

**10/10** *The Odyssey *di Christopher Nolan è una sontuosa e ambiziosa trasposizione cinematografica del mito omerico, forse la miglior versione che si sarebbe mai potuta ottenere, in quanto realizzato da un regista che più che mai ha dimostrato di sapere trattare opere dalla portata epica, ne sono esempi il magnifico *Interstellar *e *Oppenheimer*. È un film che, soprattutto se visto in sala, impressiona per la sua bellezza e la sua grazia nella messa in scena, un manifesto di una simbiosi di perfezione tecnica e potenza emozionale; la grandezza del film risiede nell'equilibrio trovato dal regista britannico, che riesce a unire la personalità tipica del suo cinema di una freddezza glaciale e misurata a una spettacolarizzazione che ricorda il cinema hollywoodiano, che in questo caso serve a rendere il film più godibile e d'impatto. La pellicola è seguibile anche da chi non conosce la storia dell'Odissea, in quanto stavolta Nolan ha deciso di approcciare una struttura più lineare seppur semi-divisa rispetto ai suoi precedenti lavori (su tutti *Inception *e *Tenet*). Nonostante le critiche pre-uscita che sono state dirette dai detrattori del regista, il film una volta rilasciato ha del tutto spento le critiche, e si pone come un capolavoro di rilettura che ha nella sua umanità e nella sua epicità i punti forti. Il cast poi è veramente azzeccato: Matt Damon offre una delle sue migliori interpretazioni nei panni di Ulisse, un personaggio ultra-storicizzato e difficile da interpretare; Anne Hathaway incarna bene la figura che è la moglie addolorata e impaziente del marito, vogliosa di ritrovare il re per la sua Itaca che è continuamente assediata dai pretendenti, di cui ricordiamo Antino interpretato da un giustamente insopportabile Robert Pattinson, e Telemaco, più umano e sensibile, riconoscente a un padre che non ha mai riconosciuto, volenteroso di conoscere del padre; in generale, anche Zendaya, che rappresenta la figura fantasiosa di Athena, nel suo ridotto screen-time convince, e anche Charlize Theron, è brava nell'interpretare l'ammaliante ninfa Calipso che dopo 7 anni di convivenza con Ulisse ha deciso di lasciarlo andare consapevole di quanto l'eroe abbia bisogno di rivedere la sua famiglia; nel complesso, Benny Safdie, Elliot Page, Jon Bernthal e Mia Goth contribuiscono notevolmente alla causa nella loro interpretazione di personaggi secondari. Il comparto tecnico è strepitoso, il film può godere di una scala visiva e di una fotografia di assoluto livello, Nolan riesce ad alternare un'imponente scala grandiosa a riprese grezze e realistiche, alternando campi larghi paesaggistici a montaggi frenetici, con un uso ridotto di effetti digitali a favore di una messa in scena concreta. Il film ha il merito di portare al cinema un pubblico vasto e interessato, Nolan riesce a sfruttare al meglio il budget faraonico (ben 250 milioni), optando a un cast di stelle che ora più che mai porta la gente al cinema (astuta la scelta di Travis Scott nei panni di Demodoco, l'aedo che narra il viaggio di Ulisse e il primo volto che gli spettatori incontrano guardando il film), rendendo il film un evento culturale e un'occasione di far conoscere alle nuove generazioni il mito omerico, restituendo al mondo una fedele e grandiosa versione cinematografica dello storicizzato e noto poema.

**10/10** *Arancia meccanica*, film del 1971 del sommo Kubrick, è un'opera d'arte grottesca e complessa che nella sua violenza estetizzata stimola in realtà domande più che mai contorte e contraddittorie. Iniziamo col dire che è uno dei migliori film del regista statunitense, che dopo il grande successo che lo ha consacrato come maestro cinematografico nonché *2001: Odissea nello spazio*, ci terrorizza con un capolavoro distopico che ci offre una riflessione sulla natura umana e sul libero arbitrio. Visivamente il film è avanguardistico, complice una regia geometrica e visionaria che si rifà, seguendo i gusti raffinati di Alex, della corrente artistica del *pop art *e dell'*optical art*, un'illusorio e abbagliante stile che possiamo trovare più di tutti nella casa del povero scrittore e nel negozio di dischi dove il nostro Alex adescherà due belle ragazze. La scelta della colonna sonora è bizzarra e al contempo geniale, Ludwig van Beethoven abbinato alle scene di ultraviolenza dei Drughi crea un'atmosfera straniante e un contrasto estetico e sonoro in qualche modo attraente. Il film è stato accusato di mettere in scena un teatro orrorifico e fine a sé stesso, anche se in realtà l'intenzione di Kubrick era diametralmente opposta: è una pura e pessimista condanna alla violenza che avvolge la società che viene rappresentata, in un futuro prossimo ma attuale; è una critica all'alienazione giovanile, che trova sfogo e divertimento in atti di pura cattiveria, ma anche e soprattutto al ruolo svolto dalle istituzioni, colpevoli di combattere la delinquenza con una violenza ancora più crudele e totalizzante (la *bioviolenza*), che viene applicata su Alex attraverso il disumano *"trattamento Ludovico*", che limita persino l'autodifesa, rendendo il ragazzo un automa della società la cui personalità viene annullata e sottomessa al governo. In generale, vi è un clima di totale sfiducia verso l'umanità, e l'opera vuole porre un quesito filosofico che non ha una vera risposta giusta: è meglio un uomo costretto a essere buono o un uomo libero di scegliere il male? In un certo senso, il bene forzato a cui è indotto Alex si riflette nel titolo *"Arancia meccanica"*, un'arancia a orologeria, la metafora di un essere vivente dotato di apparenza organica ma ridotto a meccanismo, un giocattolo pronto a essere caricato da Dio, dal Diavolo o dallo Stato. E di fatti, la fine a cui sarà condannato Alex DeLarge sarà quella di essere sfruttato dalla politica per propaganda, che tratta l'uomo che ormai non è più come uno strumento politico per ottenere consensi dal popolo. Parlando delle interpretazioni, queste sono da lodare per l'intensità e la carica espressiva, è memorabile quella di Malcolm MacDowell, abile nel rendere il protagonista un sociopatico spietato e di trasmettere la sua totale strafottenza e noncuranza di ciò che gli sta attorno, come se il mondo fosse stato creato solamente per lui e per le sue soddisfazioni; Patrick Magee, lo scrittore Alexander, è bravo soprattutto nella sua seconda parte di screentime con la sua faccia terrorizzata ma allo stesso volitiva di vendetta a mostrare come una serata di divertimento può cambiare la vita di una persona; Michael Bates è bravo a incarnare la brutalità del sistema carcerario e della ferocità per i prigionieri; e anche Warren Clarke e James Marcus, nei panni di Dim e Georgie sono bravi nella parte dei drughi che provano a ribellarsi al capo e che poi trovano riscatto. Detto questo, *Arancia meccanica *è un'opera controversa e provocatoria che, dietro alle sue aspirazioni di mettere in scena una violenza estetizzante grottesca, sconvolge per il suo stile e per come denuncia il Male stimolando quesiti filosofici a cui difficilmente si può dare una risposta definitiva.

**7.5/10** *Bugiardo bugiardo*, diretto da Tom Shadyac, è un film semplice, una commedia pensata per divertire e intrattenere. Il vero cuore pulsante della pellicola è assolutamente Jim Carrey, nei panni di Fletcher Reede, di mestiere avvocato, che riesce a fare successo solo ed esclusivamente con le bugie, fondamentali nel suo lavoro, è un padre abbastanza assente ed è divorziato da sua moglie da circa due anni. Tutto cambia però, quando nel giorno del figlio Max, stanco dell'atteggiamento del padre, decide di esprimere il desiderio che il padre non mentisse più per 24 ore. Il desiderio si avvera ed è veramente incredibile come le bugie nella vita di Fletcher siano così importanti, l'unica cosa di vera era l'amore per suo figlio e quindi farà di tutto per riconquistare la sua fiducia e tentare di ottenere una seconda possibilità per crescere al meglio. C'è da dire che qui Jim Carrey tocca vette praticamente mai raggiunte per quanto riguarda l'espressività comica e la mimica facciale, scena dopo scena ci rendiamo conto di quanto l'attore statunitense abbia un talento pazzesco nella comicità fisica. Questa poi è una commedia dal ritmo incalzante e che ti lascia senza fiato, dopo che incomincia l'incantesimo non smetti più di ridere, perché ci sono veramente situazioni assurde e insensate che non fanno che stimolare un sorriso. Lo sviluppo narrativo è quello di una classica commedia hollywoodiana, e anche la morale e il finale, per quanto sia importante, è fin troppo buonista, ma d'altronde è un film leggero pensato per le famiglie. Per quanto riguarda la fotografia e lo stile visivo, il film adotta uno stile televisivo e tradizionale di una qualsiasi commedia anni '90, ma questo non importa perché la scena la ruba totalmente Jim Carrey che trascina da solo l'andamento del film. Non c'è tanto altro da aggiungere, perché *Bugiardo bugiardo *è un film semplice quanto divertente, è un susseguirsi di gag e situazioni assurde veramente esilarante, che mette allegria e spensieratezza, un ottimo anti-depressivo insomma.

**8.5/10** *L'esercito delle 12 scimmie *è un cult sci-fi ispirato dal cortometraggio *Le Jetée* e diretto da Terry Gilliam, visionario e noto autore che qui gira un lavoro su commissione che riesce comunque molto bene, dall'estetica decadente e claustrofobica, che con l'uso ossessivo di lenti grandangolari e inquadrature storte trasmette il disorientamento mentale del protagonista e l'instabilità del tessuto temporale. Il film segue James Cole, interpretato in maniera convincente da Bruce Willis, e ci troviamo nel 2035, con un'umanità decimata e ormai popolata da pochissimi superstiti costretti a vivere nel sottosuolo a causa di un virus letale che nel 1996 ha sterminato il 99% della popolazione mondiale. James è un detenuto che viene inviato nel passato con l'obiettivo di raccogliere informazioni sul virus e trovare l'antidoto per il virus, in modo da permettere agli scienziati del futuro di trovare una cura per far sì che l'umano torni a popolare il mondo. Tuttavia, c'è qualche errore nella spedizione di James, in quanto viene trasportato nel 1990, dove viene rinchiuso in un manicomio e conosce la psichiatra Kathryn Railly, interpretata da Madeleine Stowe, e il folle Jeffrey Goines, interpretato magistralmente da Brad Pitt, che tra l'altro, nello stesso anno, si è reso protagonista del film *Se7en*, veramente un grande anno per l'attore statunitense... Il film è stato probabilmente il più grande successo di pubblico per Gilliam, e ci sono stati diversi fattori che l'hanno reso un prodotto di alto livello: innanzitutto è presente un ingegnoso paradosso del viaggio nel tempo, con James Cole che finisce a prevedere il futuro, un'inversione della sua missione; e poi è anche interessante come viene trattato il tema della lucidità nella follia, che si incarna nel personaggio di Jeffrey Goines, un estremista ambientalista, che offre un'acuta satira sociale sulla pazzia della società moderna; il comparto tecnico, come detto in precedenza, è di pregevole fattura; e, infine, la sceneggiatura, nonostante sia a tratti difficile da seguire, è un intricato e curioso puzzle che si complica con la sofferta schizofrenia del personaggio di Bruce Willis, che confonde realtà e finzione nella sua visione distorta ma che allo stesso tempo risulta essere veritiera, l'unica a crederci è la psichiatra Kathryn, una spalla fondamentale per James. *L'esercito delle 12 scimmie *è giustamente considerato una pietra miliare del filone della fantascienza degli anni '90, un film dall'ottima regia, dall'atmosfera cupa e claustrofobica, e che può godere di un cast di prim'ordine, con nomi come Bruce Willis e Brad Pitt che si sono dimostrati più che adatti in ruoli inusuali e difficili. Un film cerebrale, difficile da seguire, ma potente, che lascia qualcosa, un manuale su come girare un film distopico: deve molto a Blade Runner c'è da dire.