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9/10
Noi di Jordan Peele non è semplicemente un grande thriller horror di uno degli autori più audaci e visionari dell'ultima generazione, ma anche una metafora allegorica sulla natura umana, sul "doppio" e sul fallimento del Sogno Americano. I Tethered (gli allacciati) rappresentano le classi oppresse e dimenticate, costrette a vivere nell'ombra affinché il mondo "di sopra" possa prosperare, e anche una parte oscura delle persone che cela una riflessione sulla dualità dell'essere umano, secondo la teoria che ognuno di noi conserva dentro di sé un lato oscuro, ma che prima o poi esce fuori e che ha bisogno di essere riconosciuto. Evitando quindi i cliché del classico film horror, Peele critica aspramente il privilegio borghese e l'indifferenza della società americana verso gli ultimi. La regia poi è eccellente nel creare la tensione senza ricorrere ai soliti jumpscare, ma attraverso scene suggestive e ugualmente scioccanti, sfruttando atmosfere inquietanti, un uso astuto della musica e spazi quotidiani usati come trappole senza uscita. Il film poi riesce bene a bilanciare parti di umorismo nero e di satira sociale con l'horror psicologico grazie anche alla presenza del personaggio del padre Duke, importante nel smorzare la tensione in momenti molto sfavorevoli. L'impianto narrativo della pellicola è poi pieno di simbolismi, sin dai primi atti, in una lunga inquadratura su dei conigli, che sembrerebbero superflui ma che hanno in realtà una doppia valenza: da un lato, sono il nutrimento dei Tethered sotterranei (il lato oscuro dei privilegi); dall'altro, rimandano alle cavie da laboratorio, indicando l'esperimento sociale fallito che ha creato i sosia. La catena umana iniziale, mostrata dallo schermo del televisore, Hands Across America, fa riferimento alla campagna di beneficenza del 1986, quando gli americani si presero per mano contro la povertà, che viene reinterpretato dal regista come un'amara critica sociale: l'illusione di un'America unita e benefica che ignora le disuguaglianze reali. E poi, le note forbici, sono simbolo di scissione e dualità: le lame collegate da un fulcro rappresentano due entità apparentemente opposte (la parte in superficie e quella nel sottosuolo) che sono in realtà una cosa sola. Infine, a contribuire alla grandezza concettuale e visiva del film sono le grandi interpretazioni da parte di tutti gli attori, che svolgono egregiamente il loro compito di passare fluidamente dalla parte dei personaggi reali a quelle delle loro contro-ombre, che hanno psiche, posture e linguaggi completamente differenti: su tutte Lupita Nyong'o nel doppio ruolo di Adelaide e Red, eccellendo nel differenziare i due personaggi, usando la voce (spezzata e sussurrata per Red) e lo sguardo per trasmettere paura e determinazione.
In conclusione, Noi non è un semplice horror, ma un'opera ricca di sfumature e simbolismi in cui si concentra la critica sociale e politica di Peele che, con questo film, da molti considerato il "minore", si realizza in tutta la sua pienezza.