Cure
filmone.
per tutte le sue due ore trasmette una cupezza profondissima.
attraverso una serie di long take, lunghe carrellate e tempi dilatati, costruisce una tensione costante e sempre crescente. la fotografia è splendida, caratterizzata da toni spenti e luci naturali.
le inquadrature hanno una profondità di campo impressionante: i personaggi si muovono continuamente su più livelli, sfruttando porte, finestre e giochi di luci e ombre per accentuare la tridimensionalità della scena.
la componente thriller, inizialmente, può sembrare classica, ma nasconde molto di più. l’ipnosi di mamiya diventa infatti uno strumento per scavare nel profondo delle persone: un metodo con cui riporta a galla traumi, angosce e fantasmi del presente e del passato, per poi manipolarli a suo piacimento.
è un film che indaga la psicologia dei personaggi senza perdersi in dialoghi superflui: il non detto domina, lasciando allo spettatore il compito di cogliere i drammi interiori dei personaggi.
il finale è criptico, sembrerebbe che mamiya, prima di essere definitivamente ucciso, sia riuscito ad ipnotizzare il detective, e che ques'ultimo abbia ereditato i suoi "poteri" di ipnosi.
anche le interpretazioni sono tutte di altissimo livello.
un capolavoro imperdibile, che conferma come il cinema asiatico sia sempre ricco di perle.