

Shakespeare gasi
BoJack Horseman (la serie tv) è la rappresentazione di come il sistema produttivo mondiale si nutra del dolore in maniera utilitaristica.

Apprezzo il tema arte - intelligenza artificiale ma: - Drammaturgicamente insufficiente nei suoi cliché che non aggiungono ma banalizzano e appiattiscono. - COME PUOI PENSARE DI POTER ORGANIZZARE UNA CENA CON CANDELE ACCESE DAVANTI ALL'ULTIMA CENA DI LEONARDO DA VINCI: LO DISTRUGGI!!! - O fai degli "a parte" sensati, intrinsecamente correlati alla struttura testuale (Moliere per dirne uno, o Fleabag per essere attuali), o non li fai solo per strizzare l'occhio allo spettatore che reputi troppo stupido per capire la tua espressione facciale. - Basta appiattire i personaggi vi prego. - Anne Hathaway sei stupenda, ma il tuo personaggio non può pensare di poter insultare il lavoro di una persona a cui, a quanto pare "Vuoi bene", come se niente fosse, come se fossi superiore. Se il palazzo in cui abiti è meno importate del tuo lavoro da giornalista, vai a vivere in strada. I rapporti non li devi contaminare solo perché le tue cose stanno andando male. - Milano non è mai così vuota. Dai, ma quando si è vista Galleria Vittorio Emanuele deserta. Avete pure cacciato tutti i senzatetto, non ho capito? - Milano >>> New York (sempre che non si rovini tutto eliminando anche l'ultimo barlume d'arte per ricoprire di grattacieli e cemento). - Bello che di Milano avete ripreso la "Città vecchia" e non i nuovi grattacieli che la rendono uguale a qualunque altro posto degradato dal denaro. Questo rende ancora più sensata la dinamica "Bellezza dell'arte - uniformismo". - Miranda ha detto una cosa abbastanza vera nell'ultima conversazione in macchina con Andy, quella sul fatto che quest'ultima abbia fatto tutto anche e soprattutto per sé stessa, ecc.. - Carino Nigel. Vabbè, comunque è carino il fatto che, nonostante tutto, il cinema, qualsiasi film, possa far parlare persone che non riescono a parlare assieme di niente. Non so che punteggio dare, faccio una media tra più persone.
