Ikiru
Kurosawa spiazza lo spettatore con un improvviso cambio di rotta narrativo: per mezzo di continui flashback e il convergere di prospettive differenti eleva quello che nella prima metà sembrava un semplice dramma esistenziale ad un racconto stratificato che non sta più in mano a Watanabe ma negli sguardi di chi lo ha conosciuto, dalle donne di Kurue ai colleghi dell’ufficio.
Il racconto della sua morte diventa allora un’ispirazione che scuote le coscienze di quest’ultimi, anche se solo per un momento, rivelando un finale amarissimo in cui il cambiamento è possibile ma solo per un individuo, un’eccezione nata in condizioni estreme.