The Odyssey
Anche stavolta Christopher Nolan ,probabilmente non uno dei più grandi registi di sempre ma di sicuro uno dei più rilevanti di questa generazione, è riuscito a fornirci un ottima interpretazione, del tutto nel suo stile, di una grande opera mondiale. In molti hanno criticato aspramente la scelta di Nolan di non rispettare fedelmente lo stile delle armature o di altri elementi identificativi del dodicesimo secolo a.C. Tuttavia, per quanto io stessa sia particolarmente pretenziosa su questi aspetti, non credo che la scelta di Nolan renda in alcun modo la pellicola meno realistica e soprattutto meno godibile; anzi, per certi versi, risulta rispecchiare molto di più quello che è l’immaginario comune di quell’epoca storica. Durante i minuti che trascorrevo in sala, ero sempre soddisfatta di come stesse proseguendo l’andamento del film, ma sentivo che mancasse qualcosa: il marchio di Christopher Nolan. Nonostante il film scelga una narrazione che rappresenta in tutto e per tutto quella del regista, è solo alla fine che, a mio parere, l’interpretazione dell’autore ed il suo quadro generale vengono in superficie. Per tutto il film, i personaggi continuavano ad evidenziare il famoso codice sacro della “legge di Zeus”. Ingenuamente, ho pensato che si trattasse di un semplice riferimento alla tradizione antica greca ma, come ho imparato in questi anni, nei grandi film, nulla è dato al caso. Ed è proprio attraverso questo spunto che Nolan, nell’ultima mezz’ora, mette in scena il suo simbolismo profondo e la sua dedizione nel trasformare il racconto in un puzzle intricato di pezzi che si congiungono alla fine. Non credevo che un opera al pari dell’Odissea avrebbe consentito all’autore di poterlo fare, ed invece c’è riuscito. L’Odissea di Nolan narra dunque del ritorno a casa di un uomo, un uomo al di sopra degli dei e delle forze che lo dominano. Ulisse è a tutti gli effetti Prometeo, colui che cambiò le sorti dell’umanità tuttavia ad un costo. E qual è il peccato di Ulisse? Aver violato la legge di Zeus ed essere diventato il “cataclisma” della civiltà. Ma come lo stesso Nolan ci suggerisce alla fine, dal buio risorgerà la civiltà, ma esattamente come Ulisse, e un altro protagonista della filmografia di Nolan, il padre della bomba atomica Oppenheimer, saremo, purtroppo, sempre in grado di riportare il buio nella società, artefici di questo circolo continuo.