3-Iron
ferro-3 è un film meraviglioso che racconta la solitudine e il senso di inadeguatezza verso il mondo in una maniera estremamente poetica.
tae-suk è un ragazzo senzatetto che decide di vivere come se fosse un fantasma: senza una casa propria, si intrufola nelle abitazioni altrui trattandole come se fossero sue, occupandosi delle faccende domestiche e dormendoci dentro quando i proprietari sono assenti. una volta andato via, si assicura di non lasciare traccia del suo passaggio.
tutto cambia quando viene scoperto da una donna, vittima di un marito violento, che come lui a volte desidererebbe essere invisibile. i due scappano insieme e continuano a occupare le case degli altri, svuotando così la parola "casa" del suo significato tradizionale. per loro diventa solo un rifugio temporaneo, perché la vera casa la diventano loro stessi l'uno per l'altra. il loro amore sboccia in silenzio, senza bisogno di parole: i protagonisti non si parlano per tutto il film, eppure lo spettatore riesce a percepire con chiarezza i sentimenti che provano verso ciò che li circonda.
tuttavia tae-suk viene arrestato e la donna è costretta a tornare dal marito. in prigione, il ragazzo sperimenta una sorta di annullamento del proprio io: perfeziona un metodo per sparire dalla percezione delle altre persone, diventando invisibile alla loro vista rimanendovi alle spalle. in questi modo riesce a evadere di prigione e a tornare dalla sua amata, muovendosi come un’ombra dietro al marito di lei e baciandola letteralmente alle sue spalle, in una scena da brividi. finalmente i due riescono a coronanare il loro sogno d’amore, vivendo come fantasmi che si nascondono agli occhi del mondo che li ha sempre esclusi e fatti sentire diversi e inadatti.
il film riesce a spiegare una sensazione complessissima in un modo semplicemente universale, tutti ogni tanto vorremmo scomparire e non lasciare più nessuna traccia di noi, perchè stanchi di sentirci incompresi o perchè ci sembra di non essere abbastanza rispetto agli altri, soltanto con chi amiamo e con chi ci capisce davvero possiamo essere noi stessi, raggiungendo una tale complicità con l'altra persona, da trascendere il rapporto fisico per elevarsi nello spirito, sentendosi quasi estraneati da tutto il resto.
lo stesso titolo della pellicola è evocativo ne amplifica il significato: il "ferro-3" indica infatti la mazza da golf usata da tae-suk, ed è tra le meno scelte a livello professionale, andando quindi ad enfatizzare il concetto di esclusione ed emarginazione che contraddistingue il protagonista.
la regia di kim ki-duk contribuisce anch'essa a far arrivare questo messaggio: nell’ultima parte, l’uso di soggettive ci fa assumere il punto di vista del protagonista, senza quindi mostrarlo direttamente, mentre spesso i due amanti sono inquadrati solo a livello dei piedi, come nell'inquadratura finale, a suggerire la perdita di una vera identità corporea, infatti la bilancia su cui essi poggiano, segna 0 kg, come se fossero riusciti ad entrare in una sorta di mondo etereo in cui sono presenti da soli.
ferro-3 è un vero capolavoro, un film che ti lascia una forte malinconica e che ti colpisce immediatamente nell'anima.