Sinners
Ripensandoci, l’ho vista tutta come una metafora del colonialismo. Il vampiro non è solo un mostro: è il simbolo di qualcosa che risucchia cultura, identità, tradizioni con la scusa di voler diventare un “tutt’uno”, ma in realtà per dominare. Infatti l’antagonista prende il controllo di tutti, ingloba, assimila… ma resta sempre lui a comandare.
A un certo punto dice pure: “voglio salvarvi”. È esattamente la narrativa colonialista di “portare la civiltà”, la convinzione di avere qualcosa di superiore che giustifica l’invasione. Anche la religione entra in gioco, ma poi viene completamente smentita da lui stesso, che ammette che erano solo cazzate. Potente quella scena finale.
C’è anche quella scena iniziale in cui la tribù entra in casa e cerca di avvertirli: è lì che capisci che loro sanno già cos’è quella presenza, quel male enon vengono ascoltati. Poi ho scoperto che quella era una tribù realmente esistita, vittima del colonialismo, ed è impossibile non leggere questa scelta come consapevole. E infine l’appropriazione culturale: non si tratta di ammirazione per Sammie o per la sua musica, ma del desiderio di “possedere”, di “aggiungerlo alla collezione”. La musica blues, simbolo potentissimo della cultura nera, diventa qualcosa da rubare, inglobare, svuotare.
Insomma, dietro al vampiro c’è molto più di quel che sembra.