Shrek
Shrek rappresenta una vera e propria rivoluzione nel panorama del cinema d’animazione. Si mostra in entrambe le sue forme: una storia/commedia per famiglie e un film ricco di satira e con una forte critica nei confronti della tradizione fiabesca, in particolare quella promossa dalla Disney.
Fin da subito infatti si nota come la narrazione ribalti i ruoli tradizionali: il mostro è il protagonista positivo, il “principe” (Lord Farquaad) è il vero antagonista, e la principessa ha un lato nascosto che infrange ogni canone di fiaba.
Un elemento fondamentale da considerare è il rapporto tra Shrek e la produzione Disney dell’epoca. Il film può essere visto come una risposta diretta a un modello narrativo disneyano ormai dominante: quello delle fiabe esteticamente impeccabili e moralmente lineari. Non a caso, molti elementi del film sono letti come una parodia del mondo Disney: il regno di Duloc, estremamente pulito, ordinato e artificiale, il personaggio di Lord Farquaad, poi, è stato spesso interpretato come una caricatura dell’allora CEO Disney, Michael Eisner.
In contrasto con le melodie orchestrali tipiche dei classici Disney, Shrek sceglie una colonna sonora moderna. Anche l’umorismo è più tagliente strizzando l'occhio al un pubblico adulto.
Dal punto di vista visivo, il film è stato tra i primi a sfruttare appieno le potenzialità della CGI, segnando un passo importante nell’evoluzione dell’animazione digitale. Ma ciò che ha reso Shrek davvero innovativo non è solo la tecnica, bensì il suo approccio: ironico, dissacrante, ma anche molto umano.
Il messaggio che il film trasmette è forte e attuale: la diversità è un valore, la bellezza non è tutto e l’amore va oltre le apparenze.
Insomma sempre bellissimo (anche se il secondo è il migliore secondo me)