Suzhou River
“La mattina dopo andai a trovarla. C’erano molte cose che le avrei voluto dire.
Ma era troppo tardi.
Se n’era andata.
[..]
Fu la miglior cosa che avessi mai bevuto. Mi fece tornare alla mente i giorni che passai con meimei.
Se non fosse andata via, forse ora staremmo bevendo lasciandoci trasportare dal fiume.
Il sole sorgerebbe… e il fiume sarebbe trasparente e pieno di pesci.
Potrei inseguirla.
Potrei cercarla, come ha fatto Mardar.
Potrei tornare al mio balcone… e aspettare che appaia sul ponte per poi camminarci insieme, mano nella mano.
Così la mia storia d’amore potrebbe continuare.
Ma non lo farò, perché niente dura per sempre.
Perciò mi berrò un altro bicchiere e chiuderò gli occhi…
Aspettando che inizi la prossima storia.”
Buio, confuso, sporco, inquietante, timido, imperfetto, corto. ma allo stesso tempo maestoso, profondo e perfetto nella sua sporcizia.
Inizia con il fiume e finisce con il fiume, un fiume sporco, dove la gente lavora o vi ci suicida, e finisce con il fiume, ora un luogo sicuro, dove lasciarsi andare alla malinconia degli amori passati.
tecnicamente rozzo, con movimenti sporchi di camera, rende perfettamente l’idea e esegue uno dei migliori POV che io abbia mai visto, ti lascia immedesimare nel protagonista, che non si vede mai in faccia e sulla sua condizione di nulla nel rapporto d’amore con questa misteriosa meimei.
Meimei, o Moudan, uguali ma completamente diverse: un adulta, depressa, che sparisce per giorni e lavora come sirena in un bar. Una bambina, da come sembra, che si veste da tale e così si atteggia, trasmettendo un’innocenza che si infrange durante la storia di Mardar.
Mardar é un mito, invece, una di quelle frasi come: “Mi ameresti anche se fossi un insetto?”. Un poveraccio, un triffatore, innamorato di un suo “lavoro” e segretamente dentro la malavita. passa anni in carcere e quando esce passa tutta la sua vita a cercare la sua amata.
Ho amato alla follia tutti e 81 i minuti di questo capolavoro, rimanendo in piedi e in lacrime per i rimanenti 2 di titoli di coda. l’ambiente è brutto, pericolo, sporco, ma tralascia un senso di familiarità, di calore. la trama mi ha tenuto incollato allo schermo, confuso dal continuo é lei o non è lei, fino al finale dove in 3 minuti due colpi di scena ribaltano tutto ciò che avevo visto fino ad allora.
Un piccolo ma grandissimo capolavoro, pieno di colori e bui, scene che ricordano il migliore Wong-Kar-Wai o sequenze seducenti e spettacolari.
Una lezione sulla periodicità dell’amore, che cambia e deve cambiare, quando non puoi fare altro che sederti ed aspettare la prossima storia, lasciandoti trasportare dalle acque.
Ma anche sulla fedeltà, sulla ricerca continua dell’amore, che sia un vecchio amore perso da anni o che sia una fiamma che ti abbandona senza mai capire se ti avesse mai amato o no, e che ti lascia solo un messaggio, che non sai se sia un augurio o una sfida, su un biglietto:
SE MI AMI, CERCAMI