La Chimera
Dobbiamo stimare l’inestimabile.
Già, tocca stimare l’inestimabile. Perché questo film è inestimabile.
La Chimera è un film decisamente interessante, la cui regia ricorda un po’ quella di altri registi italiani maestri dell’onirico e del surreale, come Garrone o i D’Innocenzo.
La sceneggiatura è inedita e originale, parla di un gruppo di persone dal “lavoro” bizzarro, ovvero i tombaroli. Fa strano pensare che ci siano effettivamente delle persone che guadagnano cercando e depredando tombe, il soggetto del film è interessante anche per questo. C’è la voglia di saperne di più sul loro lavoro ma soprattutto sul protagonista, che porta con sé una serie di misteri per tutto il film. La sua precedente incarcerazione, la ricerca della figura di Beniamina che non si capisce se sia viva e lontana o morta, il particolare rapporto con i suoi “colleghi” e con la vecchia che lo ospita.
Il protagonista è un personaggio scritto benissimo, come anche tutti gli altri, e contribuisce a far scorrere bene tutto il film senza momenti noiosi.
La sua dubbia morale è interessante: sa di commettere dei reati facendo il suo lavoro, profanando tombe e anime, ma allo stesso tempo sa anche di essere veramente capace a farlo, ed è l’unico modo con cui può sopravvivere.
L’attore è molto capace nonostante abbia davvero poche battute, ed è accompagnato da una serie di personaggi secondari altrettanto bravi.
Mi è piaciuta molto Carol Duarte nel ruolo di Italia, la cameriera e allieva della vecchia, che avrà una parte molto importante nella seconda parte del film.
Ciò su cui mi voglio concentrare maggiormente però sono le scenografie e gli ambienti, che sono ripresi da una regia ottima. Ricorda un po’ Mulholland Drive con i suoi luoghi sospesi, eterei, improbabili.
Si capisce che è tutto reale, ma c’è un’atmosfera impossibile da rendere a parole, piena di sogni e di visioni. La casa della vecchia, la stazione abbandonata, il treno, la tomba aperta, ogni cosa è perfetta nel complesso della storia.
Probabilmente questo ampio senso di respiro è dato anche dal tema del soprannaturale e delle anime che c’è e non c’è, ma che esplode in quella superba scena del treno, dove le anime dei defunti sono impersonate dai passeggeri.
Che dire poi della fotografia, delle musiche e di tutto il comparto sonoro. Coinvolgenti e immersivi.
Questo è proprio il tipo di film che piace a me: sognante, onirico, impossibile. Tutto è chiaro, tutto fila liscio, sembra tutto sensato in un mondo quasi immaginario.
L’unica piccola critica è il finale quasi a sorpresa che avrebbe potuto essere un po’ ampliato o allungato, per chiarire meglio una scena di dubbia comprensione, ma forse lo scopo della regista era proprio quello di lasciare un finale aperto disponibile a ogni interpretazione.
Alice Rohrwacher ha fatto un lavoro da maestro, sia dietro la macchina da presa che con la scrittura.
Ha diretto un film che strizza evidentemente l’occhio all’opera di Lynch sopra citata, ma non la imita e basta, a mio parere la affianca.
Queste sono le opere che esaltano il cinema italiano.
#eden