Monogatari
E dopo mesi finalmente sono riuscito a completare il rewatch di Bakemonogatari, titolo del 2009 che si presentò nella satura industria dell'animazione giapponese come una meteora destinata a lasciare il segno ed entrare nei cuori degli spettatori, perché ovviamente ciò che è differente ci ammalia.
Dalla mano di Nisioisin (autore di romanzi veramente fuori dal comune) e da studio Shaft nasce quindi un prodotto che è figlio degli ultimi anni 90 e dell'inizio 2000, precisamente erede di titoli come FLCL, NGE, Le Situazioni di Lui e di Lei, e che quindi si stacca dalla "normalità" che i giapponesi si aspettano: e quindi Bake stupisce per come i personaggi parlano (parole e frasi senza contesto ma che ci accompagnano all'argomento centrale), per come si muovono e dove si muovono, infatti ambientazioni e sfondi diventano protagonisti, in una città che è sfuggente, quasi eterea, fatta di tantissimi cartelli stradali, di strutture esageratamente geometriche, di colori cangianti e di mostri, gli stessi protagonisti dell'opera.
Bakemonogatari (letteralmente la storia dei mostri) si concentra quindi su degli spiriti, ma che rappresentano altro, sono i problemi dei personaggi, spesso psichici più che fisici.
E Nisioisin trova furbamente il modo di mandare avanti la serie accostando tradizione giapponese e modernità, consegnando al mondo insieme a Studio Shaft uno degli anime più rivoluzionari del suo tempo.