Oppenheimer
Stavolta non ci sono viaggi in mondi illusori, in pianeti remoti o cambiamenti dello scorrere del tempo. A farla da padrone è un uomo e il peso che si porta sulle spalle.
Nolan, nel più atipico e maturo dei suoi film, scrive la sceneggiatura su tre livelli narrativi differenti e li intreccia per tutta la durata del film, cercando di delineare una delle personalità più complesse e problematiche della storia umana recente.
L’ambiguità e l’egocentrisimo di Oppenheimer vengono così disvelati nei suoi rapporti personali, nell’amore disturbante per la scienza ( e per la gloria che ne deriva) e nei legami politici, o meglio con le idee della politica.
L’intera pellicola ruota attorno al discernimento del carattere del protagonista, sia nei legami con i personaggi che nella regia.
Gli innumerevoli e soffocanti primi piani, uguali ma sempre diversi, di Nolan indagano nella psiche del protagonista, mostrandone la progressiva presa di coscienza in un climax lento e potente, amplificato dal momento in cui avviene: tutti ( o quasi) lo acclamano mentre lui vede solo fallimento e morte.
Nonostante si sposti su tre piani, questo evento in particolare, tecnicamente ed emotivamente grandioso, fa esplodere i dubbi del protagonista e spacca in due la rotta della narrazione.
L’accettazione della colpa e la disperata ricerca di perdono divengono gli unici tratti della personalità di Oppenheimer e del suo modo di vedere chi gli sta attorno.
Così come la carraterizzazione di Oppenheimer anche il film si trasforma, diventando un thriller intricatissimo tra le aule di due processi che tali non sono. Uno racconta la sconfitta e il dramma di Struss e l’altro l’umiliazione inflitta ad Oppenheimer, contro un’America che ottenuto ormai un potere illimitato e non vuole ascoltare lil terribile cruccio di chi lo ha creato.
Tutto passa però in secondo piano per l’arrivo di una seconda presa di coscienza che forse non è altro che l’accettazione della prima e dell’impossibilità di liberarsene e di liberare le conseguenze del suo gesto dal mondo.
Tra i difetti, eclissati dalla potenza della seconda parte, un’eccessiva stucchevolezza nei dialoghi e nelle scene iniziali che necessitavano di una maggiore aura di normalità e che invece sono pieni di dialoghi ad effetto, decisamente stranianti rispetto al contesto.