Portobello
Ma tu credi veramente di essere innocente? Quei poveri diavoli, disoccupati, precari. Dei loro problemi non te ne fregava niente, te ne fregava soltanto che fossero capaci di fare i pagliacci per il tuo pubblico. Tu sei peggio di un criminale comune, che al massimo fa una rapina in banca. Tu hai fottuto le speranze a milioni di italiani. Io ho ucciso, ma per un’idea giusta e un metodo sbagliato. Tu sei un imbroglione di massa che il solo obbiettivo di difendere il proprio successo.
«È un mercato pazzerello, dove trovi questo e quello, e c’è pure un pappagallo, con il becco giallo» cita il testo iniziale di ogni puntata. Un programma di vendite e intrattenimento con un pappagallo giallo, di nome Portobello, entra dentro le case di tutti gli italiani, senza distinzioni di classe, attraverso il magico schermo della televisione. Era uno dei primi programmi della televisione italiana che aprivano le porte a quella che Popper definirà «televisione cattiva maestra», quella televisione che instupidisce, che intrattiene per il puro gusto di intrattenere, che se ne lava le mani dei valori, i messaggi, l’educazione, perché tanto il medium è già il messaggio.
Una tv che ipnotizza.