Dream Productions
Idea geniale di sfruttare il concept di Inside Out trasformando la produzione di sogni in uno studio hollywoodiano con tutte le sue dinamiche, tutto girato come fosse un finto documentario.
Ancora una volta è incredibile vedere come la storia “dentro” di Riley si ripercuota sulla realtà di Riley: la vecchia regista dei sogni da bambina che non riesce a reinventarsi, la produzione che taglia la creatività dei registi dopo che Riley inizia a soffrire di sonnambulismo, il divo belloccio ma insicuro, i registi caratterizzati per ogni tipo di sogno diverso, i sogni a occhi aperti girati da registi intellettualoidi e sperimentali, Riley come si immagina da teenager star di Hollywood, le interviste fuori dal set e potrei andare ancora avanti. Come chicca finale vediamo spesso a schermo le reazioni delle emozioni al quartier generale e anche Riley si vede spesso.
Il rischio di una serie spin-off infatti era proprio di dare troppo spazio all’avventura dentro la dream productions, perdendo il legame tra dentro e fuori che è alla base del successo dei film.
La storia è venduta come una serie ma in realtà sia nei tempi narrativi che nella durata è a tutti gli effetti un film diviso in 4 puntate.
Il finale è il picco di tutto questo. La Dream productions rompe la quarta parere e Riley vive il suo primo sogno lucido, diventando lei stessa la regista del suo sogno.