Full Metal Jacket
“Sono proprio contento di essere vivo... vivo in un mondo di merda, questo sì, ma sono vivo... e non ho più paura.”Full Metal Jacket di Kubrick si divide in due parti: la prima che descrive l'addestramento dei soldati e la seconda che descrive l'effettiva guerra in Vietnam.
Per quanto riguarda la prima parte abbiamo una enorme e doverosa parentesi sulla disumanizzazione dell'uomo. La prima, iconica, scena che vediamo è la rasatura a zero di tutti i soldati. È come se attraverso la perdita dei capelli perdessero anche la loro individualità. È così che entriamo a contatto con questa prima metà, conoscendo diversi personaggi tra cui il sergente Hartman, Joker e Leonard o meglio noto come "Palla di lardo".
L'allenamento è duro, stressante fisicamente e psicologicamente soprattutto perché Hartman punisce il "diverso" il singolo individuo che non riesce ad omologarsi, in questo caso Leonard.
Kubrick, maestro delle geometria, ci fa ben capire questa omologazione attraverso scene di estrema cordinazione tra tutti i soldati.
Hartman e i compagni prendono di mira Leonard e così come il sergente lo maltrattava non solo verbalmente ma fisicamente, così i suoi compagni, prendendo esempio da Hartman, lo colpiscono e lo immobilizzano quando kui sta dormendo.
È in questo momento che la storia di Leonard prende un altra strada, inizia a capire come funziona il sistema in cui si ritrova ma finisce con l'impazzire.
L'ultima scena della prima metà del film si conclude con l'omicidio di Hartman e il suicidio di Leonard.
Nella seconda metà seguiamo interamente il personaggio di Joker, che anche nella prima parte si era fatto riconoscere per via della sue personalità e senso di ironia. E così lo troviamo girare con un fucile in mano e una spilla col simbolo della pace, mentre indossa l'elmo con su scritto "Born to Kill". Così come lo stesso Joker spiegherà questo accostamento bizzare rappresenta un po' la dicotomia dell'uomo: è così che si sintetizza il suo personaggio, riluttante di picchiare il compagno Leonard (ma cedendo e iniziare a colpirlo successivamente), riluttante di uccidere (ma alla fine sarà proprio lui ad ammazzare il cecchino). È rappresneta così l'insensatezza della guerra.
Fantastica è tutta la sequenza del cecchino e il finake in cui tutti i soldati intonano la marcia di Topolino. È come se si ritornasse a uno stato infantile, innocente dell'uomo, senza colpe o peccati.
Interessante è anche come in tutto il film non ci sia un personaggio che riesci a simpatizzare ma solo a giudicare o a compatire.
"Full Metal Jacket" non è solo un film sulla morte, mostrata nella sua crudezza e totalmente non romanticizzata, ma un vero e proprio inno alla vita, all'importanza che essa ottiene nei momenti più disperati.
(Ricordo infine il fantastico gioco su ps1 "Hogs of War", che aveva uguale a questa solo che al posto di "Born to kill", sull'elmetto c'era scritto "Born to grill", poesia).