Melancholia
Melancholia è una storia che parla di quanto sia piccola la vita umana confrontata con tutto il resto.
Lars Von Trier ce lo racconta tramite la storia di due sorelle, tanto diverse tra loro quanto unite.
La prima parte della storia è quasi un film a se, ci mostra una Justine in veste di sposa, apparentemente tranquilla, ma turbata più che mai. Pezzo dopo pezzo, le maschere posticce di finta cortesia e amicizia di tutti gli invitati cadono, mentre rimane solo sua sorella, Claire, sulla quale si sposterà tutto il film.
Claire ha una vita tranquilla e felice, ma si preoccupa per l’arrivo del pianeta Melancholia, in rotta di collisione con la terra. Anche qui, ogni minuto sempre più, tutto precipita in caos man mano che la tragedia si avvicina. L’unica che compie il percorso inverso è la sorella Justine, che sembra uscire dalla sua crisi depressiva, dimostrando di aver già previsto il futuro dell’umanità.
Tutto il film gioca su questo contrasto: nella prima parte c’è la vita terrena, fatta di persone, frenesia, falsità e finti sorrisi.
Nella seconda parte tutto questo scompare, ci siamo solo noi con noi stessi e la nostra morte, un pianeta che ci corre incontro, inevitabile.
La regia di Von Trier sottolinea perfettamente tutto ciò, passando da frenetica nella prima parte, con camera a spalla, tagli frequenti e zoom, diventando molto tranquilla nella seconda parte, stabilizzandosi e trovando nuovi colori tenui e freschi, riflessi dell’atmosfera blu di Melancholia.
Tutto il resto è solo accompagnamento, dai personaggi secondari alle musiche, dalle scenografie alle luci, tutto quanto varia perfettamente al variare delle due atmosfere.
Le attrici sono decisamente valide, così come gli attori non protagonisti, che pur non dando performance esagerate riescono a rendere ottimo il film.
Per quanto riguarda la scena a rallentatore iniziale che rivela la fine del film, basta citare ciò che dice il regista: “Anche in un film di James Bond si sa che il protagonista non morirà, ma questo non ci impedisce di provare emozioni”, rendendo vera al contrario la frase anche per Melancholia.