Lost Highway
Lost Highway è un film che ho deciso di vedere dopo Mulholland Drive e Eraserhead, perché mi sono appassionato al cinema di David Lynch. E devo dire che, beh, è stata un’esperienza molto più spiazzante del previsto.
La prima cosa che mi viene da dire è questa: non capisco come si possa definire Mulholland Drive un film incomprensibile, quando rispetto a questo è molto più accessibile. In Mulholland Drive Lynch, per quanto in modo simbolico e non lineare, ti lascia comunque degli indizi chiari e una possibile chiave di lettura generale. Qui invece no: Lost Highway è decisamente più estremo.
La trama è difficile da spiegare anche a grandi linee. Si parte da un musicista jazz e dal suo rapporto freddo e distante con la moglie. A un certo punto iniziano ad arrivare delle videocassette misteriose nella loro casa, e da lì la storia prende una piega sempre più strana, fino a diventare completamente destabilizzante.
Lynch ha parlato di un’idea alla base del film legata a una forma di fuga psicologica dalla realtà, simile a una psicosi dissociativa, in cui una persona, dopo un evento traumatico, rimuove la propria identità e ne costruisce un’altra. Questa chiave aiuta a orientarsi, ma non “spiega” davvero il film: resta comunque estremamente aperto e complesso.
La narrazione si rivela circolare, e questo contribuisce a rendere tutto ancora più difficile da delineare con precisione razionale. Qui non siamo solo nel surreale: si arriva proprio a una rottura dei confini di tempo, spazio e identità. Rispetto ad altri film di Lynch, dove il simbolismo è forte ma ancora interpretabile, qui si entra in qualcosa di molto più radicale.
Durante la visione ero completamente spiazzato, soprattutto nella parte finale, in cui succedono eventi che sembrano sfuggire a qualsiasi logica. Però, invece di respingermi, questa cosa mi ha anche stimolato: mi ha fatto venire voglia di capire, di rimettere insieme i pezzi, anche se al primo impatto avevo capito poco o nulla, iniziando ad afferrare qualcosa solo ai titoli di coda.
Dal punto di vista tecnico, il film è comunque solidissimo. La regia e la fotografia sono, come sempre con Lynch, una garanzia. La colonna sonora è incredibile e contribuisce tantissimo all’atmosfera, mentre gli attori fanno un ottimo lavoro.
Per ora lo considero un film da circa 8,5 , forse anche qualcosa in più, ma è uno di quei casi in cui il giudizio è destinato a cambiare. È un film che va rivisto più volte per essere davvero assimilato.
Lost Highway è un’esperienza complessa e disorientante, probabilmente uno dei lavori più difficili di Lynch, ma proprio per questo anche uno dei più stimolanti.