Perfect Blue
grandissimo film. il modo in cui si intrecciano la vita di mima, il film che sta girando, le sue paranoie e le sue illusioni è semplicemente geniale.
kon non ti fa nemmeno accorgere di star guardando un film d’animazione per quanto sono reali e credibili i personaggi. anzi, credo proprio che questo sia il film che riuscirebbe nel modo più esemplare a far capire a chiunque che l’animazione è una tecnica, non un genere.
un thriller costruito in modo perfetto, che critica il mondo delle idol e il modo in cui l’industria cerca di spremerle fino all’osso, fregandosene delle possibili ripercussioni sulla loro salute mentale e dei rapporti parasociali che possono venirsi a creare con i fan.
guardando il film con più attenzione si nota un elemento ricorrente: il riflesso. mima, molto spesso, quando parla con qualcuno non si rivolge direttamente al suo interlocutore, ma alla sua immagine specchiata.
il riflesso, in questo film, diventa quasi portatore di verità assoluta. la rivelazione finale dell’identità "dell’altra mima”, che si scopre essere rumi, ci viene infatti mostrata proprio tramite la sua immagine allo specchio, perché quest’ultimo non può mentire, non può avere una visione distorta. anche la lunga colluttazione tra mima e rumi finisce con la seconda che rimane ferita da un vetro che riflette l’immagine del suo volto.
per concludere, anche l’inquadratura finale è estremamente significativa per ampliare questo concetto: mima si guarda nello specchietto dell’auto e, con un sorriso, dice: "sì, sono io quella vera"