A Clockwork Orange
10/10
Arancia meccanica, film del 1971 del sommo Kubrick, è un'opera d'arte grottesca e complessa che nella sua violenza estetizzata stimola in realtà domande più che mai contorte e contraddittorie. Iniziamo col dire che è uno dei migliori film del regista statunitense, che dopo il grande successo che lo ha consacrato come maestro cinematografico nonché 2001: Odissea nello spazio, ci terrorizza con un capolavoro distopico che ci offre una riflessione sulla natura umana e sul libero arbitrio. Visivamente il film è avanguardistico, complice una regia geometrica e visionaria che si rifà, seguendo i gusti raffinati di Alex, della corrente artistica del pop art e dell'optical art, un'illusorio e abbagliante stile che possiamo trovare più di tutti nella casa del povero scrittore e nel negozio di dischi dove il nostro Alex adescherà due belle ragazze. La scelta della colonna sonora è bizzarra e al contempo geniale, Ludwig van Beethoven abbinato alle scene di ultraviolenza dei Drughi crea un'atmosfera straniante e un contrasto estetico e sonoro in qualche modo attraente. Il film è stato accusato di mettere in scena un teatro orrorifico e fine a sé stesso, anche se in realtà l'intenzione di Kubrick era diametralmente opposta: è una pura e pessimista condanna alla violenza che avvolge la società che viene rappresentata, in un futuro prossimo ma attuale; è una critica all'alienazione giovanile, che trova sfogo e divertimento in atti di pura cattiveria, ma anche e soprattutto al ruolo svolto dalle istituzioni, colpevoli di combattere la delinquenza con una violenza ancora più crudele e totalizzante (la bioviolenza), che viene applicata su Alex attraverso il disumano "trattamento Ludovico", che limita persino l'autodifesa, rendendo il ragazzo un automa della società la cui personalità viene annullata e sottomessa al governo. In generale, vi è un clima di totale sfiducia verso l'umanità, e l'opera vuole porre un quesito filosofico che non ha una vera risposta giusta: è meglio un uomo costretto a essere buono o un uomo libero di scegliere il male? In un certo senso, il bene forzato a cui è indotto Alex si riflette nel titolo "Arancia meccanica", un'arancia a orologeria, la metafora di un essere vivente dotato di apparenza organica ma ridotto a meccanismo, un giocattolo pronto a essere caricato da Dio, dal Diavolo o dallo Stato. E di fatti, la fine a cui sarà condannato Alex DeLarge sarà quella di essere sfruttato dalla politica per propaganda, che tratta l'uomo che ormai non è più come uno strumento politico per ottenere consensi dal popolo.
Parlando delle interpretazioni, queste sono da lodare per l'intensità e la carica espressiva, è memorabile quella di Malcolm MacDowell, abile nel rendere il protagonista un sociopatico spietato e di trasmettere la sua totale strafottenza e noncuranza di ciò che gli sta attorno, come se il mondo fosse stato creato solamente per lui e per le sue soddisfazioni; Patrick Magee, lo scrittore Alexander, è bravo soprattutto nella sua seconda parte di screentime con la sua faccia terrorizzata ma allo stesso volitiva di vendetta a mostrare come una serata di divertimento può cambiare la vita di una persona; Michael Bates è bravo a incarnare la brutalità del sistema carcerario e della ferocità per i prigionieri; e anche Warren Clarke e James Marcus, nei panni di Dim e Georgie sono bravi nella parte dei drughi che provano a ribellarsi al capo e che poi trovano riscatto.
Detto questo, Arancia meccanica è un'opera controversa e provocatoria che, dietro alle sue aspirazioni di mettere in scena una violenza estetizzante grottesca, sconvolge per il suo stile e per come denuncia il Male stimolando quesiti filosofici a cui difficilmente si può dare una risposta definitiva.