Ghost in the Shell
L’unica pecca di questo capolavoro è che fa immergere in un mondo vastissimo, prendendosi una durata limitata per spiegare tutta la lore. Lo spettatore si trova per la prima mezz’ora davanti a una narrazione verbosa e macchinosa, ma necessaria, soprattutto per introdurre il contesto politico. Il film decolla quando si immerge nel tema del rapporto fra uomo e tecnologia, Oshi firma uno dei film di fantascienza più filosoficamente profondi mai usciti. Il dilemma etico su cosa rende un essere senziente umano viene sviscerato: la morte? La coscienza? La capacità di riprodursi? L’estetica e le ambientazioni sono assolutamente meravigliose. Il tutto è chiuso da un finale clamoroso, quasi profetico.