Her
9/10
Lei, film del 2013 diretto da Spike Jonze, è uno dei più grandi film del XXI secolo che è stato meritevole della vincita dell'Oscar per la miglior sceneggiatura originale. È una pellicola profetica e malinconica, che si colloca in un futuro prossimo dove i computer hanno ormai assunto un ruolo importantissimo nella vita dell'uomo, e con l'introduzione di questi sistemi operativi sviluppati e intelligenti, il rapporto tra l'umano e la macchina diventa sempre più stretto. La storia narra di Theodore Twombly, interpretato da un toccante Joaquin Phoenix, un uomo solitario e introverso che di professione elabora accurate lettere per conto di altri, dettandole al computer, che si ritrova a dover elaborare il dolore del divorzio con la moglie Katherine. La sua vita cambia radicalmente quando installa Samantha (doppiata originariamente da Scarlett Johansson, in italiano da Micaela Ramazzotti, di cui ho apprezzato l'espressività), un sistema operativo avanzato dotato di intelligenza artificiale, progettato per apprendere, evolversi e provare sentimenti: la loro sarà una relazione di alti e bassi, a tratti folgorante, ma in altri casi ambigua, rivelandosi poi dolorosa, un legame forte ma debole che esiste mentalmente, capace di condizionare le decisioni di Theodore nella vita pratica.
Questo è un film profondo, che dimostra come Jonze sia un regista originale ed unico, dando qui il meglio di sé raccontando una favola distopica romantica ma filosofica in un certo senso, curando la fotografia al meglio dipingendo il mondo in cui si vive con colori tenui e luci soffuse, un futuro taciturno e intimo, che forse ha perso un po' del calore umano che l'ha reso vivo. La performance di Joaquin Phoenix è poi sbalorditiva, l'attore statunitense si conferma un interprete di primo livello capace di reggere un film del genere da solo, esplorando una varia gamma di emozioni con una recitazione credibile, umana e sensibile. I temi affrontati dalla pellicola sono svariati: innanzitutto si tratta della condizione di isolamento che si può vivere nell'era digitale; poi, si scava alla radice della natura dell'amore, stimolando allo spettatore una riflessione che lo porta a domandarsi se una relazione amorosa con l'intelligenza artificiale possa eguagliare una relazione con una persona reale; e soprattutto del bisogno di connessione emotiva in un'era dominata dalla tecnologia, cercando il massimo consenso e appagamento che si può ottenere da una macchina che nella maggioranza dei casi non è raggiungibile nelle relazioni vere. Il finale, in generale, è in linea con il tono del film: malinconico e sospeso, suggerisce un ritrovamento di una pace cercata.
Lei si può dire con certezza che è una pellicola che col tempo sta diventando sempre più attuale, che soffoca, che colpisce, che non lascia indifferenti. Col tempo può tranquillamente diventare un cult, perché è in grado di parlare a chi, in questo mondo sempre più evoluto digitalmente e pieno di risorse, si sente più che mai solo: un'esperienza.