The Whale
The Whale è un mezzo capolavoro ed è inutile girarci intorno.
Aronofsky dimostra nuovamente la sua incredibile bravura come regista e come scrittore.
Quanto mi da fastidio il fatto che gente critichi questo film di “grassofobia” o cose simili: il protagonista è indubitabilmente grasso, ma ci racconta di un peso che è costretto a portare, di un disagio che non gli si toglie di dosso e di un malessere che ormai gli appartiene senza che lui muova un dito per cercare di risollevarsi.
Ci sono così tanti argomenti di cui si potrebbe parlare, è un film incredibile fertile di riflessioni.
Abbiamo il rapporto con la figlia, disgustata dall’abbandono perpetrato dal padre, pervasa di una cattiveria quasi immotivata che contrasta fortemente con il carattere di Charlie.
C’è il giovane missionario che dietro una parete di buone volontà e positività si dimostra più volte fragile, alla fine disgustato di fronte alle rivelazioni del protagonista, incapace di raggiungere l’unico obiettivo che si era prefissato a causa dei propri problemi.
Anche un personaggio semplicissimo come il fattorino delle pizze è in grado far trasparire tante emozioni, come la curiosità e la paura per il diverso.
Questo film è una grande storia di fallimenti.
Il protagonista sembra non avere più nulla da desiderare dalla vita, rinchiuso tra quattro mura e distrutto da un amore finito tragicamente.
Non si accetta più e si lascia andare, consapevole di essere contemporaneamente Moby Dick e il capitano Achab, cioè che una parte di lui sarà felice solo alla sua morte.
L’ascesa finale al cielo di una massa di quintali, la balena che vola come un colibrì è finalmente Charles che ha raggiunto il suo scopo nella vita, libero dal suo corpo e adesso finalmente concentrato su ciò che lo rende felice.
Una storia di accettazione, di perdita e di cambiamento. Tantissimi significati simbolici che urlano immediatamente al rewatch.
Tutto il resto accompagna perfettamente questa bella storia.
Ancora una volta Darren ha fatto centro.