Nosferatu
Guardare Nosferatu è stata innanzitutto un'esperienza suggestiva per l'età del film, che supera più di un secolo. Un film muto ha comunque bisogno di tante immagini ben studiate per funzionare, e qui resti funziona benissimo. Attraverso l'imbibizione e il viraggio la pellicola assume colori e abbraccia luci e ombre in base all'atmosfera che si vuole comunicare.
Chiaramente la recitazione, insieme all'aspetto della scenografia, è ancora molto legata al teatro, ed essendo comunque questo un film muto, c'è bisogno di molta espressione raggiunta con successo dagli interpreti.
Schreck è terrificante, non ha un trucco complesso e gli manca la parola, ma le sue movenze e l'espressività tramite gli occhi lo rendono indimenticabile e gli assegnano il ruolo permanente del vampiro.
Siamo agli albori del cinema e i movimenti del camera sono pochissimi o nulli, ma questo dà spazio all'espressione con scenografie e inquadrature originali, dai close-up come quello indimenticabile della pianta carnivora ai campi larghi dei suggestivi luoghi raffigurati.
Per ora Nosferatu è il mio preferito tra i pochi film muti visti fin'ora, avendomi colpito per le riflessioni che mi ha offerto sull'uso della pellicola.