calcio tra camerati e compagni ("E allora le foibe?" vs "E allora i fascisti?") che rischia di far passare in secondo piano la memoria delle vittime e il dolore degli esuli... Revisione o revisionismo? Non lo so, è un argomento talmente controverso e dibattuto (fu vero e proprio genocidio di "italiani in quanto italiani" o una vendetta ideologica contro i cosiddetti "nemici del popolo"? pulizia etnica o primariamente politica?) che non riesco a farmi un'idea che non mi suoni preconcetta (non essendo io uno storico e non avendo carte alla mano). Forse come spesso accade la verità sta nel mezzo, ma ad ogni modo il dramma non ne deve assolutamente uscire ridimensionato. È comunque evidente che la trattazione risulta politicamente ambigua (verso destra) e storicamente decontestualizzata: i comunisti slavi sono rappresentati come delle bestie di Satana assetate di sangue (una demonizzazione e semplificazione esagerata), si insiste sul tradimento-collaborazionismo dei partigiani italiani, sulla famigerata retorica del "semper fidelis", accompagnata da un astio verso l'alleato teutonico (un po' in linea con "l'unico errore che ha fatto è stato allearsi con Hitler"), sull'anticomunismo di Norma... Anche il personaggio apparentemente neutrale, il professore (Franco Nero), alterna riflessioni super partes più o meno condivisibili (equipara nazismo, fascismo e comunismo, altro tema molto discusso vd. <a href="https://youtu.be/keYMy3b1_kg">Barbero</a>) ad altre che sembrano strizzare l'occhio meno velatamente alle narrazioni postfasciste. Tecnicamente (regia, recitazione, sceneggiatura) ha i suoi limiti, però non mi è sembrata la totale porcheria che molti dicono, suppongo spinti dalle considerazioni ideologiche. Di particolare impatto, quasi horror, le scene degli abusi e dell'infoibamento. Se serve a far conoscere la storia ben venga, ma andrebbe preso con le dovute cautele. note: il <a href="https://www.valigiablu.it/intitolazioni-pubbliche-norma-cossetto-fascismo/">pensiero di Eric Gobetti</a> (storico noto per le sue posizioni sul tema, considerate da alcuni giustificazioniste e negazioniste) l'<a href="http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=36617#gsc.tab=0">articolo di Alessandra Kersevan</a> (ricercatrice di <i>Resistenza storica</i> e attivista di sinistra) <a href="https://youtu.be/TvC1H3uW3D4">Barbero</a> sul Giorno del ricordo Dopo aver fatto alcune ricerche credo che l'interpretazione di <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/foibe_(Enciclopedia-Italiana)/">Raoul Pupo</a> sia quella più condivisibile e "imparziale" sulla questione del confine orientale.
<blockquote><i>Non è difficile morire bene, difficile è vivere bene.</i></blockquote>"<i>Nella Roma occupata dai nazisti si intrecciano le vicende umane e politiche di alcune persone: la popolana Pina (Magnani) sarà uccisa mentre tenta di raggiungere il camion sul quale il suo uomo (Grandjacquet), un tipografo impegnato nella Resistenza, sta per essere deportato; l'ingegnere <b>comunista</b> Manfredi (Pagliero), arrestato in seguito alla soffiata della sua ex amante (Michi), <b>morirà per le torture</b>; don Pietro (Fabrizi), il parroco del quartiere che protegge e aiuta i partigiani, sarà fucilato sotto gli occhi dei bambini della parrocchia, tra cui il figlioletto (Annichiarico) - ormai orfano - di Pina, che aveva già assistito alla morte della madre. Ispirato alla vicenda reale di don Luigi Morosini (rielaborata da Sergio Amidei e Alberto Consiglio e sceneggiata dal regista con Amidei, <b>Federico Fellini</b> e Celeste Negarville), è <b>il capolavoro e il film simbolo del neorealismo</b>, realizzato subito dopo la liberazione della capitale in condizioni precarie (Rossellini usò pellicola scaduta e set di fortuna). Accolto con freddezza in Italia (soprattutto per un'<b>errata interpretazione delle «concessioni» di Rossellini al melodramma popolare</b>), ebbe un immediato successo all'estero, vincendo il festival di Cannes nel 1946 (tra i tanti estimatori del film, Otto Preminger: «La storia del cinema si divide in due ere: una prima e una dopo Roma città aperta»). Commovente ancor oggi a distanza di anni, il film reagisce con il suo stile semplice e diretto alla retorica di tanti anni di fascismo e oppone «<b>a una tradizionale ipocrisia la sincerità e il desiderio di mettere gli uomini al cospetto della realtà così com'è</b>» [Fofi]. Memorabili le interpretazioni della Magnani e di Fabrizi. <b>È entrata nella storia del cinema la scena della morte di Pina</b>. (Nuovi operatori di ripresa ci sono Carlo Di Palma e Gianni Di Venanzo. Marcello Pagliero, indimenticabile Manfredi, è il futuro regista di Roma città libera/La notte porta consiglio).</i>" (il Mereghetti) note: Mi ha fatto sorridere, commuovere e raggelare. In particolare quella scena famosissima, che arriva come una mazzata all'improvviso. Per non parlare delle torture finali, esempio lampante "<i>della sincerità e del desiderio di mettere gli uomini al cospetto della realtà così com'è</i>". Per un film del '45 - neorealista, il che poteva suggerirmi già qualcosa - non mi aspettavo proprio di emozionarmi così. Capolavoro immenso.
Er Nosferatu de noantri. Un horror erotico e d'atmosfera. Nato per essere il seguito non ufficiale del Nosferatu di Herzog (a chi poteva venire in mente una cosa simile se non al grandioso popolo italico?), ha i suoi momenti di poesia misti ad altri di sano trash e nel terzo atto prende una piega soft-porn che non mi è per niente dispiaciuta (le tette son sempre belle oh). Sarà anche slegato, abbozzato e narrativamente sconclusionato, a causa di vicissitudini produttive da far invidia a Zombi 3 (negli anni '80 eravamo proprio dei fulminati), ma l'ho trovato al netto di tutto particolarmente grazioso, vuoi per<a href="https://youtu.be/RE3yyo-eC8w?si=XTqo9f14WiOqaCcr"> </a><a href="https://youtu.be/RE3yyo-eC8w">le musiche ambientali</a> di Luigi Giuliano Ceccarelli, alcune originali altre riprese da Vangelis (cover dell'album Mask), vuoi per la suggestiva ambientazione veneziana (le scenografie, la fotografia di Tonino Nardi, le atmosfere gotiche e nebbiose, i tramonti in laguna, il carnevale) oppure per gli interpreti di livello e in parte, tra cui figura un Klaus Kinski perfetto per il ruolo e in grandissima forma, che sul set ne combina di ogni: rifiuta il trucco del film di Herzog, litiga con tutti (non è mollo), fa licenziare e scappare i registi (in 5 gireranno questo film: Cozzi, Caiano, Lucidi, Kinski stesso e quello che doveva essere il produttore, l'accreditato Caminito), e infine, ultimo ma non per importanza, molesta Barbara De Rossi durante le riprese, infilandole le dita là dove non dovrebbe. Effetti speciali modesti ma funzionali. Non male l'idea di un Dracula tra i "<i>Gypsy kings</i>". Indimenticabile il finale. Insomma, è assolutamente memorabile per una serie di ragioni, ma non sarebbe un errore considerarlo un oltraggio al film di Herzog.
<blockquote><i>I dialoghi del film sono ispirati a suoni di antiche lingue mediterranee.</i></blockquote>"<i>L'ambizione di Piavoli è quella di fare un cinema che trasmetta sensazioni e percorsi senza per forza giovarsi di un racconto compiuto, così che dalle immagini sullo schermo lo spettatore desuma emozioni, sonorità e silenzi appartenenti alla quotidianità di ciascuno. Per fare questo le parole non servono, non serve il significato denotativo della parole, non serve la totale comprensibilità dei dialoghi. Il mito di Ulisse, il suo mondo e i suoi tòpoi sono talmente radicati nel nostro immaginario da non avere necessità di essere spiegati. I sussurri d'amore, poi, sono sempre quelli, gli impeti di guerra sono sempre quelli, le invocazioni di preghiera, quando si ha coscienza di essere lì lì per morire, sono sempre quelle. E così Piavoli fa parlare ai suoi personaggi una lingua inintellegibile, ispirata a suoni di antiche lingue mediterranee, il greco innanzitutto, ma anche il sanscrito o l'armeno, giacché <b>non gli importa fornire significati precisi, quanto suggerire un pensiero, non vuole dare informazioni, bensì provocare emozioni, proprio come fa la musica, che usa un linguaggio non verbale ma universale.</b> E forse più che un film Nostos è una partitura di suoni e immagini. [...] </i><i>Il viaggio dell'eroe Nostos sembra non avere fine, con un ritmo dilatato che irretisce lo spettatore, i giorni e le notti passano lenti fra piogge, tempeste e sole battente. La realtà si alterna a sogni e allucinazioni, uniche vie di scampo a solitudine e naufragi. L'ultima stazione di quel viaggio è finalmente la terra natale, dove Nostos ritroverà l'infanzia, le radici, soprattutto la casa, dove la aspetta una Penelope che lui si limita a guardare da lontano. Quella Penelope che appare nella sequenza finale intenta a riporre un abito del marito in una cassapanca e che rappresenta la concretezza, la serenità dell'approdo.</i>" Valentina Pattavina "<i>Poema audiovisivo sul ritorno a casa per mare di un ulisside, con una vicenda ridotta ai minimi termini e pochi dialoghi. Enigmatico, impervio, affascinante, con una straordinaria colonna sonora. Dopo Il pianeta azzurro (1982), poema sulla terra, questo outsider lombardo ha fatto un poema sul mare. Troppo astratto, estatico, atteggiato per lo spettatore comune, ma non per chi è abbastanza aperto e sensibile per riceverlo in sé, per riuscire a immergersi nel suo flusso di immagini e suoni.</i>" (il Morandini) "<i>Rivisitazione del mito di Ulisse, attraverso un percorso soprattutto interiore e praticamente senza dialoghi (le poche parole che si scambiano i personaggi sono dette in una lingua incomprensibile), nella quale l'attenzione del regista è tutta per la forza delle immagini e dei rumori della natura. Insolito e personalissimo, il film può sconcertare (e annoiare) ma anche affascinare se si entra in sintonia con lo sforzo di cercare la poesia nelle cose.</i>" (il Mereghetti) note: Poesia. Credo che la sequenza di Calipso sia una delle cose più belle che io abbia mai visto.
<blockquote><i>Stiamo andando incontro ad un'epoca in cui a fare opinione saranno gli imbonitori.</i></blockquote>Dramma/Commedia storica sull'operato del generale Vincenzo Orsini durante la spedizione dei Mille, che riallacciandosi ad una lettura gramsciana del Risorgimento italiano porta avanti un discorso meridionalista (ma di portata politica panitaliana e molto attuale), più didattico che didascalico e in profondo contrasto coi revisionismi neoborbonici. Nella descrizione di un certo tipo di patriottismo duro e puro, rivoluzionario e mazziniano, qui rappresentato dal colonnello e dal giovane tenente, ricorda molto <i>Noi credevamo</i> di Mario Martone, ma viene giustamente gettata anche una grande ombra sull'esperienza garibaldina in Sicilia, il collaborazionismo degli alti ufficiali con la Mafia (Orsini si opporrà a questa "alleanza" in dialogo con un mafioso, interpretato da un bravo Vincenzo Pirrotta). Un'idea di rappresentazione del Risorgimento decisamente superiore a quella della serie Rai su Mameli dell'anno scorso. <i>L'abbaglio</i> ha il grande merito di inserirsi nel filone del cinema politico, lanciando ai giovani un invito a sognare e a sperare in un futuro migliore (questo emerge soprattutto nel confronto tra il disincanto di Orsini e l'illusione di Ragusin). "<i>Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza</i>" Antonio Gramsci Ho apprezzato in particolar modo la varietà delle inflessioni regionali dei Mille (una tendenza generale del cinema italiano degli ultimi anni, sempre più attento a queste sfumature rispetto alla standardizzazione linguistica post-Neorealismo), i meravigliosi paesaggi della macchia siciliana e la ricostruzione storica (Andò si preoccupa perfino di dichiarare nei titoli di coda le più importanti libertà che si è preso). Ficarra e Picone dopo il precedente de La stranezza tornano a sorprendere al fianco di Toni Servillo in ruoli più drammatici, regalano momenti di grande leggerezza facendo leva sul dialetto d'origine e su un senso dell'umorismo tipicamente siciliano. Ottimo anche Tommaso Ragno, un quasi irriconoscibile Giuseppe Garibaldi. Leonardo Maltese, nei panni di un giovanissimo e idealista tenente veneto, si discosta finalmente dal ruolo di ragazzino tormentato che lo aveva fatto conoscere al pubblico (Il signore delle formiche, Rapito), sciaguratamente riproposto nell'ultima serie Rai su Leopardi. Toni Servillo. scene memorabili: battaglia di calatafimi sbarco a Marsala giovani popolani cantano tra le rovine della chiesa lo stratagemma di Sambuca camicia rossa garibaldina finale - Va Pensiero ("Povera Italia, che abbaglio") "<i>È ovvio che [Tricò e Spitale] possono far pensare ai personaggi di Sordi e Gassmann ne La Grande guerra, lì Monicelli dà un finale in cui questi due tutto sommato si redimono, io non son riuscito a darlo, perché mi sembra più chiaro oggi che quella che va avanti è quell'Italia lì, l'Italia che vince alla fine è sempre l'Italia "meravigliosa" ma della furbizia.</i>" Roberto Andò Infatti questa Italia meravigliosa della furbizia, quella di Tricò e Spitale, l'autore non sembra giudicarla, quanto più ammirarla con una leggera amarezza. Ecco ancora dove sta la grandezza di questo film. note: che belle le uniformi e le bandiere del Regno delle due Sicilie
<blockquote><i>È questo l'amore che meriti regina? </i>(esclama Antinoo dopo la mattanza dei Proci...)</blockquote>Questo tentativo di attualizzare e rendere più umano e psicologico il ritorno di Odisseo a Itaca (come se ne avesse bisogno...) non mi ha convinto per nulla: manca secondo me di profondità, rendendo ulteriormente discutibile la scelta, all'insegna di un realismo già di per sé ingiustificato, di eliminare dal materiale originale l'intervento divino e le celebri peripezie (anche perché una volta tolta l'epica si è tolta buona parte dell'Odissea). La scrittura (variazioni, situazioni, personaggi, dialoghi) mi è parsa spesso goffa o pretenziosa, talvolta rasentando il comico involontario, forse per l'assenza della forza drammatica necessaria. Lo stesso vale per gli spunti di carattere più esistenziale e universale, che ho trovato di per sé poco incisivi e maldestramente magniloquenti (per lo più vertono sull'orrore della guerra, sulle ragioni della vendetta e del mancato ritorno in Patria: Odisseo viene messo in discussione come figura maschile e di potere, viene accusato di aver tradito Penelope e di aver portato a termine una vendetta inutile, ma poi si scopre che era solo sconvolto psicologicamente e si chiedeva in quali condizioni sarebbe tornato da Troia, intimorito dall'uomo che era diventato). Ho apprezzato gli scorci naturalistici (riprese fatte a Corfù e nel Peloponneso), vari fotogrammi di notevole potenza visiva e parti del finale, ma nel complesso il risultato mi è sembrato molto artefatto e di plastica, in buona parte privato di quella autenticità, crudezza e frugalità che il film stesso sembra ricercare (non mi è bastato il fisico molto credibile di Ralph Fiennes, vissuto e distrutto dal sole). Altri aspetti che non mi hanno convinto sono sicuramente la caratterizzazione multietnica degli Itacesi (veramente difficile da accettare per quanto mi riguarda, persino in un'ottica di universalizzazione culturale) e i costumi praticamente inesistenti, spesso stracci messi a casaccio che più che primitivi e frugali sembrano fatti per risaltare le muscolature dei Proci (quindi un Troy anti-Troy, quasi alla ricerca di un'estetica da peplum hollywoodiano che non gli dovrebbe appartenere affatto). Ho notato una certa impostazione teatrale nella sceneggiatura (la semplicità del vestiario è forse dovuta a questo), ma così gestita è andata a compromettere l'intento realistico e la credibilità. Spiccano le interpretazioni di Santamaria e Fiennes, in mezzo ad un cast che, a parte rari casi, sembra uscito dalla raccapricciante serie Netflix sulla guerra di Troia. note: er cazzo de Fiennes Telemaco belli capelli "Noooooo"... "Puttana!"... il taglio di uno dei proci Odisseo Primo Levi mancato le sciarpine Io davvero non capisco questa isteria di riattualizzare forzatamente il mito e la storia, di piegarli alla contemporaneità compromettendone l'essenza originaria, come se non fossero in grado di parlarci già da soli a partire da ciò che sono realmente, dai loro archetipi, come se fossero portatori di verità a priori sbagliate e da superare, da riscrivere come bozze da correggere... Un revisionismo cieco e totalmente piegato all'ideologia (sappiamo quale). Viva lo sceneggiato Rai di Franco Rossi (corro a finire di rivederlo).
<blockquote><i>O what Protean forms swim up from men's minds, and melt in hot Promethean plunder, scorching eyes with divine shames and horror... and casting them down to Davy Jones. The others, still blind, yet in it see all the divine graces, and to Fiddler's Green sent, where no man is suffered to want or toil, but is... ancient... mutable and unchanging as the she who girdles 'round the globe. Them's truth. And you'll be punished.</i></blockquote>"<i>The dialogue was inspired by and drawn from various period sources from Herman Melville to real life lightkeepers' journals, and especially, the work of Sarah Orne Jewett.</i>" <a href="https://youtube.com/playlist?list=PL_jIDr2tZiuSUdRpUI-wt6aMmlYFonvrZ">scene memorabili</a> <a href="https://youtube.com/playlist?list=PLDisKgcnAC4TnUs05k4_6o2guAR_WCMcq">colonna sonora</a> di Mark Korven opere: il Faro (Poe) Capitano Achab (Moby Dick, Melville) Poems for the Sea - Hymn at Parting (Lydia Sigourney) The Rime of the Ancient Mariner (Coleridge) vd. Albatros Brasswork or The Lightkeepers's lament (Frederic Monrog) miti: Proteo (isola di Faro) Prometeo Fiddler's Green Davy Jones Merfolk Tritone Nettuno Arpie Sirene Banshee iconografie: The Sea Monster (Albrecht Dürer) Hypnosis (Sascha Schneider) Prometeo (Jean Delville) Joseph Roulin (Van Gogh) canti marinareschi (AC Black Flag vibes): <a href="https://youtu.be/vHYEGtTutZw">Homeward bound</a> <a href="https://youtu.be/MwNIar8AiHE">Doodle let me go</a> <a href="https://youtu.be/F9p72LyOzw0">How we got back to the woods last year</a> Monday morning altri riferimenti: Thomas Wake? (pirata) Thomas Howard? (pirata) Fuoco di Sant'Elmo Tromba di Gabriele (Torricelli) sottotesti e interpretazioni (spesso sovraletture): isolamento e pazzia rapporto di potere (ribaltato progressivamente fino al finale), tendenza umana alla sopraffazione sogno-realtà, mito-realtà, allucinazione padre-figlio - complesso edipico? (per Wake la luce è una moglie) sessualità repressa vd. faro simbolo fallico (una scena sembra esplicitarlo) vd. masturbazione vd. tensione omoerotica vd. sirena (allegoria della perdita di senno, ma anche di curiosità empia es. Odisseo) antropologia del mito e della religione: rapporto tra uomo e divinità, uomo e conoscenza, uomo e natura profanata, mondo animale (il gabbiano che uccide Howard è cieco da un occhio come il vecchio aiutante di Wake, di cui poi pescherà la testa) <i>hybris > punizione divina -</i> "conosci te stesso" tragico vd. metafora Prometeo (furto fuoco/conoscenza) e punizione divina finale (trionfo della Dike) vd. Proteo-Wake custode geloso di verità (luce da sempre emblema di conoscenza e di rivelazione) vd. peccato, ricerca di redenzione Howard cerca nella luce, nel divino anche il perdono dell'omicidio di Winslow? ("salvation") ipnosi (Wake diventa il faro stesso? strega Howard con l'amuleto della sirena?) uomo-fatica-divino (vd. Opere e giorni Esiodo, l'uomo è condannato alla fatica eterna dopo il furto di Prometeo) manipolazione psicologica concetto di ombra junghiana sdoppiamento e frammantazione della personalità (entrambi si chiamano Thomas, in una scena ci sono due Howard) Thomas = S. Tommaso, santo della curiosità e dell'incredulità verso il Mistero? Thomas è allucinato o assiste alle trasformazioni di Proteo-Wake?
🖤⚡🔥<blockquote><i>In heathen times you might have been a great priestess of Isis.</i></blockquote>Archeologia dell'orrore e <i>Sturm und Drang. </i> <i>Eggers rievoca Nosferatu, </i>ampliandolo e corredandolo dei suoi interessi folcloristici. Attinge a tradizioni slave e romene sui vampiri e all'immaginario parascientifico/esoterico dell'800 europeo (misticismo religioso occultismo, alchimia) mantenendosi in un rapporto di rispettosa derivazione con i grandi precedenti (su tutti sicuramente Herzog, ma anche Coppola e ovviamente Murnau), di cui riprende ed espande motivi narrativi e visivi, senza piegare la contemporaneità al classico ma facendolo parlare naturalmente da sé. Molteplici infatti gli spunti: la repressione sessuale femminile, il dogma scientifico postilluminista, il male come forza insita nell'uomo, la pestilenza che sovverte ogni schema della civiltà, eros e thanatos... L'impatto visivo è sensazionale e la regia è raffinatissima. Le atmosfere ricreate sembrano ispirarsi ad un'idea di gotico simile a quella del romanticismo tedesco, o meglio, del suo antenato, il movimento culturale Sturm und Drang (sono già stati tracciati paralleli tra un fotogramma e il viandante nel mare di nebbia di Kaspar david friedrich) la prima ora un angoscia durante il viaggio in nave i brividi scrittura moderna ma non invadente del personaggio femminile elementi folclore cavallo bianco vergine nuda non calpesta tomba vampiro (coda, zoccoli) albin von franz Marie Von Franz Albin Grau cita 3 angeli Chamel, angelo della Giustizia divina, forza, Aniel, l'angelo della Grazia, intuizione ed energia lunare (energia femminile), Zadchiel angelo pietà perdono compassione divina. 3 demoni eligos, rivelatore di misteri orabas, favore divino, disvelatore verità asmodeo, possessione, caos, distruzione, lussuria Paracelso, fisico medico e filosofo e alchemista del Rinascimento basa teorie su governo mondo da spiriti elementali (terra gnomi salamandre fuoco aria silfide Agrippa SILFIDE definita Ellen da Knock facili bersagli per forze infernali bestia citata dal declamatore Geova nome ebraico di Dio Solomonari, folclore romeno, maghi occulti, sincretismo religioso da Salomone, figura biblica leggenda su saggezza occulta, comandano su tempo venti e draghi. in Stoker Van Helsing dice che Dracula era un solomonar ampliando e xorredando dei suoi interessi folcloristici L'iconografia di Orlok riprende quella dei nobili dell'est europeo, in particolare la rappresentazione del Dracula storico, Vlad III Tepes ("l'impalatore"). I fan dell'horror elevato (ammesso e non concesso che abbia senso parlarne, soprattutto in questi termini intelletualistici che spesso noto) hanno lamentato l'eccesso di jumpscare, ma a me sembrano ricoprire un ruolo preciso nella narrazione (provano a trasmettere le sensazioni lo stesso terrore dei protagonisti). Questi elementi non solo appaiono relativamente pochi, considerando le ambizioni più commerciali della produzione, ma risultano anche ben bilanciati e affiancati alla costruzione dell'atmosfera. La linguistica del film soddisfa gli interessi ricostruttivi e folcloristici di Eggers rivelandosi una scelta piuttosto coraggiosa per un prodotto con grandi ambizioni di pubblico come questo. La lingua principale è, invece del tedesco per evidenti ragioni, l'inglese, un inglese britannico dal punto di vista fonologico e poetico formalmente, tanto da suonare vittoriano in ossequio al romanzo di Stoker. Il film è recitato anche in romeno, in russo e in romanì, ma di particolare interesse è soprattutto la lingua di Orlok, inventata (e non scientificamente ricostruita, sia chiaro) sulla base degli studi indeuropei comparativi-ricostruttivi (da quel poco che ho potuto intendere, sembra più proto-romeno che dacico propriamente detto, come viene definito nelle interviste). Triangolo della piccola chiave di Salomone anaphaxeton primeumaton tetragrammaton il rapporto tra occultismo e Nosferatu risale all'opera originale, tanto vhe il produttore era membro di una setta esoterica. note: "<i>Per me questo è grande cine
Il film è simpatico e fa esattamente quello per cui è stato pensato, come dimostra il successo che sta ottenendo. Certo mi sarei aspettato e avrei preferito una sceneggiatura meno basilare, ma pur essendo sostanzialmente una serie di siparietti internettiani, alla lunga ripetitivi, mi ha fatto ridere più volte. A questo proposito, credo che Nunziante si sia trovato più o meno volontariamente (esigenze produttive e commerciali) nella condizione di rinunciare a buona parte della scrittura per lasciare Duro libero di esprimersi al massimo, probabilmente anche alla luce degli ultimi film con Pio e Amedeo, dove aveva tentato di riportare qualche tema e un po' di satira senza però raggiungere i grandissimi risultati di un tempo. Va aggiunto poi che il suo approccio abituale è quello di mettersi - in senso buono - al servizio del comico con cui lavora (direi che il caso Zalone è molto esemplificativo): è anche chiaro che Pio e Amedeo abbiano nel loro piccolo una carica satirica/buffonesca diversa da quella di Duro. Per quanto riguarda lo stile comico, l'umorismo cavalca bene le attuali tendenze, riprendendo, o meglio, esasperando senza un preciso bersaglio o logiche (non è per forza un male) quel black humor anti-politically correct che social e stand-up hanno sdoganato sempre di più negli ultimi anni. Mi è piaciuto come il film gioca con l'aspettativa di redenzione tipica della commedia, proponendo invece un finale piuttosto dark, col rifiuto di una morale paternalistica (un aspetto molto caro a Nunziante a giudicare da alcune sue interviste) che da un lato priva il film di un messaggio esplicito, ma dall'altro paradossalmente può invitare a riflettere ancora di più (d'altronde l'ironia è fatta di paradossi). Angelo Duro ha degli ottimi tempi comici e il suo personaggio meriterebbe una maggiore definizione, più struttura, per cui spero che in vista di un eventuale seguito Nunziante torni a fare quello che ha dimostrato di saper fare, magari in altri contesti produttivi... LUCA E GENNARO CI MANCATE, non vedo l'ora.
Tragedia classica ispirata alla saga dell'eroe scandinavo <i><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Amleth?wprov=sfla1">Amlóði</a> </i>(e non solo). L'<i>epos</i> norreno viene riportato in una dimensione solenne e ancestrale dal talento visivo di Robert Eggers, attraverso un impiego delle fonti (archeologiche, letterarie e linguistiche) che non ha precedenti nella filmografia sui Vichinghi. <a href="https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_lVP306HFN9KA-HhgXBLHmcRbIcT5xCZ5I">Colonna sonora</a> di Robin Carolan e Sebastian Gainsborough. titoli (in <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Younger_Futhark?wprov=sfla1">fuþark recente</a>): I. ᚼᚱᛅᚠᚾᛋᛅᚢ (Hrafnsey) II. ᚴᛅᚱᚦᛅᚱᛁᚴᛁ (Garðaríki) III. ᛁᛋᛚᛅᚾᛏ (Ísland) IV. ᛞᚱᛅᚢᚴᛋᚦᛅᛏᛦ (Draugsþáttr) V. ᚼᛁᛚᚴᚱᛁᚾᛏ (Helgrind) ᚨᛘᛚᚢᚦᚨᛋᚨᚴᚨ (Amlóða saga) note: <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Yggdrasill?wprov=sfla1">Yggdrasill</a> <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/B%C3%B3sa_saga_ok_Herrau%C3%B0s?wprov=sfla1">Bósa saga</a> <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Odin?wprov=sfla1">Óðinn</a> <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Valkyrie?wprov=sfla1">Valkyrjur</a> <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Hel_%28location%29?wprov=sfla1">Hel (luogo)</a> <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Hel_%28mythological_being%29?wprov=sfla1">Hel (divinità)</a> <i><a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/freia"></a></i><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Freyja?wprov=sfla1">Freyja</a> <i><a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/freir"></a></i><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Freyr?wprov=sfla1">Freyr</a> <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Draugr?wprov=sfla1">Draugar</a> <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Selkie?wprov=sfla1">Selkie</a> <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/D%C3%ADs?wprov=sfla1">Dísir</a> <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Norns?wprov=sfla1">Nornir</a> <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/J%C3%B6tunn?wprov=sfla1">Jǫtnar</a> <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Berserker?wprov=sfla1">Berserkir</a><i> e </i><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%C3%9Alfhe%C3%B0inn?wprov=sfla1">Úlfheðinn</a> <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Knattleikr?wprov=sfla1">Knattleikr</a> P.S. <a href="https://youtu.be/679oLpzZkGw">Norse expert's thoughts</a>
<blockquote><i>Corruption, thou art my father.</i></blockquote>(Gb 17:14) L'<i>Albero degli zoccoli</i> se fosse stato un horror ambientato nell'America dei Padri pellegrini. Uno splendido sposalizio tra documentario etnografico e cinema dell'orrore. <a href="https://youtu.be/Qn5vQg7Ai20?si=9niY3XMwSZtqByl0">The VVitch</a> note: l'inquadratura sugli indiani è quella che mi ha fatto innamorare de lo cinema di Roberto Eggers. <a href="https://youtu.be/sv_leTRAs-g">recensione di Francesco Alò</a>
<blockquote><i>Il Messico non è stato un'illusione. Se a questo punto torniamo indietro, verranno altri uomini che di certo riusciranno nell'impresa. E di noi non rimarrà nulla. Anche se questa terra di nient'altro fosse fatta che d'alberi ed acqua, noi ne prendiamo possesso. Quelli che verranno dopo di noi, faranno il resto.</i></blockquote>"[...]<i> Girato con pochi mezzi in Perù, il 5° film di W. Herzog è leggibile a 3 livelli: 1) racconto di avventure e di viaggio che ha al centro il tema di una profanazione fallita, 2) tragedia di un eroe del male (con un Kinski strepitosamente nevrotico) sui temi della ribellione e della solitudine, 3) parabola politica sull'imperialismo coloniale. Vi coabitano uno straniamento epico di timbro brechtiano e una tensione onirica, allucinata. </i>[...]" (<i>Il Morandini</i>) Sublimi e metafisiche le <a href="https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_noGOOBbcrJ5lvJClBJVopv9XZEcBBH1aU">musiche</a> dei Popol Vuh. <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/der-zorn-gottes-aguirre_(Enciclopedia-del-Cinema)/">Link: Recensione di Fabrizio Colamartino (Enciclopedia del Cinema, 2004)</a>
Questo, "oscillando dal poetico al ridicolo involontario" (Morandini), tra guizzi registici e fotogrammi da antologia, è per molti versi lo stesso Coppola di <i>Megalopolis</i>. Delirante o geniale? Entrambe le cose. scene memorabili: <a href="https://youtu.be/lWDf34hIybE">Incipit</a> (prologo sulle origini di Dracula e il viaggio di Harker in Transilvania) tante altre <a href="https://youtube.com/playlist?list=PLkAUJkbhd-Rij-oq_s5tJb6AqZNv2VJA7">Musiche meravigliose di Wojciech Kilar</a>
Thriller "investigativo" che ruota attorno a un conclave, l'affascinante tradizione della Curia di Roma per eleggere il nuovo Papa. Il messaggio umanitario e progressista, con il recupero della missione universale della Chiesa (ossia "cattolica" in senso etimologico, cioè "rivolta a tutto"), credo sia rispettabile ed efficace, anche se contaminato dalle solite istanze (pseudo-) <i>liberal</i> d'Oltreoceano. Quel che non mi convince sono le modalità e il soggetto in sé, tratto dall'omonimo romanzo di Robert Harris: il tema della Fede e la crisi dell'istituzione ecclesiastica a mio modo di vedere meritano trattazioni di maggiore spessore, meno superficiali e falsificate. Vanta qualità tecniche indiscutibili, su tutte il sonoro, m'ha intrigato e divertito. Castellitto über Alles.
<blockquote><i>Unità di 'sta minchia!</i></blockquote>Western brigantesco al femminile, ambientato nella Sicilia neoannessa al Regno d'Italia. Tarantiniano nella ricerca del comico, del pulp e dello splatter, abbraccia certo revisionismo storico del Risorgimento senza che eccessivi didascalismi compromettano l'intrattenimento e l'originalità. Un prodotto interessante e controcorrente all'interno del panorama italiano, non sempre convincente sul piano tecnico, della costruzione drammatica e del pathos (soprattutto in alcune scene d'azione dove le musiche, anonime e poco incisive, non aiutano). Gli effetti visivi semi-amatoriali vengono abusati con consapevole autocompiacimento, contribuendo a dare al film il tono desiderato. Ho apprezzato molto, come sempre in questi casi, il realismo linguistico, che rende tutto ancora più sporco e viscerale (i briganti parlano in un siciliano che mi è sembrato vagamente antico). Il personaggio caricaturale dello spietato ufficiale piemontese (Guido Caprino), con i suoi tic fisici e verbali, è una delle cose migliori del film. note: Come in <i>Li chiamarono briganti</i> di Pasquale Squitieri, sicuramente un precedente artistico d'ispirazione, viene mostrata la pratica sabauda di scattare "<i>fotofraghíe</i>" ai briganti uccisi, specie di trofei di caccia a fini propagandistici. Una delle "drude" vanta di essere stata proprio l'amante di Ninco Nanco.
<blockquote><i>Se non ci si aiuta fra noi camerati, voglio dire, fra noi bersaglieri...</i></blockquote>"[...] <i>Memorabile esordio di Visconti, aprì la strada al neorealismo postbellico, agganciò il cinema italiano alla cultura europea della crisi, fu la scoperta di un'Italia amara, fatta con violento pessimismo, tramite il filtro del romanzo nordamericano e del realismo francese di J. Renoir.</i> [...]" (<i>Morandini</i>) "[...] <i>è il film con cui tradizionalmente si fa iniziare il neorealismo, non tanto per la scelta dei temi (anche se l'audacia del soggetto e l'importanza data al background sociale sono temi che si ritroveranno nelle opere di questo filone) ma soprattutto per la forza espressiva con cui rompe con la tradizione calligrafica del cinema fascista. </i>[...] l<i>a passione tra Girotti e la Calamai è molto concreta e carnale e il tono generale secco e laconico, sostenuto da una grande padronanza dei mezzi espressivi (profondità di campo, lunghi piani e complessi movimenti di macchina) ne fanno un'opera modernissima."</i> (<i>Mereghetti</i>) "[...] <i>Visconti, uomo di cultura, conoscenze e curiosità molto vaste, aveva appena finito la sua stagione di 'apprendistato' presso Jean Renoir, maestro francese, ed era anche grande appassionato di 'americanismo'. Dunque Ossessione arriva dalla cultura francese, intellettuale e non prevedibile, da quella americana efficace e senza fronzoli, unita a quella italiana mediatrice e 'drammaticamente equilibrata'. Massimo Girotti, appena ventiquattrenne, e Clara Calamai (che sostituì all'ultimo momento Anna Magnani incinta) che camminano, scuri e infelici sulla riva del Po, fanno parte della liturgia del nostro cinema.</i>" (<i>il</i> <i>Farinotti</i>) note: Liberamente ispirato al romanzo noir di James Cain <i>Il postino suona sempre due volte</i>, ma adattato e calato nelle realtà e nei paesaggi della provincia italiana (Ancona, Ferrara e il delta del Po). Passato alla censura, fu poi vietato e distrutto dal regime di Salò, soprattutto per le ambiguità del rapporto tra <i>Gino</i> e <i>Lo spagnolo. </i>Visconti riuscì a conservare i negativi.
Giallo all'italiana misterioso e intrigante. Fulci lavora questa volta su un materiale più classico, riducendo la violenza a lui abituale per esplorare dimensioni parapsicologiche e oniriche, già sperimentate con eleganza in <i>Una lucertola con la pelle di donna</i>. La costruzione e la decostruzione del racconto, con i conseguenti colpi di scena, è davvero eclatante, annoverando il titolo tra i migliori del suo genere. Storiche le <i><a href="https://youtu.be/5BJ88ZoR_xM">Sette note in nero</a></i> (diegetiche) della <a href="https://youtu.be/oEnUk-gk0II">c</a><a href="https://youtube.com/playlist?list=PLAukwQMAunfvO8l2f5AaG2PuN0WjC1R3R">olonna sonora </a>(Bixio-Frizzi-Tempera), che Tarantino citerà in <i>Kill Bill vol.1</i> scene memorabili: <a href="https://youtu.be/53j-pqYtaBo">titoli di testa</a> (<i>With You</i>, Linda Lee) tribunale tutto il finale note: Sembra in qualche misura proseguire sulla scia di <i>Profondo Rosso</i> (lo stile delle musiche e gli accenni al paranormale). Sceneggiatura ispirata a <i>Gatto Nero</i> di Edgar Allan Poe e <i>Terapia mortale</i> di Vieri Razzini, rimaneggiata dallo stesso Fulci con l'aiuto di Roberto Gianviti e Dardano Sacchetti, suo futuro fedelissimo. Geniale la locandina italiana originale, con i buchi nel muro che formano le note di un pentagramma. C'è un piccolo riferimento autobiografico: l'infortunio a cavallo di Raspini allude a quello gravissimo subìto dalla figlia del regista.
<blockquote><i>// Ahó non me lo avresti detto se lo avessi saputo? Io te lo avrei detto. / </i><i>E perché? / </i><i>Ma come perché? Perché sei mio fratello. //</i><i> </i></blockquote>La storia di due fratelli, cresciuti in una famiglia di operai a Latina, che diventano rivali in politica e in amore. Un racconto di formazione - vediamo infatti uno dei due, Accio, prima giovanissimo seminarista, poi iscritto all'MSI e infine attivista di sinistra - che, nonostante si concentri volutamente più sulla dimensione privata e psicologica dei singoli protagonisti, è anche un resoconto sociale dell'Italia a cavallo tra i '60 e i '70 (in verità minimo e a tratti convenzionale: si ricorra piuttosto a <i>La meglio gioventù</i>, dove però non vengono mostrati come qui gli ambienti neofascisti). Il finale "tragicamente ottimista" (<i>Morandini</i>) non sembra comunque esimersi dal lanciare un messaggio politico: un invito all'attivismo puro a scapito del fanatismo ideologico, proprio alla luce dei risvolti drammatici di quegli anni. Cast in parte, con un ottimo Scamarcio e uno strepitoso Germano, nel ruolo che gli valse il primo David. note: ispirato al romanzo <i>Il fasciocomunista</i> di Andrea Pennacchi. Elio Germano fascista non esiste, non può farti del male. Elio Germano fascista:<blockquote><i>Ce ne freghiamo della galera camicia nera trionferà!</i></blockquote>Zingaretti 'ras'/'federale' di Latina Scamarcio comunista saluti gladiatori cagare con Lenin <i>Inno alla gioia</i> defascistizzato <i>Campanini Carboni</i>
Horror italiano a metà strada tra <i>The Village</i> e <i>Kynòdontas</i> (nel finale diventa <i>The Walking Dead</i>). Tenero e inquietante allo stesso tempo, si distingue per l'eleganza formale e un approccio alla narrazione contemplativo, privo di grandissimi sviluppi. Tra gli attori spicca Maurizio Lombardi. Molto poetico l'uso della musica classica (cita anche<i> Arancia Meccanica</i>).
<blockquote><i>You'll keep on chasing Luciano. Dewey'll keep on chasing us. Kefauver'll keep on chasing Dewey. And when all this running around is over. Everybody will find himself back at the same goddamn place where is started.</i></blockquote>Un film documentario d'inchiesta e di denuncia, che a partire dalla storia del boss italo-americano propone allo spettatore una riflessione critica sulle origini dell'ingerenza americana in Italia (si veda in particolare il segmento nella Napoli liberata) e in generale, con una certa amarezza, sui rapporti tra potere istituzionale e crimine organizzato. Rosi priva la Mafia di ogni aspetto romantico (Lucky Luciano - al secolo Salvatore Lucanìa - è un gangster dimesso e triste, magistralmente interpretato da Gian Maria Volonté) e mantiene il racconto lontano dalla spettacolarizzazione (possiamo considerarlo un anti-Padrino). Un gioiello. scene memorabili: - ballo a Napoli (cioccolato) - <a href="https://youtu.be/DEcbznv6_ec">"Notte dei Vespri siciliani"</a>, che sembra ricalcare per impostazione la sequenza di esecuzioni realizzata da Coppola nel Padrino parte prima. - intervista note: <a href="https://youtu.be/q8S-joRy2Uc">Santa Lucia</a>
Un'opera prima personale e piena di sentimento. Brando De Sica - figlio e nipote d'arte - ambienta questo dark romance tra vampiri in una Napoli dove convivono due anime: quella gotica fantastica, con il recupero della sua tradizione esoterica, e quella noir, una sorta di Gotham city partenopea, popolata da criminali ed emarginati. De Sica decide poi di sfruttare l'innata ambivalenza tragica e comica della città, dando al racconto un doppio registro e lasciando spazio ad elementi pop e del folclore (come la musica neomelodica e la cucina). Nel complesso non mi ha conquistato del tutto, ma sul finale prende una piega violenta splatter, che oltre ad avermi colto di sorpresa ho apprezzato molto. Non posso dire lo stesso della fotografia, troppo rarefatta e "sfocata" per i miei gusti. note: cita La scena di <i>Non si sevizia un paperino </i>(BRIVIDI) riferimenti cinefili ai <i>Nosferatu</i> e <i>Dracula </i>(il titolo stesso è un richiamo al Dracula di Fisher) <i>Necronomicon</i> <i>Carmilla</i> <i>Catarì</i> di Roberto Murolo <i>Un giudice</i> di De André
<blockquote><i>Qui è il ridicolo ad uccidere, molto più delle pallottole.</i></blockquote>Una farsa che sembra attingere all'umorismo nero e grottesco dei fratelli Coen, ma recuperando un approccio più tradizionalmente italiano, ad una commedia di tipi umani. In una mai nominata Castelvetrano dei primi anni duemila il potere mafioso viene messo alla berlina in chiave tragicomica. L'impressione costante è che questo teatro in maschera, questa sorta di <i>fabula (*C)atellana </i>messa in scena, sia più vicina alla realtà di quanto si possa sospettare, e i sorrisi diventano perciò sempre più amari. In fin dei conti <i>U siccu </i>rimarrà un reperto archeologico della storia d'Italia, κτῆμα ές ἀεί (ktēma es aei) da custodire e studiare: efebo-<i>pupu</i>, monumento-monito, a ricordarci dalla teca di un museo, con la sua giacchetta di montone, che "<i>la mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine</i>". Grandissimi Elio Germano e Toni Servillo. Bellissima la <a href="https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_nBbzqoNXoci0xsIug0mqVsb-IqL9ywmog">colonna sonora di Colapesce</a>, che rielabora antiche nenie mediterranee e musicalità tipiche della tradizione siciliana. note: Ispirato alle reali "<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lettere_a_Svetonio?wprov=sfla1">Lettere a Svetonio</a>" del boss siciliano. L'<i>Ecclesiaste</i> non solo è citato, ma viene letto da MMD durante il trasporto in ambulanza. Con tutti i limite del paragone, c'è anche un ricorso all'onirismo e al surreale che mi ha ricordato quel poco che ho visto di Elio Petri (mi viene da pensare in particolare a Indagine per l'assonanza musicale di alcuni temi, probabilmente un voluto richiamo a quello stesso giallo politico di denuncia).
Interessante thriller che può contare su un'ottima regia, una suggestiva ambientazione (siamo in autostrada, in una notte di quarantena del marzo 2020, in preda al panico tra autocertificazioni e mascherine) e su due bravi attori come Barbara Ronchi e Claudio Santamaria. Dopo una storia d'amore complicata, una donna prova a salvare l'ex compagno dal suicidio, trattenendolo in chiamata per raggiungerlo in macchina dove si trova. Il percorso in autostrada che separa i due (Roma-Santa Marinella) diventa un'occasione per ripercorrere ricordi, emozioni e rimorsi del passato... Purtroppo - fatta eccezione per l'ultima parte, dove la componente emozionale ha sortito il suo effetto - non mi ha mai davvero coinvolto, complici un soggetto abbastanza debole ed elementi della sceneggiatura che mi sono sembrati improponibili (su tutti l'episodio della pompa di benzina, con protagonista Roberto Citran), quando non inverosimili (sarebbero comunque da capire i rapporti con l'opera originale). note: Dall'omonimo romanzo di Alessandra Montrucchio. <a href="https://youtu.be/lthcC6H_EIw">Questa</a> sarebbe stata una perfetta colonna sonora. Buoni i TUC.
Ma quanto spigne 'sta Roma apocalittica? Daytona, er Cammello e Polniùman banditi al crepuscolo degni di (un) <i>Romanzo criminale</i>. <i>Adagio </i>è un film spietato ma pieno di speranza<i>, </i>in cui vediamo la vecchia generazione criminale consumarsi lentamente fino all'oblio delle fiamme. Dalle ceneri nascerà il nuovo mondo purificato dal fuoco, quello dei figli, destinati a non ripercorrere le strade dei padri. Nei titoli di coda Sollima si autocita alla stragrande con <a href="https://youtu.be/X5M7rmS9BWA"><i>Tutto il resto è noia</i></a>. Che goduria. <a href="https://youtu.be/PiYnqELH0m4?si=P7bUElAYUWaB7C1w">Musiche dei Subsonica</a>
<blockquote><b><i>"Questa è benzina!"</i></b></blockquote>Effetti e trucchi artigianali. Gore bello crudo. Lodevole l'idea (rimasta tale e a dirla tutta anche pretenziosa) di omaggiare l'horror italiano. Tralascio tutto il resto. (Quest'ultima precisazione mi servirà da promemoria)
<blockquote><i>Te voeuret fà l'americano, 'mericano, 'mericano. </i><i>Da</i><i>m a trà te sée bon no.</i></blockquote>Con questo secondo film, attraverso il classico espediente del ribaltamento comico, l'Imbruttito si conferma, per lo meno potenzialmente, una maschera in grado di coniugare umorismo leggero e critica sociale. Questa volta il bersaglio della satira è il "progressismo di facciata" delle multinazionali americane, tra pseudo-ecologismo, inclusivity, politicamente corretto e delocalizzazioni... ma non manca il tentativo di parlare dell'emergenza abitativa (il famigerato caroaffitti milanese) e delle condizioni precarie dei lavoratori, su tutti i rider (qui il product placement di Deliveroo risulta decisamente più giustificabile e perdonabile). Come nel primo, regia e scrittura appaiono acerbe, in un ibrido tra cinema e corto web dove scene riuscitissime si alternano ad altre che lo sono decisamente meno (alcuni siparietti sono al limite del grottesco e le performance non sempre vengono in aiuto). Insomma, soprattutto per chi conosce le vette artistiche raggiunte dal Terzo Segreto di Satira ai tempi d'oro del loro canale YouTube, viene naturale aspettarsi molto di più... Tuttavia bisogna per forza tenere conto anche delle difficoltà che il collettivo deve aver affrontato in fase di produzione - i famosi compromessi prefigurati in <i>Si muore tutti democristiani</i> - e il risultato mi è sembrato più che decoroso non solo in termini di intrattenimento, ma anche sul fronte della parodia politicamente impegnata. Rimane la speranza che questi ragazzi continuino a trovare occasioni per esprimere il loro potenziale e dare libero sfogo alle loro idee, anche se purtroppo i risultati al botteghino non sono del tutto confortanti, con un incasso inferiore al precedente <i>Mollo tutto e apro un chiringuito</i>. Oltre ai collaboratori storici, cui sono spettati più che altro ruoli minori, mi è balzata alla vista la presenza nel cast di Maurizio Bousso (già l'immigrato malandrino di <i>Tolo tolo</i>). Spassoso Francesco Mandelli nei panni di un mega-ceo americano che comunica per stereotipi gastronomici. Lanzoni fin troppo monocorde in quella che sembra una replica senz'anima del personaggio di Guido Nicheli. riferimenti culturali e chicche:<blockquote><i>Apri tutto! chi è che lo diceva?</i></blockquote>(Boris citato da Paolo Calabresi/Biascica) Franco Nero Ringo People <i>Quasi Amici</i><blockquote><i>Chi cazzo sei? Giucas Casella?</i></blockquote><blockquote><i>Se pareggiamo vengo lì sotto</i></blockquote>(Carlo Mazzone) cammei di Lele Adani (serie C uruguayana e padel) e Licia Colò PES dei Club Dogo la partita di <i>Tre uomini e una gamba</i> note: il titolo fà il verso a <i>Ricomincio da tre</i>
<blockquote><i>A me Modugno mi piace sempre, questo "<a href="https://youtu.be/8yZLwUI6EEc?si=tcYlhvUyTZ11d5SK">Uomo in frac</a>" me fa impazzi', perché pare 'na cosa de niente e invece c'è tutto</i></blockquote>
(director's cut)<blockquote>Napoleone: <i>One must also. Not forget that I am only a man. </i></blockquote><blockquote>Wellington: <i>You forgot it, sir. You thought you were a god.</i></blockquote><blockquote>Napoleone: <i>I never said such a thing. </i></blockquote>Storia e azione politica, pur prestandosi naturalmente a grandi riflessioni e a risvolti epici, vengono solo passate in rassegna, rimanendo praticamente sullo sfondo del vero oggetto della narrazione, la parabola amorosa ed esistenziale di Napoleone e Josephine. Così la donna finisce per assumere nella carriera di Bonaparte una centralità sicuramente maggiore rispetto a quella che in realtà ebbe (per citare i casi più evidenti: N. ritorna dall'Egitto e fugge dall'Elba mosso dalla gelosia). L'intento di Scott sembra quello di de-mitizzare, e quindi denunciare, l'imperialismo e i suoi interpreti storici (la <i>civilisation </i>napoleonica era mascherata da liberazione proprio come l'ideale democratico<i> </i>americano; sembra conciliare con quuesto intento anche la conta finale delle vittime). Decide di farlo con un ritratto, parziale in tutti i sensi, di uno dei generali e uomini politici più grandi della storia, che finisce per consistere, si suppone volutamente, in una ridicolizzazione piuttosto che in un ridimensionamento o un'umanizzazione del personaggio. L'<i>homo novus</i> corso viene dipinto come un pupazzo in balìa degli avvenimenti, un omino egocentrico, fondamentalmente insicuro e irrisolto soprattutto nelle relazioni col genere femminile (si veda anche il complesso edipico che sembra profilarsi). Si ritrova tra le mani un Impero quasi per caso, senza particolari meriti se non quello di essere capitato al posto giusto nel momento giusto. Non a caso uscirà sconfitto proprio quando verrà tradito dalla sua fortuna. Di Bonaparte vengono sottolineati vari aspetti grotteschi e buffoneschi (le emorroidi, il sesso, il rapporto con la madre, la vanità etc.) - ma in questa specie di caricatura, va detto, neanche Wellington sembra essere risparmiato, i grandi uomini della storia sembrano bersagliati senza distinzioni in questa narrazione, secondo i fini anti-imperialistici e anti-epici di cui sopra. In una parola una demistificazione (o sarebbe meglio dire falsificazione?), sicuramente opinabile, ma che sembrerebbe piuttosto in linea con certe posizioni della storiografia anglosassone... Giunto alla terza visione (quest'ultima nella director's cut) ho maturato sul film un parere sempre più positivo, partendo dalla delusione iniziale (avevo aspettative totalmente diverse, allora non conoscevo il percorso artistico di Scott) fino ad accettarlo (leggasi considerarlo) per come è stato concepito, ovviamente senza rinnegare la formulazione di un parere "critico" personale (in senso lato, non cinematrografico). Nel complesso credo che per quanto possa risultare concettualmente discutibile riesca a dare veramente tanto sul piano dell'estetica e dello spettacolo visivo (scenografie, costumi, battaglie...). Insomma, qui c'è tanto <b>cinema</b>. scene memorabili: - assedio di Tolone - ingresso a cavallo nel Duomo di Milano (director's cut) - incoronazione (forse l'unica scena proponibile nelle scuole) - <a href="https://youtu.be/y4SjDsK92wQ">Austerlitz</a> (meraviglia) - ritorno a Borodino (director's cut, scena in cui emerge una tematica importante, quella della mobilità sociale napoleonica) - Waterloo tra le varie licenze storiche: N. presenzia alla decapitazione di Maria Antonietta. N. finì in carcere (in quanto giacobino) dopo la capitolazione del Terrore. N. bombarda le piramidi. La primavera di Botticelli non fu mai consegnata ai Francesi - tantomeno dal vescovo di Milano - , mentre la Deposizione di Caravaggio sì, ma fu portata in Francia da Roma (director's cut). Il ghiaccio ad Austerlitz. Il "cecchino" inglese. Incontro con Wellington. Sorprendente e brillante la <a href="https://youtube.com/playlist?list=PLRW80bBvVD3U6YK8RVHP3jc1EONOKWe-C&si=NaJe48u1b1gQyAsP">colonna sonora</a> di Martin Phipps, che in alcune tracce rielabora motivi classici dell'epoc
<a href="https://youtu.be/IlJtNxns24o">"<i>È un bel direttore, è un santo è, un apostolo!</i>"</a> Biografia piuttosto mediocre del patron di Banca Mediolanum, caratterizzata da un'impostazione televisiva strappalacrime e da toni smaccatamente encomiastici (produzione Mediaset). La fotografia e le musiche ricordano non di rado <i>Gli occhi del cuore 2 </i>("<i>Duccio, apri tutto! Smarmella</i>!"), i dialoghi sono spesso mielosi e la recitazione non sempre all'altezza. Maurizio Donadoni unico attore davvero in parte. Un po' sconcertante l'Ennio Doris romanesco di Massimo Ghini. Atroce l'interpretazione di Silvio Berlusconi. note: Basato sull'autobiografia <i>C'è anche domani</i>
Un b-movie d'autore costato 300 milioni, non privo di tanto sano trash oltre che di emozionante cinema-spettacolo. memorabili: giornale (POMA) partita di calcio iscrizioni in inglese squali nell'Anfiteatro Flavio
<blockquote><i>Quando si è amici una volta si è amici per tutta la vita.</i></blockquote>Tipica frase ad effetto sorrentiniana? Sì, ma non per questo meno bella. Anzi.
<blockquote><i>È la normalità la vera rivoluzione. È la fedeltà la vera utopia.</i></blockquote>Dramma romantico corale, cult dei primi duemila che scatenò accesi dibattiti "esistenzialistici" (morettiani vs mucciniani). Come commedia grottesca l'ho trovata a tratti davvero esilarante, purtroppo è stato un effetto indesiderato. A mio modo di vedere il valore del film risiede nel soggetto, che affronta un eterno interrogativo generazionale (i trentenni dell'epoca si riconobbero facilmente), e nel ritmo, guidato da un montaggio talmente frenetico da far scorrere veloci le due ore. I dialoghi sono il più delle volte di una banalità e inconsistenza disarmante e i personaggi non fanno che urlare, correre e sbattere porte come in ogni film di Muccino, fino a toccare - tra il serio e il faceto - punte degne di un thriller-horror ansiogeno. Nonostante tutto, però, la morale della storia ne esce salva. Di fronte a una sceneggiatura del genere credo che le prove attoriali siano complessivamente senza infamia e senza lode. Si segnalano soprattutto Claudio Santamaria e Stefano Accorsi, che il matto lo fa sempre bene (Favino, allora semisconosciuto, ricopre un ruolo abbastanza secondario). Parte della critica lo esaltò, plaudendo soprattutto ai piani sequenza, divenuti poi veri e propri marchi di fabbrica del cinema mucciniano, mentre oggi la cinefilia disapprova comprensibilmente il carattere "borghese" e scialbo della vicenda. <a href="https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_nNhBCogNAdeDOGGZ7dxeWFcXOnNsn7fyY">colonna sonora di Paolo Buonvino</a> L'<a href="https://youtu.be/BdvhfJ5FgPY">omonimo brano </a>dei titoli di coda, scritto e interpretato da Carmen Consoli, riscosse insieme al film un grandissimo successo. P.S. Non sono d'accordo con le critiche che leggo sulla scrittura dei personaggi femminili (solita isteria contemporanea), perché anche gli uomini - penso volutamente - non vengono trattati da meno... Ma in ogni caso le ritengo scelte legittime del regista, che a quanto pare ha voluto inserire elementi autobiografici. note: Memorabile Martina Stella grulla infoiata.<blockquote><i>Ci se' già statho sulla hapanna?</i></blockquote>Verrà fatto un sequel dello stesso regista nel 2010 (<i>Baciami ancora</i>) e un remake americano (<i>The last kiss</i>) nel 2006. Leggenda narra che dopo la visione de <i>L'ultimo bacio</i> Will Smith chiese di lavorare a tutti i costi con Gabriele Muccino: lo avrebbe fatto (<i>La ricerca della felicità</i>).
Horror-thriller paranormale di grandissimo pregio formale (fotografia, regia, montaggio, musiche). <a href="https://youtube.com/playlist?list=PLpF4DCnHgevKiEdjLXABts5Xqi1R2EkAG&si=FYzzIn8xWdIgNpKz">Original Soundtrack T.Rex: </a><a href="https://youtu.be/LeLpMlzTyH0">Jewel</a> <a href="https://youtu.be/B0hCPOaXvsE">Get it on</a> <a href="https://youtu.be/9L6wDdFOJLQ">Planet queen</a>
<blockquote><i>It gets harder each time to remember that you still deserve to exist. That this part of yourself is still worth something, that you still matter. Has she started yet? Eating away at you?</i></blockquote>Dorian Gray in versione pop(pe). Una denuncia sacrosanta contro la "società dell'apparire" e l'industria dello spettacolo. L'intero comparto tecnico è di altissimo livello e i meccanismi psicologici che portano l'individuo a ricercare modelli estetici irraggiungibili vengono mostrati nella loro tragica umanità. Però l'ho trovato citazionista fino all'arroganza e ho sofferto l'impostazione ideologica, un femminismo troppo all'americana per i miei gusti. Nella fattispecie, pur riconoscendo la maggiore complessità della questione (per dirne una: anche un uomo usufruisce della Sostanza), le dinamiche mi sono sembrate eccessivamente ridotte a fenomeni di patriarcato (banalizzazioni tipiche di una certa cultura pseudoprogressista), quasi dimenticando che il vero bersaglio è e resta pur sempre lo show business, maschilismo o meno (nonostante siano spesso due facce della stessa medaglia). Secondo me il finale, molto discusso, è meraviglioso proprio per la sua natura grottesca e provocatoria. P.S. Insomma, almeno durante questa prima visione, ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte ora a un body horror satirico, ricco di spunti di riflessione, ora a un <i>Barbie</i> che forse si è voluto prendere troppo sul serio.
Classicone italiano degli anni '90, una commedia romantica leggera, scanzonata e piena di scene cult. Per me continua conferma e smentita del fatto che "c<i>on quella c aspirata e con quel senso dell'umorismo da quattro soldi i toscani hanno devastato questo Paese</i>".
<i>C'eravamo tanto amati... </i>solo che scritto un po' de mmerda e co la ggente che strilla. A Muccì, carino eh, ma li mortacci tua... Una specie di remake citazionista del capolavoro di Scola, in cui però la rottura della IV parete viene abusata e la retrospettiva sulla storia italiana, liquidata a scialbe immagini di repertorio, è talmente superficiale e abbozzata da risultare assente. Interessanti le considerazioni sociologiche e generazionali finali, anch'esse sbrigative ma decisamente più riuscite. Acquaroli, Rossi Stuart, Santamaria e Favino hanno fatto quello che potevano. Sono presenti curiosi elementi autobiografici (il rapporto di Sopravvissù col figlio, le colombaie di Paolo, i tradimenti subiti da Giulio). <a href="https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_nBU8ChtWd0bbxGXP_14224uT_2RcMoPmo">Colonna sonora</a> di Nicola Piovani. PS. Il personaggio di Nicola riattualizzato in chiave grillina mica malissimo. note: "<i>Gli anni più belli sono quelli in cui non escono film di Muccino</i>" Federico Frusciante
<blockquote><i>Checco: Salvino, ma perché non lo fai giocare? Salvino: Nui i stranieri un'i vulimu! Checco: Ma lui non è straniero, digli di dove sei. Sayyd: Di Gioiatauro sugnu. Salvino: Ah sì? E che cos'è la 'nduja? Checco: Eh e non lo sa perché è vegetariano... Salvino: Puru ricchiuni...</i></blockquote><a href="https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_kJEx2ia5WcOl-c-JBsvl9nokKLRlcocCE">Musiche originali di Luca Medici</a> <a href="https://youtu.be/7S_issyHh5A">La prima Repubblica</a>
(versione televisiva)<blockquote><i>La piccola borghesia si è ridotta così, siccome non ha i mezzi sufficienti per vivere col decoro del 'galantuomo' - come dicono loro - allora devono dominare e sfruttare i contadini, si assicurano il posto di farmacista, prete, podestà, maresciallo dei carabinieri e, data la ristrettezza dell'ambiente, la lotta si fa feroce e meschina. [...] Sai, qui si arriva persino a capire perché questi giovani diventano fascisti, uno ridotto nelle loro condizioni potrà benissimo fare la spia, rubare, ammazzare... Ma potrà anche morire in Africa come un eroe...</i></blockquote>Con l'adattamento del romanzo di Carlo Levi <i>Cristo si è fermato a Eboli</i>, Francesco Rosi ci regala un piccolo spaccato socio-antropologico dell'Italia fascista, immortalando verghianamente la vita e la cultura dei contadini lucani - tra superstizioni, tradizioni ed emigrazioni in America - ed ergendosi rispettosamente a portavoce delle acute riflessioni storiche, politiche e sociali dell'intellettuale torinese. Le vicende sono ambientate in Lucania, a Gagliano (Aliano), dove Levi trascorse l'esilio politico tra il 1935 e il 1936. Volonté, qui alle prese con la calata piemontese, monumentale come sempre. <a href="https://youtu.be/8L8DfP-1grs">Colonna sonora indimenticabile di Piero Piccioni</a>. scene memorabili: esattore-clarinettista Profanum vulgus colloquio col Podestà italo-americani teatro popolare L'<a href="https://youtu.be/Ftct-6g87L8">eterno fascismo italiano</a> altre citazioni:<blockquote><i>Oggi essi muoiono in Abissinia come ieri sull'Isonzo e sul Piave, per una storia altrui, per una storia che non li riguarda.</i></blockquote><blockquote><i>Però c'è da chiedersi perché i contadini vedono nei briganti i loro eroi. Perché con il brigantaggio la civiltà contadina difendeva la propria natura contro quell'altra civiltà che le sta contro e che senza comprenderla eternamente l'assoggetta.</i></blockquote><blockquote><i>Individuo e Stato dovrebbero coincidere nella pratica quotidiana per poter resistere entrambi.</i></blockquote>note: canzoni popolari Faccetta nera Irene Papas
<blockquote><i>Noi vogliamo una società socialista che corrisponda alle condizioni del nostro paese, che rispetti tutte le libertà sancite dalla costituzione, che sia fondata su una pluralità di partiti, sul concorso di diverse forze sociali.</i><i> </i><i>Una società che rispetti tutte le libertà, meno una: quella di sfruttare il lavoro di altri esseri umani, perché questa libertà tutte le altre distrugge e rende vane.</i></blockquote>Biografia dell'Enrico Berlinguer segretario del Partito Comunista Italiano (1972-1984). Si concentra soprattutto sulla sua visione politica (la via democratica al socialismo) e sugli avvenimenti che lo hanno segnato in quegli anni (golpe cileno, attentato di Sofia, strage di piazza della Loggia, rapimento Moro), senza però trascurare né la dimensione privata di padre e marito né tantomeno il dialogo vitale che costruiva nel quotidiano con la sua gente. Un bel film-documentario impiegabile a fini didattici e impreziosito dalle immagini di repertorio. MAGISTRALI Elio Germano (Enrico Berlinguer) e Paolo Pierobon (Giulio Andreotti) nel restituire due interpretazioni totali sul piano vocale e fisico. Da brividi la <a href="https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_mh553fG78WC97uv6JyfudZ3qoZ_ZEZL6Q">colonna sonora di Jacopo Incani</a>, che recupera sonorità della musica pastorale sarda. Sia un'occasione per esplorare davvero questa grande figura, oggi ignobilmente strumentalizzata - fino a farne un santino elettorale - da una parte politica che con quell'esperienza umana ormai non ha più nulla a che spartire. <i>"È un film corale, che parla di un popolo che partecipava, cercando di far sentire la propria voce e spingendo qualcuno a rappresentarne il pensiero. Era una dimensione dei partiti che oggi non esiste più. La politica odierna sembra essere più interessata a venderci qualcosa, piuttosto che invitarci a partecipare</i>" Elio Germano note: "Andreotti vagone di merda" momento collezionismo P.S. Ho provato commozione per un passato mai vissuto, non potevo chiedere altro.
16/10/2024 11:30 circa A: Ragazzi, purtroppo è finito il <b>tempo</b> in cui si poteva agire, a noi resta solo coltivare i ricordi del <b>passato</b>, perché tanto la <b>rinascita</b> non la vedremo. B: Te lo giuro, la penso anche io così. A: Stiamo solo assistendo alla decadenza, viviamo un'epoca crepuscolare. B: Siamo nel ciclo sbagliato, in cui l'Occidente perde la sua identità e presto anche il suo peso politico ed economico nel mondo. 16:00 - 18:00 circa Francis Ford Coppola: Megalopolis La speranza nel futuro è ciò di cui la nostra generazione sente disperato bisogno: <i><b>Zu Cicciu pruvau a daricilla</b></i>. <i><b>Homo faber fortunae suae. </b></i> La dolcissima favola della buonanotte di nonno Francis, tra echi di storia romana, citazioni e simbolismi di ogni tipo. Autentico e appassionato invito ad abbracciare l'<i><b>humanitas</b></i> in tutte le sue forme: l'amore come motore della vita (non un caso la dedica finale alla moglie defunta), la politica come visione sociale e collettiva, il sapere tecnico e filosofico come patrimonio condiviso. A ricordarci che ognuna di queste è forma d'arte (nel senso greco di τέχνη), una creazione e proiezione del nostro intelletto. Viene quindi mossa una critica alla società contemporanea (pars destruens), che si impegna però a delineare una prospettiva di speranza nel futuro e fiducia nell'ingegno umano (pars construens).<blockquote><i>Non c'è tempo per parlare del futuro delle persone ma c'è sempre tempo per convincerle ad usare del denaro che non hanno, comprare cose che non servono e imitare persone che non piacciono loro?</i></blockquote><blockquote><i>Abbiamo l'obbligo gli uni verso gli altri di porci delle domande a vicenda: cosa possiamo fare? Questa società, questo modo di vivere, sono veramente gli unici possibili? E quando ci poniamo queste domande, quando discutiamo queste domande, stiamo parlando di un'utopia.</i></blockquote><blockquote><i>Franklyn Cicerone: Le utopie non offrono alcuna soluzione pronta all'uso. </i>Cesar Catilina: Non dovrebbero offrire soluzioni ma porre le domande giuste.</blockquote>film: Metropolis Ben Hur (bighe, colonna sonora) Napoleone di Abel Gance (split screen-Polyvision) Viaggio nella Luna Suspiria? La vita futura opere antiche: Catullo, carme 58 Saffo, fr. 16 Voigt Giovenale, satira X Ovidio, Fasti, VI, 258 Cicerone, Oratio in Catilinam, I, 1 Marco Aurelio, Meditazioni Svetonio, De Vita Caesarum, I, 30 (Euripide, Fenicie vv. 524-525) figure paradigmatiche dalla storia romana: Catilina (rivoluzione sociale) vd. Sallustio, <i>Congiura di Catilina</i> Cesare (rivoluzione politica) Clodio Pulcro - H&M (demagogia) Giulia Maggiore (amore dissoluto) Cicerone (Realpolitik) Crasso (capitalismo) Bruto (congiura) vd. "<i><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sic_semper_tyrannis?wprov=sfla1">sic semper tyrannis</a>"</i> altri riferimenti: svastiche naziste sole nero (Bruto) Ralph Waldo Emerson Petrarca Rousseau Shakespeare (<i>Amleto</i> e <i>La Tempesta</i>) Sua Eccellenza L'imbianchino austriaco Un'utopia socialista figlia degli anni '70. La riflessione umana e personale di un autore che guarda il mondo "sulle spalle dei giganti", potente nella sua semplicità e più che mai necessaria in questo momento storico. Scandagliando la storia della filosofia in Cesar Catilina possiamo trovare il Prometeo titano del Romanticismo tedesco, il Leonardo Da Vinci architetto umanista (<i>homo faber</i>), il Napoleone Weltgeist di Hegel, l'Uomo Nuovo futurista, l'Oltre-Uomo nietzschiano... Ma senza spingerci troppo nel terreno impervio della sovralettura possiamo facilmente rivedere il regista stesso. Credo che Megalopolis sia l'emblema di come un film possa essere criticamente apprezzato persino nelle sue "storture", che esse siano evidenti o presunte. Spesso sarebbe opportuno abbandonare vuoti schematismi e rigorismi pseudo-critici per disporsi nel modo più aperto possibile verso ciò che un autore vuole comunicarci. Perché il cinema è prima di tutto concetto e immagine (<i>Megalopolis</i> lo è oltremodo, a tratti smodatamente come mol
Kolossal storico dotato della necessaria portata epica e capace di stabilire un buon compromesso tra spettacolo e fedeltà alle fonti. Un film ingiustamente massacrato che è sempre un piacere rivedere (cultino personale). <a href="https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_nDxSZr1SYPDCafwD8rn03O7IO8VRlCerE&si=6E_HxcMDIGz_eGgy">Colonna sonora splendida di Vangelis</a>. Colin Farrell.
<blockquote><i>Tutti pensano dipenda dai dettagli ma non funziona così la memoria. Ricordiamo con i sentimenti.</i></blockquote>Ho apprezzato tantissimo la regia, le musiche (anche se le avrei preferite più presenti) e le scenografie (soprattutto la Las Vegas abbandonata), ma la scrittura non mi ha convinto allo stesso modo. È un po' lo stesso sentore che ho avuto guardando <i>Suspiria</i> di Guadagnino: l'espansione dell'universo narrativo originario finisce per sembrarmi ingiustificata e pretenziosa.
<blockquote><i>Tradditore Badojo</i></blockquote>Thriller inquietante che riesce a toccare temi come la crisi della figura maschile, la violenza domestica e il neofascismo senza cadere nella retorica o nel grottesco, cosa molto difficile di questi tempi... Non il classico dramma famigliare. Tratto dalla storia vera di Luigi Celeste. Ottime le interpretazioni, in particolare quella di Francesco Di Leva.
(restauro parziale del 2010 - 148')<blockquote><i><b>GROSS JST DIE WELT UND JHR SCHÖPFER UND GROSS JST DER MENSCH</b> Grande è il Mondo e il suo Creatore, e grande è l'Uomo</i></blockquote>Pilastro della fantascienza e capolavoro dell'espressionismo tedesco: avrebbe plasmato l'immaginario e la storia del genere negli anni a venire. Il messaggio politico finale, poi rinnegato dallo stesso Lang, rende l'opera una sorta di manifesto del corporativismo e della "terza via", esponendola a critiche sia da destra che da sinistra. "<i>In una megalopoli del XXI secolo dominata dal dittatore Frederson (Abel), gli operai, che vivono nei sotterranei in stato di semischiavitù, ripongono la loro fiducia nella mite Maria (Helm) di cui si innamora Freder (Fröhlich), figlio del dittatore. Per rompere l'unità degli operai, Frederson impone all'inventore-mago Rothwang (Klein-Rogge) di costruire un robot, sosia di Maria, che semini discordia, ma questo incita gli operai alla rivolta e alla distruzione. Toccherà alla vera Maria e a Freder riconciliare le parti, ponendo le basi per un nuovo ordine sociale. Gli effetti speciali straordinari, le imponenti architetture (le tecniche fotografiche di Eugen Schüfftan combinavano modellini e scenografie in grandezza naturale), i geometrici movimenti delle masse ne fanno uno dei film visivamente più impressionanti della storia del cinema.</i> <i>Poco riuscita (e poco chiara) è invece la sceneggiatura, scritta da Lang con la moglie Thea Von Harbou, dove sono presenti temi tipicamente espressionisti (il doppio) e altri profetici (la manipolazione occulta, l'esplosione della follia collettiva) e che ruota attorno al tema della rivolta dell'uomo contro la macchina, ma sfocia in un finale contraddittorio. I distributori americani, allora, accusarono il film di comunismo, mentre il messaggio di riconciliazione finale venne apprezzato dal nazismo.</i> <i>Nel 1984 il musicista Giorgio Moroder ha confezionato una nuova versione di Metropolis di 87', virata in vari colori e accompagnata da una colonna sonora rock con canzoni, tra gli altri, di Freddy Mercury e Pat Benatar, che tenta di ricostruire l'impatto spettacolare che il film ebbe sugli spettatori dell'epoca. In mancanza della versione filologica curata lo stesso anno dallo studioso tedesco Enno Patalas, quella di Moroder rende tutto sommato il miglior servizio al film di Lang. Entrambe queste versioni hanno il merito di approfondire l'ossessione di Rothwang per il robot femminile da lui creato. Diffidare delle altre versioni in cassetta, basate su uno dei numerosi montaggi arbitrari dell'epoca, e spesso accompagnate da colonne sonore che scimmiottano quella – stranamente adeguata alle immagini – di Moroder. Nel 2008 il Museo del Cine di Buenos Aires ritrovava una versione in 16mm del film</i> <i>con molte scene che si ritenevano perdute e che hanno permesso alla Friederich-Wilhelm-Murnau-Stiftung di preparare una copia del film di 3945,5 metri (equivalenti a 145'), cioè di soli 243,5 metri più corta di quella proiettata per la prima volta all'Ufa-Palast di Berlino e poi perduta. La nuova versione restaurata e accompagnata dalla colonna sonora originale di Gottfried Huppertz (eseguita dal vivo dalla Rundfunk-Sinfonieorchester) è stata proiettata in prima mondiale al Festival di Berlino 2010.</i>" (il Mereghetti) note: Apocalisse di Giovanni Babilonia la Grande Moloch (citazione a Cabiria?)
<blockquote><i>Nun me frega un ca' </i><i>e li sindecati me li sbatto anca </i><i>e sempre forza Laziooo!</i></blockquote><b>C'era una volta in Italia</b>. CAPOLAVORO. note: <a href="https://it.m.wikiquote.org/wiki/C%27eravamo_tanto_amati">citazioni</a> (da wikiquote) <a href="https://youtu.be/B-u2wg3jYfw?si=OOLKX_F-vykvyjZK">Io ero Sandokan</a> W COPPI "Eh ma io no!"
<i>(atto I e II)</i><blockquote><i>I ricchi sfruttano, saccheggiano e si ingozzano: più mangiano e più sono marci. Noi fascisti mangiamo gli avanzi. E ci danno forza.</i></blockquote>Grandiosa epopea dell'Emilia rurale, al contempo teatrale e "verista". Bernardo Bertolucci ci restituisce un ritratto e un'interpretazione storica del primo Novecento italiano, per certi versi inevitabilmente manichea, proprio in virtù degli intenti pedagogici e della sua fede politica. I personaggi risultano stilizzati ma in maniera esemplare: Alfredo incarna alla perfezione la connivenza ed indifferenza della classe dirigente durante il regime mussoliniano, Attila lo spietato piccolo borghese arrivista che si fa strada nello squadrismo agrario (non c'è una semplice equazione fascismo - padronato) e Olmo chiaramente l'eroe della storia, il proletario che non ha mai rinunciato alla lotta. Ho apprezzato veramente tanto, oltre ai meravigliosi scenari della bassa padana, la presenza della musica popolare e lo spaccato contadino. Bellissima la fotografia di Vittorio Storaro: è spesso ricercato in modo esplicito l'effetto "quadro", addirittura attraverso l'uso di fermi immagine (non un caso che appaia nei titoli di testa il <i>Quarto Stato</i> di Giuseppe Pellizza da Volpedo). Degne di menzione particolare le scene osé (soprattutto quella celebre con Depardieu, De Niro e la Casini), la ferocia di alcune immagini (omicidio di Patrizio, cadaveri carbonizzati dopo l'incendio della Casa del Popolo) e le bestemmie (ne ricordo due, una vera e una alterata). Il finale ironico e beffardo illustra con efficacia la "lotta di classe" che - almeno fino ad allora (1976) - non aveva visto una risoluzione: l'Italia e il mondo avrebbero poi preso una direzione ben precisa... Fortemente emblemetica anche la consegna delle armi al CLN, parte di quel segmento surreale, poiché rappresenta bene la fine e il tradimento della Resistenza, ennesima "<i>rivoluzione mancata", </i>per citare Gramsci, dopo quella risorgimentale. Insomma, un'opera da vedere assolutamente per chi volesse conoscere la storia del nostro Paese, che viene idealmente a formare una trilogia con <i>Noi credevamo </i>di Mario Martone e <i>La meglio gioventù </i>di Marco Tullio Giordana (vale a dire i rispettivi prequel e sequel). Trucchi di Giannetto De Rossi. <a href="https://youtu.be/rA5Kp3wIV6w">Colonna sonora</a> di Ennio Morricone. note: Burt Lancaster (Il Gattopardo) Stefania Casini (Suspiria) Romolo Valli (Giù la testa, Il Gattopardo) Alcune delle canzoni presenti: <a href="https://youtu.be/F8bQ9gHHh28?si=YqcsEuw9PPrF8-1b">Era de maggio</a> <a href="https://youtu.be/ZwZE6QQSZx4?si=uyVSCoZQy4SE6aZC">O Gorizia tu sei maledetta</a> <a href="https://youtu.be/uL4lvCfMQVM?si=uCYzBuUkMZjhddJ_">Era una notte che pioveva</a> <a href="https://youtu.be/gpPXxtFA-Og?si=Vo9DqLllX17slVvX">Inno dei lavoratori</a> <a href="https://youtu.be/of8noYo_l0Y">Internazionale</a> <a href="https://youtu.be/tB8PYChPIE0">La lega</a> <a href="https://youtu.be/WPyPkZQZkjU?si=AAJ7y9vk220VL9QY">Le quattro stagioni</a> <a href="https://youtu.be/g7qD7cC5kPk?si=5cmX5_t-cCXR_1aB">Benito, Benito</a> <a href="https://youtu.be/YBkwKZRRqEI?si=XKBLFLmBZN7lSWVW">Inno della rivolta</a> (queste ultime quattro non le conoscevo)
<blockquote><i>Ostcia!</i></blockquote><b>Il *De-animator dell'Oltrepò.</b> Un fantasy-horror con elementi di umorismo macabro, surrealismo, erotismo e una componente di denuncia sociale più o meno velata. Diventato un cult, rappresenta un unicum soprattutto nel panorama italiano. Il grande punto di forza del film è il soggetto, tratto con una certa fedeltà dall'omonimo romanzo di Tiziano Sclavi. Nonostante alcune caratteristiche lo assimilino ad un prodotto televisivo di quegli anni - tutto sommato ben calzanti a fronte di un racconto che era fumettistico già nell'anima - il film è veramente notevole per la regia, le stupende atmosfere baviane e gli ottimi trucchi di Stivaletti. note: Il romanzo, peraltro scritto in forma di sceneggiatura, era un prototipo di quello che sarebbe stato Dylan Dog. Le vicende sono ambientate nella cittadina di Buffalora, nome che ricalca quello di analoghi toponimi diffusissimi in Lombardia, tra tutti quello di Boffalora sopra Ticino (MI), ma l'autore prese spunto con più probabilità da una frazione di San Cipriano Po, comune vicino a Broni, sua città natale. David di Donatello 1994 per la scenografia. Anna Falchi.
Lo si sta giustamente paragonando all'<i>Albero degli zoccoli</i>, ma credo vadano sottolineate alcune differenze sostanziali: il quadro d'insieme risulta molto "costruito" sia nei contenuti che nell'estetica (uno stile più vicino ai lavori di Alice Rohrwacher e Pietro Marcello) e pur rifacendosi sicuramente a quello stesso realismo popolare, basti pensare alla scelta linguistica (bergamasco - solandro), all'utilizzo della musica classica (Bach e Mozart - Vivaldi e Chopin) e alla messa in scena del passaggio delle stagioni, il film è più focalizzato sulla tematica sociale femminile (maternità e libertà sessuale in primis), con riferimenti anche all'omosessualità. Insomma,<b> il passato si apre (o viene piegato?)</b><b> alle riflessioni e alle esigenze contemporanee</b>, una visione opposta a quella del regista bergamasco, che intendeva invece fotografare il mondo contadino senza i filtri della modernità. Anche la religione, in Olmi ancora di salvezza e fonte di speranza, qua viene mostrata più che altro nei suoi aspetti più oppressivi (si vedano le conseguenze del vincolo matrimoniale e i riflessi del concetto di peccato). Ho apprezzato tantissimo le scene corali della vita in paese (il matrimonio, le partite a carte, la festa di Santa <i>Lùzia </i>etc.) e la decisione coraggiosa e all'insegna dell'autenticità di girare e scrivere i dialoghi nel dialetto dell'alta val di Sole (nello specifico una zona che ha subito evidenti influenze linguistiche lombarde). Eccelsa la fotografia e l'ambientazione alpina. Straordinario Tommaso Ragno nella resa - da pugliese - di un'inflessione settentrionale.
<blockquote><i><b>Bisogna perdonarli... Sono mediterranei.</b></i></blockquote>La <i>Salò</i> democristiana di Petri, una <i>Mani pulite</i> ante litteram. Volonté e Mastroianni insieme: lo fare Cinema. C<a href="https://youtu.be/QRzQUtyrlU0">olonna sonora</a> di Ennio Morricone
<blockquote><b><i>Spacciarci per gli Odescalchi? </i></b><b><i>Non lo so... Ci siamo combattuti per due secoli...</i></b></blockquote>
<blockquote><b><i>"A paparà, qui ce scappeno i sganassoni!"</i></b></blockquote>
<blockquote><i><b>"Un Negroni sbagliato! Un Negroni sb... un succo..."</b></i></blockquote>I siparietti, che a parte rari casi (necrofilia, Negroni e scoregge di Matano) ho trovato poco divertenti, sono spesso scritti, girati e recitati male, l'ignoranza viene ostentata a tal punto da risultare di cattivo gusto, molto carino invece il messaggio finale. <i>Boia dé' ammé le scoregge di Matano mi fan ride abbéstia. </i> note: "Romeo e troietta" purtroppo non esiste davvero. Senza volerlo ha fatto <a href="https://youtu.be/JaFewo9ml0s">la storia di Youtube Italia</a>. Remake dello spagnolo <i>Fuga de cerebros.</i> Cammeo di John Peter Sloan.
Il "<b>Quarto Potere dei fuorisede pugliesi",</b> come ho letto in uno dei commenti qui sotto.<blockquote><b><i>Alle volte un po' di ignoranza renderebbe più sereni.</i></b></blockquote>Credo che la chiave per comprendere gli intenti degli autori, Luca Medici e Gennaro Nunziante, stia tutta in questa frase. Il linguaggio e gli stilemi sono quelli della parodia, costruita attraverso una serie di gag divertenti e scritte magistralmente. Il risultato è una narrazione essenziale ma genuina in grado di offrire, nel suo piccolo e con una leggerezza che privilegia un tipo di intrattenimento più diretto (in certi casi un valore aggiunto), uno spaccato della società italiana: sullo sfondo abbiamo il sogno "milanese" del ragazzo meridionale, che nella fattispecie rincorre il successo nel campo della musica (I Want You è X Factor), la diatriba culturale tra Nord e Sud (il PDN, Partito Del Nord, è chiaramente la Lega, ma il nome fa il verso al PDL), l'omosessualità (la sottotrama del cugino e del suo compagno, che si esplica nel magnifico finale) e persino il razzismo (le continue ironie su Nicholas, l'amico nero di Checco). Il tutto viene fatto secondo uno schema fantozziano - con le dovute e rilevanti differenze (non c'è la stessa forza politica e non è nemmeno ricercata, visto anche il diverso clima culturale-ideologico e il contesto produttivo berlusconiano) - cioè mettendo alla berlina lo spettatore, che senza saperlo sta ridendo anche di sé stesso: <i>"L'italiano non ha il senso dell'umorismo e quindi non accetta certi discorsi, li accetta se contrabbandati, se iperbolici, e allora paradossalmente - tutti quelli che hanno visto il film dicendo mi son fatto un sacco di risate - pensi che Fantozzi è uguale al mio vicino di sinistra oppure è uguale al mio vicino di pianerottolo oppure è mio cognato, è mio zio, è quello lì, è quello là, nessuno però - notate - mi dice la verità: Villaggio, sono io."</i> <b>Paolo Villaggio </b> Quando Marika dice a Checco "tu non lo farai mai successo, perché sei un ignorantone, sei un tamarro" è un po' come quando a Fantozzi viene ripetuto "merdaccia", il fondo dolceamaro è esattamente lo stesso. Come vale per gli altri film, va inoltre assolutamente riconosciuto l'enorme impatto che ha avuto sul pubblico: molte scene e battute sono diventate un patrimonio comune del nostro umorismo, certo, magari non staremo parlando di capolavori, soprattutto se li analizziamo con le categorie della critica cinematografica, ma <b>tutto deve essere considerato in relazione a quello che è e che intende essere. </b>Penso che già in questa opera prima siano più che evidenti la genialità e presenza scenica di Medici, grande cantautore oltre che comico, e le qualità di Nunziante, che si dimostra uno sceneggiatore e regista capace. Continuate pure, cari intellettuali della Domenica, a considerarli sprezzantamente alla stregua dei peggiori cinepanettoni...<blockquote><b><i>Madre, perdonili, perché loro non sanno quello che fanno.</i></b></blockquote>Musiche originali di Luca Medici e contrabbandate da Checco Zalone: <a href="https://youtu.be/ofqn8t8iajI">Angela</a> <a href="https://youtu.be/_TFlr1cX3D8">I uomini sessuali</a> <a href="https://youtu.be/V6mcRDcmOzs">Evviva u punti</a> <a href="https://youtu.be/p69kcTa_5-s">Lo sto sognando</a> note: La maschera Checco Zalone, nome parlante che gioca sull'espressione barese "<i>che cozzalone</i>" (it. che tamarro), nasce proprio come una caricatura del cantante neomelodico. <b>Le scene memorabili sono talmente tante che sarebbe superfluo elencarle</b>. C'è pure una bella cura per i dettagli e le scenografie, per esempio: - i CD di Checco - i poster in camera Woodstock Immensemente... Angela Sadisfaction - La sagra del riccio - la t-shirt "pelle nera" di Nicholas - le riviste in edicola sull'uomo del momento - i loghi del Partito Del Nord e di I Want You Nunziante fa una comparsata davanti al negozio di chitarre.
<blockquote><i><b>"una tonnellata di dinosauri per Palermo"</b></i></blockquote>Abbastanza mediocre, però ci sono tanti nuovi dinosauri da vedere, soprattutto quelli piumati come Paleontologia comanda (uno è la versione mesozoica di Freddy Krueger). La presenza dei 3 attori storici del primo capitolo è un bel fan service: riescono finalmente a far baciare Alan Grant ed Ellie Sattler! Il <a href="https://youtu.be/NkEU6fC_nhY?si=3zLZIf04V6ITkmnL">trailer di lancio</a> rimane per me la cosa migliore.
<blockquote><i><b>"Tratta gli oggetti come donne"</b></i></blockquote>Grande commedia-noir che ricorre al grottesco per descrivere con efficacia le contraddizioni interne alla società americana. Architettata fin dall'inizio per essere un cult e densissima di personaggi, citazioni e scene indimenticabili.
<blockquote><b><i>Figlio mio, quante cose hai ancora da imparare dell'economia... Vedi, le banche quando te c'hai un debituccio che fanno? Ti perseguitano. Se tu hai un grande debito invece ti rispettano e ti aiutano, capisci? Faremo grandi buchi finanziari insieme.</i></b></blockquote><i>Sole a catinelle</i>, commedia piena di scene e situazioni che sarebbero divenute veri e propri meme dell'Internet ("umiltà bambino" e "e allora sei sano" per citarne alcuni), è entrata senza ombra di dubbio, come altri film zaloniani, nell'immaginario collettivo della mia generazione. Vidi per la prima volta questo film da ragazzino al cinema, dopo aver pregato più volte mio padre di portarmi. Già allora mi fece molto ridere, ma solo riguardandolo negli anni successivi ho potuto comprendere meglio il contesto socio-economico, l'Italia di Renzi che usciva dalla crisi del 2011. "<i>Il</i> <i>comico è superiore al tragico",</i><i> </i>citando <a href="https://boxd.it/hJQ"><i>Morte di un matematico napoletano</i></a>,<i> </i>e questo film mi ha commosso per la dolcissima semplicità con cui riesce a raccontare il legame tra un padre e un figlio in quel momento storico (c'è probabilmente un meccanismo di identificazione). La colonna sonora originale poi è di prim'ordine: <a href="https://youtu.be/A86RzCDX0UM?si=C99eyibh8r3SQKhf">Superpapà</a> <a href="https://youtu.be/4C1WfZYGBhQ?si=93tCKjq0JJ097_xW">Sole a catinelle</a> <a href="https://youtu.be/EacX6DTKueI?si=nYQrw6EEG6UEoOWG">Dove ho sbagliato</a> (forse la migliore dell'album) <a href="https://youtu.be/F2lw9Q72jiA?si=qzHXFcmH-AcgVgdH">Benvenuta Gaia</a> <b>Gennaro Nunziante e Luca Medici sono due geni della comicità italiana.</b> note: "Fata Gaia" per parodizzare il "Folletto" è una delle tante chicche: Gaia tra l'altro è il nome della figlia di Medici, allora appena nata, a cui il padre ha dedicato quella tenerissima canzone che si sente durante i titoli di coda (vd. sopra).
<blockquote><b><i>"Ma zio, ma sgozzate ancora i maiali?"</i></b></blockquote>Ho apprezzato il tipo di comicità, d'altronde Pio e Amedeo mi sono sempre piaciuti (trovo molto divertenti soprattutto i primi sketch su Telenorba) e Nunziante si è occupato come al solito anche della sceneggiatura. La storia, per la verità molto semplice, tenta anche di riflettere su tematiche importanti ed attuali, come l'ipocrisia del mondo social, la speculazione economica, l'esodo di giovani dal Sud verso il Nord, il caroaffitti nelle grandi città... e questo gli va riconosciuto. Lo slang della Milano bene è volutamente caricaturale: "<i>top</i>", "<i>adoro</i>" e "<i>too much</i>" sono espressioni effettivamente abusate da persone con cui ho a che fare più di quanto vorrei. scene memorabili: "<i>Io ti consiglio la sedia a rotelle della Salgi, la 4-8-8</i>" note: La compagna di Pio è praticamente la Ferragni PS. I cinefilotti letterbozzari che commentano con odio questo film fanno francamente ridere: mille volte meglio la presunta ignoranza di Pio e Amedeo della pseudo-cultura che tanto vi piace ostentare.
<a href="https://youtu.be/OOow0q7Te9A">colonna sonora</a> "beatlesiana" di Bixio-Frizzi-Tempera
"[...] <i>Come può uno scoglio Arginare il mare Anche se non voglio Torno già a volare Le distese azzurre E le verdi terre Le discese ardite E le risalite Su nel cielo aperto E poi giù il deserto E poi ancora in alto Con un grande salto</i> [...]" <i>Mogol e Lucio Battisti</i> note: Incursioni neomelodiche goderecce: tra tutte è degna di essere menzionata quella di "<a href="https://youtu.be/UUP2rdVO9M0">Nu latitante</a>". Don Boschin è Claudio Bigagli, il Tenente Raffaele Montini di Mediterraneo
Thriller psicologico stravagante ed interessante, adattamento dell'omonimo romanzo di Domenico Starnone. Elio Germano.
<a href="https://youtu.be/L0JbaZtoKAs?si=a_A3yjIOGrnOenzW">Davy Jones</a> che suona l'organo
Grande classico del cinema italiano, commedia western che decretò il successo internazionale del duo Pedersoli-Girotti (Bud Spencer e Terence Hill). Storica la <a href="https://youtu.be/IQPGNh_2vtw?si=PwJ5rzvGH89Nk3yn">colonna sonora</a>.
Cult assoluto della commedia italiana cui seguirà tutta una serie di film interpretati dall'indimenticabile coppia Spencer-Hill. Concepito e realizzato con estrema leggerezza, riesce ancora a far tornare bambini generazioni di adulti. Leggendario il tema "<a href="https://youtu.be/xaxqi3mmJbs?si=JuC4EYkvdvwxkYi-"></a><a href="https://youtu.be/JvqW9AmMfxw">Dune Buggy</a>" dei fratelli De Angelis. scene memorabili: - <a href="https://youtu.be/H3w4OSl5kiA?si=_H2n2_XOWkBWvWMN">coro dei pompieri</a> - scazzottate (soprattutto quelle in palestra e sui palloncini) - finale
Regia di Lucio Fulci. Musiche di Ennio Morricone. Effetti speciali di Carlo Rambaldi. Florinda Bolkan attrice protagonista. Che altro dire?
Tenerissimo omaggio al romanzo di Collodi. Scenografie e musiche fantastiche (nel vero senso della parola). Grandissime interpretazioni di Ceccherini e Benigni.
"Era la sensazione che avevo guardando <i>La cosa</i> per la prima volta in un cinema. [...] Mi ci sono davvero connesso. Questa folle suspense porta al terrore in un luogo che la suspense raramente tocca. La paranoia tra i personaggi era così forte, intrappolata in quello spazio rinchiuso per così tanto tempo, che rimbalzava su tutti i muri fino a non avere nessun posto dove andare se non direttamente fuori sugli spettatori. Questo è quello cercavo di ottenere con <i>The Hateful Eight</i>." Quentin Tarantino <a href="https://youtu.be/meU2gAU7Xss">Colonna sonora (atipica per lui) di Ennio Morricone</a>
<blockquote><b><i>"Arrivano le donne!"</i></b></blockquote>Violentissimo classico del western all'italiana. scene memorabili: - titoli di testa -<a href="https://youtu.be/_Wjxut5tXJg"> la corsa</a> (vista da bambino, mi era rimasta impressa) - <a href="https://youtu.be/MAaA5jc4nFc">orecchie grandi</a> - la sorpresa dentro la bara - "Arrivano le donne!" - <a href="https://youtu.be/fNP2FLqpOos">finale</a> note: Ruggero Deodato aiuto regista
In questo film a episodi, senza il quale non esisterebbero Suspiria e Inferno, Mario Bava applicò per la prima volta la sperimentazione nell'uso dei colori. Bellissimo il finale metacinematografico. note: Leggenda narra che Geezer Butler, bassista degli "Earth", si sia ispirato al titolo inglese "Black Sabbath" per l'omonimo<a href="https://youtu.be/vLC2qwFLbqc"> </a>album (e <a href="https://youtu.be/vLC2qwFLbqc">pezzo</a>) che fondò il genere heavy metal e che più tardi avrebbe prestato il nome all'intera band. L'incipit de "Il telefono" è quello di Scream di Craven, che evidentemente decise di citarlo.
Il film che codificò il thriller all'italiana. note: Il Nightstalker di Maxxxine
<blockquote><b><i>"Qui solo i soldati si capiscono tra loro, anche quando vengono da lontano"</i></b></blockquote>Una bella riflessione storica antimilitarista, ispirata al libro "La sfida" di Carlo Patriarca e ambientata durante la Grande Guerra negli interni di un ospedale militare friulano. La prima parte, in cui credo ci sia qualcosa dell'Olmi di <a href="https://boxd.it/9uoE"><i>Torneranno i prati</i></a> (con le dovute e grandi differenze), mi rimarrà nel cuore, mentre la seconda sull'epidemia "spagnola" mi ha coinvolto molto meno. Ho adorato, oltre alla cura per le ricostruzioni formali, la presenza di una grande <b>varietà di dialetti</b>, ben resi persino da attori non "madrelingua". Interessante il sottotesto omoerotico (?) e di riscatto femminile. Ottimi Borghi e Montesi. scene memorabili: - camionette che attraversano la cittadina - esecuzione di Tùmmino - tavolate in campagna - <a href="https://youtu.be/uL4lvCfMQVM">Era una notte che pioveva</a> note: Luigi Cadorna
<blockquote><b><i>"Dio bono! Nessuno lo mette in culo a Coppola!"</i></b></blockquote><b> Il <i>Non si sevizia un paperino</i> della bassa.</b> La quotidianità della campagna ferrarese è il quadro grottesco, a tratti felliniano, entro cui si iscrive questa favola macabra, un atipico "giallo dell'orrore". Musiche dolci e atmosfere bucoliche solari vengono contrapposte a suoni tetri e paesaggi nebbiosi (da qui il celebre "gotico padano" di Avati) creando insieme al clima di mistero un contrasto inquietante ed efficace. Sono rimasto particolarmente affascinato dalla leggera componente erotica, tipica del nostro cinema di quegli anni, e dall'epilogo sorprendente, che svela un'omertà di stampo religioso, altrimenti impensabile (o forse sì?) in una piccola comunità rurale dell'Alt'Italia. Il finale è indescrivibile, mi ha lasciato uno strano magone. Splendida Francesca Marciano.
<blockquote><b><i>"Sono io, quello che puzza!"</i></b> (...)</blockquote>Ammiro il tentativo del regista di auto-omaggiarsi, di lasciare una sorta di testamento del suo cinema (che purtroppo è già morto da molto), la storia narrata è di una dolcezza intima e personale, ma obiettivamente parlando penso che questo film, tra sceneggiatura, interpretazioni e momenti involontariamente ridicoli, sia equiparabile alla peggiore delle telenovele. Se non altro, come in Dracula 3D, abbiamo un bel seno da contemplare...
<b><i>Non c'è più niente da dire: il River Plate è in Serie B.</i></b> Sta piangendo anche il Tucumano Pereyra, uno dei ragazzi che vengono dal vivaio. È disperato in lacrime Juan Pablo Carrizo! È un dolore incommensurabile quello che si legge nei volti di questa gente! La responsabilità di questi giocatori è forte, ma è relativa rispetto alla responsabilità della gestione dell'ex Presidente Aguilar. Il vero colpevole del disastro del River Plate, colui che ha disastrato il Club! Lo ha portato alle soglie della bancarotta. Questi giocatori non percepiscono lo stipendio da un anno e mezzo! Il River Plate, invece, dopo 110 anni, scende in Serie B. Scrive la pagina più triste della propria storia. Apre un buco nero dal quale uscire, francamente, sarà difficile, se non impossibile. note: video di <a href="https://youtu.be/ATNIu9yS8uc">Synergo</a>
Ma non è che Suspiria di Guadagnino si ispira in parte a questo film? scene memorabili: neonato buttato da ponte S.Angelo note: Asia Argento archeologa restauratrice dizionario di miceneo... autocitazione da Inferno (Varelli) P.S. anche qui abbiamo i seni
<blockquote><i><b>"Gli unici che contano in questo posto sono quegli STRONZI BIANCHI PRIVILEGIATI"</b></i></blockquote>Ah. Ok. note: <a href="https://youtu.be/2H5rusicEnc">Ave Maria</a> <a href="https://youtu.be/1YhR5UfaAzM?si=c7Cw-56oyqwV9toj">Something in the way</a>
<a href="https://youtu.be/Q2qovA_0Lnk?si=UdTFIvHUif799VTe">colonna sonora</a> (Ennio Morricone) <a href="https://youtu.be/Zich6UQ5W2o?si=ut1DZA9rsPG83r0n">scena del barbiere</a>
<a href="https://youtu.be/qg0s_wSjSfY">Quattro mosche di velluto grigio</a>. Memorabile la <a href="https://youtu.be/wlaeMsV8txo?si=knHcDaxq9IGQONLu">scena finale</a>, accompagnata dalla <a href="https://youtu.be/4WX1eD_Y8gE">musica di Ennio Morricone</a>. Senza parole. dettagli: la fermata di Lotto con la pubblicità della Rinascente P.S. 23/3/'25 Mi ritrovo adesso a riascoltarla.
<b><i>"Visto? E te lo dicevo io. Troia del cazzo..."</i></b> (da leggere con la voce di Ferruccio Amendola)
La croce dalle sette pietre. Noto anche come <b><i>Il lupo mannaro contro la camorra</i></b>. Qua siamo al di sopra di Troll 2, mi è capitato più volte di ridere di gusto. Ci sarebbe troppo da dire e da citare, quindi per questa prima visione (prima di tante?) mi limiterò a riportare un'affermazione geniale che ho trovato in rete: <i>"Inizio e fine, come in una perfetta Ringkomposition, sono qualcosa che va oltre l'umano dicibile." </i>
Sequel di Suspiria dalle atmosfere uniche e curate. La trama anarchica (sceneggiatura trascurata più che mai, come spesso in Argento) non mi coinvolge particolarmente, pur essendo di fatto un pretesto per la messa in scena e l'atmosfera. I primi 30 minuti, over acting della Giorgi a parte, credo siano storia del cinema, almeno del nostro (vasca sotterranea, aula universitaria, biblioteca, uccisioni). Musiche brillanti di Keith Emerson, ma forse fin troppo baroccheggianti (significative le rielaborazioni su Verdi). La collaborazione di Bava alla fotografia e agli effetti rende questo film praticamente il suo testamento cinematografico. Dai, di' la verità, cazzo t'eri fumato a Dà?
Il corrispettivo fulciano di <i>Tenebre</i> di Argento, pellicola insieme alla quale vanta la nomea di giallo più truculento del cinema di genere italiano, caratterizzato da un'ottima regia e una forte componente erotica "di exploitation". Voluto o no, in questa New York grande metropoli occidentale aleggia tutto il marciume della società individualista che andava configurandosi proprio in quegli anni, dove i vizi sessuali sono l'emblema dell'ipocrisia morale borghese. scene memorabili: - mano mozzata ritrovata dal cane - bottigliata nella fi'a - capezzolo tagliato con la lametta note: molto probabilmente uno dei film che Ti West ha preso a riferimento per il suo Maxxxine PS. Guardando "Fulci for Fake" ho scoperto che un certo (rilevante) particolare di sceneggiatura potrebbe essere autobiografico (inizialmente si era pensato ad un diverso movente per il killer)
<blockquote><b><i>"</i></b><b><i>Ah, 'sta merda ti sveglia anche i cadaveri."</i></b></blockquote>Divertente, caciarone e con un'idea molto bella alla base. Grande reportorio musicale. scene memorabili: - vedi poster - coca (cola?) note: Paola Cozzo Frusciante: "REC è Cannibal Holocaust e ci metto dentro Dèmoni"
Virus - L'Inferno dei Morti Viventi.<blockquote><b><i>"Esiste un solo sistema, uno solo"</i></b> (procede a rimuoversi vestiti e reggiseno)</blockquote>Film a basso costo dalle qualità discutibili ma simpaticamente trash, realizzato sull'onda degli zombi di Fulci e Romero e dei cannibal movie di Deodato e D'Amato, oggi è per molti un cult ed è considerato il "capolavoro" di Mattei. Sceneggiatura della coppia Drudi-Fragasso e finale complottistico di denuncia: virus prodotto in laboratorio per arginare la sovrappopolazione (profezia di quello che si sarebbe detto del Covid). Co-regia dello stesso Fragasso. Scene di bestie a caso rubate a un documentario. Musiche dei Goblin riciclate dalla versione europea di Dawn of the Dead. Ecco un aneddoto trovato in rete: [...] <i>Dopo un po’ che ripetevamo quanto lo trovavamo geniale e spassoso chiedendogli di tutto, da Franco Garofalo agli stock shots, lui ci ha guardato un po’ perplesso e poi ha detto: “Ahò, ma siete seri o mi state prendendo per il culo?”</i> <b>BRUNO MATTEI MERITA SOLO RISPETTO. </b> scene memorabili: - Zantoro (Franco Garofalo) che provoca i morti viventi - bambino-zombie fatto fuori a colpi di mitraglia - zinne (esiste un solo sistema) note: video di <a href="https://youtu.be/f0wY5jlR_iM">Synergo</a>
Mockbuster brasiliano di Ratatouille. Il soggetto non è neanche così terribile. Grandissimo il doppiaggio italiano (sul serio). note: video di <a href="https://youtu.be/HFxyfq1Trig">Synergo</a> e di <a href="https://youtu.be/tAPSSmwRrCA">Yotobi</a>
<blockquote><i><b>"tutti i giudei se stanno a cagà sotto adesso, quelli ce mettono due minuti a riaprì i forni no?"</b></i></blockquote><b>Pellicola semi-trash di Fragasso, antifascista e incompresa.</b> Il film tratta il fenomeno "naziskin" in Italia, che ai tempi preoccupava molto l'opinione pubblica. Col passare degli anni divenne un cult tra i simpatizzanti di estrema destra, sebbene fosse piuttosto evidente l'intento di denuncia (non so che film abbia visto chi ci ha trovato un'apologia del fascismo). Aldilà di considerazioni qualitative (regia e stilemi molto televisivi), lo stato di culto a mio avviso si spiega proprio a fronte del fatto che quest'opera, distanziandosi talvolta dalla sua stessa retorica, riesce a descrivere i "valori" e gli immaginari di quell'ambiente con una certa dose di realismo, pur nelle sue imperfezioni e banalizzazioni (basti pensare all'associazione del tutto errata tra naziskin e musica techno). Se vogliamo offre anche uno spaccato della gioventù dell'epoca, una generazione che con il tramonto delle ideologie a partire dagli anni '80 sentiva la necessità di credere in nuovi ideali e stili di vita (in questo contesto si inquadra la nascita delle sottoculture giovanili). Carina la colonna sonora: la traccia con dentro il "Sieg Heil" è qualcosa di al di là della concezione umana. Alcuni dialoghi non sono scritti per niente male (penso soprattutto alle frasi dei militanti), altri rasentano involontariamente il grottesco. scene memorabili: - autobus (super cult) - discoteca - comizio - lingua mozzata
<blockquote><b><i>"Quando i morti camminano, signori, bisogna smettere di uccidere o si perde la guerra."</i></b></blockquote>dettagli: caschetto delle Schutzstaffel note: colonna sonora dei Goblin 🤟 Argento co-produttore e co-sceneggiatore 🔪🧤
<a href="https://youtu.be/67n1wbbeU1A">Zombi di Fulci</a>. <b>Il </b><i>Dawn of the Dead</i><b> nostrano</b>. Una specie di prequel eziologico e apocrifo dell'originale (Argento la prese molto male): più commerciale e lontano dagli intenti sociali di Romero, ma con molto più splatter, recupera le radici haitiane dello zombi e trapianta nella giungla le atmosfere del western italiano. Qui Giannetto De Rossi ha reinventato l'immagine dello zombi: i suoi morti viventi putrefatti e infernali sono quelli che conosciamo oggi, diversi dai primi, umani e pallidi, di Tom Savini. Il finale è magnifico per atmosfera, pessimismo e sorpresa (chi si ricordava più di New York?). Fantastica la <a href="https://youtu.be/W0D6GIQHLYo"></a><a href="https://youtu.be/W0D6GIQHLYo">colonna sonora di Fabio Frizzi</a>, che rielaborerà per <i>L'Aldilà </i>e soprattutto per <i>Paura</i>. scene memorabili: - la scheggia nell'occhio - <a href="https://youtu.be/V0K2qxah7Ck?si=bQlcvEONbhwai4Ov">la lotta tra lo zombi e lo squalo</a> (quel sano trash che mi piace) - il cimitero spagnolo (in particolare la soggettiva dello zombi che esce dalla terra) - <a href="https://youtu.be/BlnuNjrSDRE?si=Dqa7Ld15FfGGjIAl">il campo lungo finale sul ponte di Brooklyn</a> note: Il titolo <i>Zombi 2 </i>per il mercato italiano fu una furbata del produttore De Angelis, cui seguirono le polemiche (assolutamente fondate) di Argento. Le riprese a <i><b>Brucculinu</b></i> non erano autorizzate (la scena finale pare sia stata girata all'alba). Affidato originariamente a D'Amato e poi a Castellari. Paola, che si becca una scheggia nell'occhio nella scena sopracitata, è Olga Karlatos, la "cippa lippa" di <i>Amici Miei</i>.
Pseudo-sequel di "Zombi 2". La storia dietro la produzione di questo film è un mistero che vede protagonisti Fulci, Mattei e Fragasso, quest'ultimo però, che ne curò la sceneggiatura insieme alla moglie, sembrerebbe il principale indiziato di questo <b>giallo cinematografico</b>. Ecco cosa ebbe a dire Fulci sulla vicenda: "Zombi 3 è stata una trappola". Per alcuni è diventato un cult, un capolavoro del trash, per me temo non lo sarà mai: siamo lontani dalle vette di Troll 2. scene memorabili: - testa che prende vita ed esce dal frigo - zombie-parto - Fragasso e Mattei che portano nell'inceneritore un cadavere (Fulci?)
<blockquote><b><i>"È mezzanotte. E QUESTA È TELE KRUEGER CHE VI DÀ LA BUONA NOTTE"</i></b></blockquote>Teen horror con protagonisti dei ragazzini disinibiti e circondati da adulti che non li prendono sul serio (forse il successo del film è dato anche da questo, da una dinamica di riconoscimento degli spettatori). Quella di Wes Craven fu un'idea geniale (e non c'è bisogno ovviamente che lo dica io): Freddy Krueger è un personaggio che uscito dalle sale entrò a far parte degli incubi di una generazione. Nel complesso, pur avendo apprezzato varie cose, non mi ha fatto impazzire, anzi la vicenda in sé da un certo punto in poi mi ha proprio annoiato, nonostante il ritmo fosse oggettivamente tutt'altro che lento. Il finale rivela come il regista si prenda gioco dello spettatore, cosa che ho adorato. seconda visione: Ho avuto modo di riapprezzare le scene più belle a livello di effetti speciali e di riflettere meglio sul rapporto sogno-realtà (quando inizia uno e finisce l'altra? è forse tutto quanto un incubo di Nancy?) e sui possibili sottotesti di cui si discute per questo film: la vendetta privata, l'ereditarietà della colpa, lo scontro generazionale, il tentativo dei genitori di proteggere i figli dalla terrificante realtà che li circonda, il sogno americano che si trasforma in incubo nell'era Reagan.
<blockquote><i><b>"Non dare la colpa al cinema, i film non fanno nascere nuovi pazzi, li fanno diventare solo più creativi!"</b></i></blockquote>note: presenza nella colonna sonora di Red Right Hand, pezzo tornato celebre con la serie tv Peaky Blinders
Di questo film ho amato la minuziosa scenografia anni '80: insegne, cartelli stradali, manifesti elettorali, libri... L'ambientazione padana mi è parsa un po' troppo ovattata, quasi a mo' di spot pubblicitario per l'estero, mentre mi ha sorpreso in positivo la presenza del dialetto locale nella sceneggiatura.<blockquote><b><i>"Cosa gh'emm da fà? Comandano loro... Cumanda lur..."</i></b></blockquote>Meravigliosa prova attoriale di Chalamet, che ha recitato in 3 lingue. scene memorabili: - la sborrata nella pesca - IL DUCE IN EFFIGIE - la tele che manda in onda BEPPE GRILLO e il suo famoso pezzo sulla P2 - il "litigio" a tavola su Craxi e il Pentapartito note: Diabolik manifesti elettorali (PSI, PCI, MSI, PRI, DC) Heart of Darkness Radio Varsavia di Battiato
🇦🇷🔥🪓💀<blockquote><b><i>"La concha de Diós!"</i></b></blockquote>Un meraviglioso horror di possessione: grande atmosfera, narrazione solida e scene gore raggelanti. Il tutto in una lingua, lo <b>spagnolo rioplatense</b>, che si distingue per le sue splendide coloriture verbali: pendejo, pelotudo, canalla, huevón, cagón, imbecíl, basura, fracasado, loco de mierda, solo per fare alcuni esempi.<blockquote><b><i>"La puta madre que ve parió a ustedes vos"</i></b></blockquote>Attori perfettamente in parte. scene memorabili: - la morte di Armando e della moglie nei pressi dell'ovile - Il cane che attacca Vicky, la figlia di Pedro Sequenze di forte impatto che solo se combinate a una tensione perfettamente architettata possono assumere quell'efficacia degna di un maestro del genere. E poi la violenza fisica sui bambini sconvolge sempre, perché è cosa assai rara da vedere sugli schermi. note: consigliato dal Frusciante e da Matteo Saudino P.S. Per pochissimo non sono andato a vederlo in sala un mese fa, quando è uscito qui in Italia, un vero peccato.
<blockquote><b><i>"Morte a Videodrome, gloria e vita alla nuova carne"</i></b></blockquote>
Un "so bad it's good" mancato (almeno per me) che scommetto si affermerà negli anni come cult. Il <a href="https://youtu.be/U-h1Z2fJXgM">prologo animato</a> e l'idea di fondo sono unici nella loro semplicità, il resto decisamente meno (in particolare la trama noiosa e oltremodo pretestuosa), ma reputo comunque eccessivo l'accanimento di molti. Va anche ricordato che si tratta di un "film" con un budget bassissimo, dubito si voglia prendere sul serio, per cui gli effetti speciali non sfigurano affatto. In ogni caso, credo fermamente nel progetto. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/The_Twisted_Childhood_Universe?wprov=sfla1">TCU</a> > MCU
La straordinaria qualità tecnica riesce (più o meno) a farmi dimenticare certi sviluppi della trama e dei personaggi che invece mi hanno lasciato molto perplesso. (seconda visione)<blockquote><b><i>"Skål!"</i></b></blockquote>Soggetto estremamente interessante dal punto di vista antropologico. La regia di Aster e la fotografia fortemente in antitesi col resto (significativo in questo senso anche l'uso della musica), oltre ad essere un piacere per la vista, hanno portato una ventata di novità nel panorama horror contemporaneo. La scrittura però, come durante la prima visione, mi è sembrata molto deludente e totalmente non all'altezza delle premesse, in vari punti più ridicola che volutamente grottesca (scelte e reazioni dei personaggi). O almeno, purtroppo questa è l'impressione che la storia mi lascia. Grande interpretazione di Florence Pugh. scene memorabili: - geronticidio/suicidio rituale (Ättestupa) - incoronazione della Regina di Maggio - lezione di 'sventramento di orsi bruni'
<blockquote><b><i>"For believing what you do, we confer upon you a rare gift these days, a martyr's death."</i></b></blockquote>🏴💀🔥 "Horror" satirico, poliziesco, musicale e persino erotico, lontano dalla concezione tipica del genere ma ugualmente inquietante. Film di culto pieno di scene indimenticabili. Un <b>caveat</b> contro ogni tipo di fanatismo religioso e un'eco cinematografica del celebre motto goyano "<b><i>El sueño de la razón produce monstruos</i></b>". Bellissima la colonna sonora folk. <a href="https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_lYC9VTXis7PKsymnSXFbSQ_FGAjSQpvWA">The Wicker Man - OST (Paul Giovanni, Magnet)</a> note: Ho scoperto questo film per il suo rapporto di derivazione con <i>Midsommar</i> e si è rivelato molto meno evidente di quanto mi aspettassi. Mai edito in Italia. Ha ispirato l'omonimo singolo degli Iron Maiden. L'idea dell'uomo di vimini è mutuata ad un passo del <i><b>De Bello Gallico</b></i> (16, VI), in cui Cesare si riferiva proprio al paganesimo celtico: [...] <i>Alii immani magnitudine simulacra habent, quorum contexta viminibus membra vivis hominibus complent; quibus succensis circumventi flamma exanimantur homines. </i>[...]
<blockquote><b><i>"Sic transit gloria Lesbi"</i></b></blockquote>Nonostante tutto (vale a dire la linea comica, il ritmo e la trama) questo film del 1982 è riuscito a farmi rabbrividire. Gli ultimi 15 minuti sono un trionfo. E pensare che questo è forse il "peggiore" di Argento di quelli che ho visto fin ora... tutto dire. Bella come sempre la colonna sonora dei Goblin (non al completo), a ricordarci cosa fosse la musica negli anni '80. Grande utilizzo del flashback (il Maestro in questo è sempre molto geniale e poetico). scene memorabili: - coppia lesbica (notevole piano sequenza degli esterni, realizzato grazie a una gru) - inseguimento del dobermann - accoltellamento in piazza (dettaglio scarpe rosse) - braccio mozzato di Jane - Neal trafitto da una scultura metallica note: Jane, protagonista di <a href="https://youtu.be/8A3BL2balvk">quella scena</a>, è Veronica Lario, futura lady Berlusconi
<a href="https://youtu.be/5Yf7zNTy-As">ARGENTO + MORRICONE = POESIA</a>
<blockquote><b><i>"L'amore e la manipolazione sono coinquilini e di frequente compagni di letto"</i></b></blockquote>Grande regia e grande visione estetica, ma non ho proprio sofferto le scelte e pretese narrative di questo "remake non remake" (l'essere tale non sarebbe stato a priori un disvalore). Sensazioni contrastanti. Tra le cose che ho apprezzato di più sicuramente la "danza-tortura" di Olga, interessante quanto purtroppo marginale invece lo sfondo storico-politico dell'Autunno tedesco. Nella molto discussa scena del sabba credo che lo splatter sia sfuggito di mano visto il tono del resto del film, per lo stesso motivo ho trovato fin troppo ridicola la caratterizzazione fisica di madre Markos. note: cameo della vera Susy, Jessica Harper Dakota Johnson estremamente sensuale
<blockquote><b><i>"Come si chiamava quel film con Jack Nicholson e Marlon Brando insieme?"</i></b></blockquote>Un bel thriller a sprazzi horror che offre vari spunti di riflessione (sul tempo, sulla vita, sulla vanità dell'uomo...). Situazioni e dialoghi spesso assurdi (quanto consapevolmente e in quale rapporto con l'originale?). scene memorabili: L'Obergruppenführer Smith che smatta L'accartocciamento Il finale no-vax note: Ispirato al graphic novel "Castello di sabbia"
Il <i>Batman</i> di Burton è il film che ha aperto la strada del successo al cinefumetto. Scenografie gotico-fantastiche da cartolina (l'estetica - vuoi anche perché vista oggi assume un tocco vintage - mi ha catturato fin dalla prima scena) e drammaticità grottesca condita dal dark humor. Burton cuce sull'immaginario del fumetto una splendida fiaba nera, plasmandolo alla propria poetica. Oggi una visione artistica e autoriale di questo livello in un film di supereroi è cosa assai rara...<blockquote><i>non li fanno più come un tempo!</i></blockquote>Straordinario Jack Nicholson nel ruolo del Joker, che nelle mani del regista esprime al massimo il suo potenziale di villain tragico e di mostro emarginato, vero protagonista della storia. Fantastica la <a href="https://youtube.com/playlist?list=PLN9czHtAsHfuPH9CDXCTXw6WeU8nIwTxE">colonna sonora di Danny Elfman</a>
<blockquote><b><i>"ἔνθα δὲ Σίσυφος ἔσκεν, ὃ κέρδιστος γένετ᾽ ἀνδρῶν, Σίσυφος Αἰολίδης· ὁ δ᾽ ἄρα Γλαῦκον τέκεθ᾽ υἱόν, αὐτὰρ Γλαῦκος τίκτεν ἀμύμονα Βελλεροφόντην·"</i></b></blockquote>Film pacifista e antimilitarista, incompreso. Il crogiolo di dialetti è uno spettacolo.
<blockquote><b><i>"Succede spesso agli studenti di medicina, impazziscono!"</i></b></blockquote>Horror splatteroso, grottesco ed erotico. Divertentissimo. note: da Lovecraft Leccata di fi'a il finale La fuga in ascensore ricorda effettivamente <i>L'Aldilà </i>fulciano (citazione?)
Una trasposizione "filologica" encomiabile e realizzata con tanto amore verso il fumetto di origine, che vuole richiamare in ogni sua forma, dal tipo di recitazione adottata al ritmo e agli ambienti, che replicano quella stessa Milano noir anni '60/'70. L'anti-cinecomic, nel bene (tanto) e nel male. P.S. Mio padre che leggeva Diabolik da ragazzino: "va capito, ma secondo me è fatto benissimo"
Messe da parte le eccessive licenze e le americanate è un film che fa il suo piuttosto bene. La scena del duello tra Achille ed Ettore è bella come me la ricordavo. Certo se non si fosse chiamato Troy sarebbe stato meglio, ma d'altronde a quei fatti si ispira.
<blockquote><b><i>"Nell'antica Grecia la farfalla veniva chiamata psiche, e aveva due significati, sia farfalla che anima. Perché questa associazione tra un insetto e l'anima umana? Forse perché sono tanti e incomprensibili i misteri di entrambi."</i></b></blockquote>La colonna sonora di Simonetti, le musiche degli Iron Maiden e il finale riuscitissimo e terrificante rendono quest'opera un cult assoluto, ma è decisamente quella di Argento che ha incontrato meno i miei gusti finora. note: Stupenda Jennifer Connelly, la Deborah bambina di C'era una volta in America ❤️ A questo film tengo particolarmente anche perché mio padre all'epoca acquistò il cd dell'OST.
Una storia dolcissima che riesce ad esprimere il potere del cinema nella dimensione sociale e individuale. Forse a tratti mielosa (si veda il taglio da fiction che assume soprattutto nella seconda parte), ma valorizzata dall'ambientazione siciliana e dalla splendida colonna sonora di Ennio Morricone. Ci ho trovato un po' di Amarcord e un po' di C'era una volta in America. Il tono nostalgico e sentimentale e l'uso delle musiche mi hanno ricordato molto anche Mediterraneo, film uscito pochi anni dopo. note: Il <a href="https://youtu.be/oQHkTCq5e8c?si=wPkhLZr0CInAD45N">finale</a> mi ha fatto commuovere.
Il più debole dell'ideale "Trilogia papalina" per vari motivi, cui aggiungerei tra tutti il contesto storico di uscita e produzione (1990) rispetto agli altri (1969, 1977). Però <a href="https://youtu.be/GxukrnuqQho?si=---GkeES_029dlyk">se il Papa è andato via</a>, buon viaggio e così sia. Viva la Repubblica Romana! note: David di Donatello 1991 per i costumi Luca Barbareschi qua non uccide maialini
Che regia e che musiche. Sequenze tra le più belle dell'estetica della morte argentiana ed uso del sonoro magistrale. Scrittura probabilmente meno all'altezza. Il finale è molto discusso tra gli appassionati, ma a me non è affatto dispiaciuto. Fin'ora il mio film preferito di Argento in termini strettamente soggettivi. note: Daniele Soave interpretato da Michele Soavi Il proiettile attraverso lo spioncino🔥
<blockquote><b><i>"Mi sto chiedendo chi siano i veri cannibali"</i></b></blockquote>Colonna sonora stupenda. Esperienza sublime. note: Ortolani è di Pesaro, evidentemente patria di grandi compositori. Megaditettore Galattico Duca Conte Balabam. seconda visione: La scena della capanna mi ha fatto venire i brividi come un mese fa e non potevo chiedere di più.
<blockquote><b><i>"Oh ableism... great! That's not gonna go over with the woke mob..."</i></b></blockquote><b> Una fastidiosa e a tratti simpatica minchiata. L' "inculamento" della quarta parete. </b> Persino nell'ottica del fan service: mi ha fatto addirittura rimpiangere <i>No way home</i>... Il tipo di comicità sarebbe nelle mie corde ma pur avendola apprezzata qua e là l'ho trovata nel complesso esasperata e seccante. note: il vero costume di Wolverine🔥 Stanlee Steamer Coexist Gambit
<blockquote><b><i>"And after the spanking, the oral sex!"</i></b></blockquote>
Le premesse c'erano davvero tutte perché questo film mi colpisse in positivo (ambientazione napoletana, rapporto tra arte e mercato, clima politico nell'Italia del primo '900): aver trovato le mie aspettative sistematicamente disattese, e non solo per gusto estetico personale, ma anche e soprattutto sul piano concettuale e delle scelte fatte (sovrapposizioni storiche e rimandi ad altre epoche attraverso costumi e filmati di repertorio, coloriture regionali, presenti nel romanzo originale, ma eccessive e malriuscite) ha compromesso irrimediabilmente la mia percezione del film. Non sono riuscito a sospendere l'incredulità (soprattutto durante le scene di massa), mi è sembrato tutto troppo finto, artefatto, costruito. Notevole la performance di Marinelli, che però non di rado tradisce la sua inflessione romana. Probabilmente deve proprio a questa interpretazione il ruolo di Mussolini nella serie Sky che trasporrà il romanzo di Scurati. Note: Ispirato all'omonimo romanzo di Jack London. In una scena Martin Eden è praticamente Carmelo Bene. Giordano Bruno Guerri.
Primo "mondo-movie" che è un capolavoro di regia, sceneggiatura e colonna sonora. Quest'ultima, composta da Riz Ortolani e Nino Oliviero, nel '64 ottenne per il brano <a href="https://youtu.be/43eRFhZXaGA">Models in Blue</a> (poi noto come "Ti guerderò nel cuore" e "More") il Grammy Award e la nomination agli Oscar. Proprio la conoscenza di questa traccia spinse, anni dopo, Ruggero Deodato a chiedere il contributo di Ortolani per le musiche di Cannibal Holocaust. Il contenuto è straordinariamente interessante, soprattutto se si pensa che l'anno di uscita è il 1962. I commenti qui sotto di alcuni ameri-cani che non comprendono il valore di quest'opera tacciandola di razzismo, fascismo e ogni altro male possibile rappresentano bene il decadimento verso cui ci sta portando la famigerata <i>cancel culture</i>, una vera e propria caccia alle streghe che non fa altro che decontestualizzare il passato ignorandolo. A dire il vero sul presunto atteggiamento fascisteggiante del film non riuscirei ad esprimermi, il tema c'è sicuramente, in ogni caso se va posto bisogna contestualizzare. note: Compare Umberto II di Savoia, allora esule in Portogallo. <i>"All'epoca, per montare, la pellicola bisognava tagliarla, ma la mia mano destra non funzionava. Allora prendevo la pellicola con la sinistra e la recidevo con i denti. Ho montato Mondo cane in quelle condizioni: per me è una gloria."</i> <i>"La cosa peggiore che può fare un giornalista è partire con una tesi, se parti con una tesi sei già fregato"</i> Gualtiero Jacopetti
Lo spot di "Jackson & Johnson" mi ha fatto piangere dal ridere.
Rewatch che mi è sembrato riconfermare i pensieri della prima visione. Un validissimo prodotto d'animazione che parte da un'idea geniale e che sicuramente riesce ad accontentare un po' tutti gli spettatori, ma personalmente non mi convince a pieno per come è stato concepito. È come se per me fosse troppo per adulti per essere un ottimo cartone animato e troppo per bambini per essere un ottimo film d'animazione. Commoventi i primi minuti (Up vibes!) e bellissima l'immagine del "set dei sogni".<blockquote><i><b>"⚠️ RAGAZZA, RAGAZZA ⚠️"</b></i></blockquote>
Nella parte iniziale l'ho trovato forzato e brusco e in alcuni punti mi ha convinto meno del primo, ma il messaggio che manda agli adolescenti (e potenzialmente a chiunque) è molto importante e risulta a mio avviso efficace nella sua semplicità. Sulla qualità dell'animazione ovviamente non solo non sarei in grado, ma credo non ci sarebbe neanche motivo di dire nulla: notevole in particolare la scena dell'attacco di panico.
Secondo film di Fragasso che vedo dopo "Teste rasate" (non sapevo lo avesse diretto lui). <b><i>In America è diventato un CVLTO TOTALE</i></b>. Voluto o non voluto? Non importa. La mia scena preferita è quella dei popcorn: arte pura. Esperienza sublimata dai geniali sottotitoli italiani trovati in rete, grazie chiunque tu sia. Eccone uno dei migliori:<blockquote><b><i>"E i miei camerati?"</i></b> <b>"<i>Se te li porti dietro, non ti vorrò mai più rivedere"</i></b></blockquote>
Brividi. Capolavoro. <a href="https://youtu.be/O7tAh4w-Rg4?si=iD-D4-U1CT6lnQq2">Quei giorni insieme a te</a>. Una delle scene più belle che io abbia mai visto. Fulci qui ha veramente innalzato un "<i>monumentum aere perennius</i>". curiosità: La colonna sonora è curata da Riz Ortolani (che ha scritto anche il pezzo per la Vanoni), stesso compositore delle musiche di "Cannibal Holocaust". La bellissima Florinda Bolkan, protagonista di quella scena da antologia del cinema, è l'Augusta Terzi di "Indagini su un cittadino al di sopra di ogni sospetto". P.S. Nient'affatto eccessiva la componente erotica, che qui mi è sembrata anzi declinata in chiave molto poetica.
<blockquote><b><i>"Che cazzo è? Un episodio di Gomorra?"</i></b></blockquote>Atipico "cinepanettone" meneghino (è uscito il 7 dicembre 2021) che presto ci catapulta in uno scenario western nuragico con musiche morriconiane. Il film è un continuo tira e molla tra l'inevitabile cringe e la brillante vena satirica degli autori. Da fan del Terzo Segreto ho riconosciuto molti volti "storici" e sono rimasto positivamente sorpreso dalla presenza nel cast di Lorenzo Ostuni (alias Favij), Pino e gli anticorpi, Claudio Bisio e, soprattutto, BENITO URGU. A me "il milanese imbruttito" come "brand" di intrattenimento social non ha mai fatto impazzire, qui ho avuto invece modo di apprezzarlo perché perde parte della sua componente macchiettistica e ne acquisisce una di critica anti-globalista. Il product placement di Deliveroo l'ho odiato soprattutto per l'incoerenza con il pensiero degli autori, ma ne comprendo la necessità, sicuramente legata a dinamiche di produzione.
<blockquote><b><i>"C'è una mafia giudea che mette spavento!"</i></b></blockquote>Di particolare interesse ed importanza "storica" perché dà inizio al fenomeno dei cinepanettoni e nel suo piccolo inquadra bene lo spirito (sottolineo di merda) dell'Italia di quegli anni. Il giudizio non potrebbe che essere negativo di fronte ad un simile immondo troiaio, ma una serie di aspetti rendono questo film degno di nota: - l'ottimo repertorio di canzoni anni '80 - MARIO BREGA - la performance comica di De Sica - un certo tipo di ironia politicamente scorretta, oggi assolutamente impensabile. ma SOPRATTUTTO: - Serenella (Antonella Interlenghi) è Emily di "Paura nella città dei morti viventi", per la regia di Lucio Fulci. E quando ci si trova davanti al Godfather of Gore <i><b>un ci si pole fà altro che levà di 'ulo</b></i>.
PCU (Pezzidemmerda Cinematic Universe)<blockquote><i><b>"a mignottona ridi su 'sta ceppa de cazzo"</b></i></blockquote>
Filmone.<blockquote><i>ma sei popo 'n froscio bastardo negro sei!</i></blockquote>
Piaciuto anche più di Midsommar per le eccellenti trovate orrorifiche e la tecnica, ma è sempre la storia che non mi ha convinto un granché. Il finale l'ho trovato bello proprio nella sua totale follia.
<blockquote><i><b>"Così faremo contenti anche i nostri amici, quello che loro vogliono è che la tensione non cali"</b></i></blockquote>chicche: - La sede usata nelle riprese è quella milanese dell'Unità. - Un giovane missino Ignazio La Russa in apertura durante un reale comizio. - Due anni dopo l'uscita del film Indro Montanelli fondò un giornale, "Il Giornale".
Di Leo 🤝 Fulci curiosità: Nei titoli di testa e di coda <a href="https://youtu.be/nZkTB1tqhvY">Back Home Someday (A Man Alone)</a>, pezzo interpretato da Sergio Endrigo e scritto per l'occasione, tra l'altro con la collaborazione dello stesso Fulci.
<blockquote><b><i>"Omar, di' a questi rozzi individui che nella terra del Littorio la parola d'ordine è una sola, 'categorica ed impegnativa per tutti': ACCOGLIERE... i pomodori, nel Foggiano! Questo è il vostro destino! E a prezzi concorrenziali e adeguati al vostro livello, chiaro? Chiaro?"</i></b></blockquote>Ho particolarmente apprezzato: - la musica leggera italiana (Nicola di Bari, Modugno, De Gregori). - i "camei" di Mentana e Vendola - faccetta nera e gli attacchi di Fascismo - le musiche originali ("La cicogna strabica" e "Immigrato" per me sono due geniali canzoni d'autore)
Ho apprezzato molto il lato gore e thriller di questo film, così come la grande messa in scena e fotografia, è valso invece il contrario per il soggetto, la sceneggiatura e la storia d'amore raccontata, che ho trovato personalmente leziosa e scontata. P.S. Sicuramente molto interessante la metafora sociale che si è vista con il "cannibalismo" dell'era Reagan.
<blockquote><b><i>"i miei migliori amici sono ebrei!"</i></b></blockquote>Secondo me andrebbe presa come una commedia che è in grado di far riflettere e perdonando qualche forzatura ideologica tipica dell'America contemporanea, cioè considerarlo per quello che è. Temevo si sconfinasse nella banalità e invece non è stato fatto, il messaggio finale è di equità, di cooperazione, intento spesso non contemplato da chi parla di femminismo. Alcune trovate autoironiche poi, per quanto si tratti furbescamente di marketing, le ho trovate geniali.
Lo <i>Shining</i> de noartri. #FULCINESS note: Mi ha fatto davvero paura. Il film che mi ha fatto innamorare del cinema di Lucio Fulci.
Il dottor Fulci che fa il dottor Fulci Povero Bob, se voleva fà solo no spinello con quella gran ficona Colonna sonora di Fabio Frizzi Tarantino citerà alcune scene in Kill Bill.
<blockquote><i><b>"Proprio er tavolo vicino ar tombino ce dovevi dà stasera? </b></i><i><b>A biondona, questo è l'odore de li secoli!"</b></i></blockquote>Viaggio nella Roma che l'autore ha conosciuto in diversi momenti della sua vita. Le scene corali, talora accompagnate dagli stornelli della tradizione popolare, riflettono bene il carattere rude e umano dell'Urbe e della sua gente. Un quadro immersivo, fatto di più episodi, non privo di luci e di ombre, di vattelapianderculo, di mignotte, di preti, sempre intriso di quel "realismo fantastico". "<i>Ciascuno deve fare solo ciò che gli è più congeniale</i>" e <i>Federì</i>, possiamo dirlo, lo faceva proprio da Dio.
Non l'ho capito, non mi è piaciuto e ha deluso le mie aspettative (sbagliate), ma mi affascina e continuerà ad affascinarmi molto l'esegesi che scatena questo film.
Little Italy La canzone napoletana Le botte da orbi La Fede nel Cristo Gli intercalari italo-americani De Niro Teresa Faccetta Nera Maronn! E chi minchia ci vò diri a stu fimm?
<blockquote><i><b>"Never give up!... Ma vafangul!"</b></i></blockquote>Angosciante tragicommedia in vernacolo partenopeo. Fortissima denuncia contro un certo tipo di cultura (mediatica e non) venditrice di fumo. Un discorso valido per la televisione e ancora di più oggigiorno per i social.
<blockquote><i>Contrariamente a quello che pensa lei, io non ho mai voluto piacere alla gente, il successo forse è arrivato perché a me piaceva ascoltare le persone, capirle. E, senza voler dare lezioni a nessuno, io credo che questo dovrebbero fare quelli come lei, piuttosto che stare seduti sui loro pulpiti a dare giudizi, condannare o assolvere.</i><i> </i></blockquote>Quello dedicato alla leggenda della televisione italiana è uno dei migliori biopic Rai degli ultimi anni, si ditingue per lo stile, per le modalità (intervista fittizia) e per la scelta coraggiosa di presentare in lingua originale le scene ambientate a New York. Temo però che perda qualcosa in termini di ritmo, e quindi di fruibilità, soprattutto per lo spettatore seriale medio. Comprensibile la decisione di omettere il passaggio a Mediaset e i guai con Berlusconi, secondo me più per rispetto verso la figura e per coerenza d'intenti (incentrarsi sul Bongiorno uomo e padre della RAI) che per timore di trattare vicende comunque spinose. Ottimi gli interpreti: in particolare Elia Nuzzolo (Mike giovane), reduce dal ruolo di Max Pezzali nella serie firmata Sky, Paolo Pierobon (l'intervistatore) e Claudio Gioè (Mike), un bravissimo attore fin troppo trascurato al di fuori del contesto televisivo. Ho apprezzato molto il reportorio musicale d'epoca, che inquadra meglio il contesto storico. scene memorabili: Mike che apprende dal barbiere la fine della guerra sotto le note di Parlami d'amore Mariù. La magica intervista ad Ungaretti. Luigi Tenco. note: Tratto dall'autobiografia "la versione di Mike"
<blockquote><i>Michele: Mimì, ma comu eti ca simu diventati questo? </i><i>Cosima: Sarà statu megghiu si era caduta una saetta sopra casa quel giorno, e n'era fulminati tutti quanti...</i></blockquote>Il giallo di Avetrana sembra fondamentalmente una storia di <b>onore</b> familiare e di <b>reputazione</b> pubblica. Se da un lato fa riflettere sui danni della "cultura della<b> vergogna</b>" nelle piccole realtà provinciali e rurali (del Sud Italia e non solo), dall'altro va notato che le stesse dinamiche vengono riprodotte dai media (oggi penso in particolare ai social), e quindi non sono altro che una moderna manifestazione di quei meccanismi. Lo dimostra il fatto che all'interno di questa vicenda le due mentalità si sono sposate alla perfezione (si veda il ruolo che gioca l'<b>apparenza</b> nella mente di Sabrina).<blockquote><i>Ivano: Ti ho vista, sa'? Eri bella. </i><i>Sabrina: Che? </i><i>Ivano: In televisione. Un'attrice sembravi.</i></blockquote><blockquote><i>Cosima: Nun simu cristiani da finire in piazza noi. </i><i>Sabrina: Tu sicuro no.</i></blockquote><blockquote><i>Sabrina: E adesso la gente cosa deve pensare? </i><i>Giove: Lei si preoccupa tanto di quello che potrebbe dire la gente, eppure lei in prima persona all'interno di un locale pubblico definisce Sarah come 'quella che si vende facilmente'.</i></blockquote><blockquote><i>Michele: Ce dicunu a lu paese? Mi credunu, sì?</i></blockquote>Ogni episodio si concentra su una delle persone coinvolte: Sarah, Sabrina, Michele, Cosima. Michele è sicuramente il personaggio più affascinante, e come poteva essere altrimenti? La sua figura è pervasa da un'ambiguità di fondo e dal fervore religioso (una "cultura della<b> colpa</b>" più che della vergogna, come rivelano le continue preghiere alla Madonna e il ruolo della Fede nell'indicare il luogo di soppressione del cadavere). È un uomo in continua contraddizione, un <i>pater familias</i> mosso dal sentimento di protezione nei confronti della figlia e della moglie che sconfina nel plagio e nella subordinazione.<blockquote><i>Cosima: A diri li fatti giusti, no stuerti.</i></blockquote>Qui non è Hollywood, oltre ad essere tecnicamente ben fatta, riesce secondo me a trovare un equilibrio tra una narrazione pedagogica, esplicativa degli avvenimenti, e l'inevitabile spettacolarizzazione: umanizza, offre una lettura psicologica del caso di cronaca e denuncia la cosiddetta "<b>TV del dolore</b>" attraverso scene di realismo grottesco (le più importanti aprono e chiudono il racconto in una sorta di <i>Ringkomposition</i>). Unica riserva forse l'eccessiva insistenza della regia sull'ostilità dell'ambiente, che sembra fin troppo preannunciare la disgrazia nel primo episodio, e su alcuni dettagli macabri successivi. Ho apprezzato molto i dialoghi, scritti in una lingua a metà tra il dialetto "dell'Avetrana" e l'italiano, naturali e molto coloriti, in grado di conferire sì un tono tragicomico e satirico all'insieme, ma senza mai esagerare. Le interpretazioni mi sono parse molto convincenti grazie alle eccellenti prove attoriali e alla somiglianza del cast, risaltata da un trucco a dir poco fenomenale. Straordinaria anche la resa linguistica: sono stati selezionati per lo più attori del Salento e del Brindisino, ma anche quelli non "nativi" hanno restituito in modo notevole la cadenza locale, ad ulteriore testimonianza di un lavoro curato nei minimi dettagli. Ho trovato inoltre azzeccate le scelte musicali pop, in alcuni casi proprio tormentoni di quegli anni, come <i>Dedicato a te</i> de Le vibrazioni e <i>Tranne te</i> di Fabri Fibra (quest'ultimo è un piccolo anacronismo, visto che all'epoca dei fatti non era ancora uscito). Ma c'è stato spazio anche per le note folcloristiche: con la pizzica, patrimonio della tradizione salentina, a sottolineare il circo mediatico allestito ad Avetrana in quei giorni, e con Al Bano e Romina (<i>Nel sole</i>), in una scena che vede protagonista Cosima davanti alla televisione. Bellissimo il pezzo di Marracash (<i>La banalità del male</i>) che accompagna i titoli di coda.<blockquote><
belli i dini, stop motion superba e affascinante. ritmo buon per essere film muto. Memorabili lotte tra dinosauri (allosauro vs triceratopo) e brontosauro in città.
capolavoro assoluto et. soggettivo (per cui lo dico). montaggio fenomenale, concitazione, violenza quasi thriller-horror. Memorabile arrivo a Odessa, scene di massa. Scalinata (bambino ferito e poi passeggino). La bandiera rossa come l'han fatta? FILM SPECIALE. PROPAGANDA SOVIETICA? E anche se fosse? Le opere vanno analizzare e considerate all'interno del loro contesto storico, poetico, politico... non giudicate a posteriori applicando principi di approvazione e validità, soprattutto moderni... Mantiene in ogni caso un messaggio di rivolta anti-autoritaria condivisibile in ogni punto. note: apprezzato molto soprattutto per essere un film muto lontano da sensibilità moderna (il ritmo è molto avanti per i tempi, scorre piuttosto per via del montaggio prodigiosamente VIOLENTO)
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