Pyramid Game
Pyramid Game per me è stata un’esperienza cruda e disturbante, ma nel senso giusto. È uno di quei drama che non cercano di addolcire niente: ti butta dentro un liceo femminile dove il bullismo è istituzionalizzato, quasi un gioco a premi, e ti costringe a guardare come le ragazze imparano a sopravvivere scegliendo di compiacere, colpire o voltarsi dall’altra parte. Mi ci sono rivista in quelle complicità silenziose che non vuoi ammettere nemmeno a te stessa. La cosa che mi ha presa di più è che le protagoniste non sono mai perfette o “eroine” da manuale: Soo-ji non è una vittima candida, ma una stratega che capisce presto come piegare il sistema; Ha-rin è glaciale e inquietante, non ha bisogno di urlare per farsi obbedire, ed è proprio per questo che fa paura.
Se devo essere onesta, a volte il sadismo scolastico è un po’ calcato e alcune ragazze secondarie meritavano più spazio, ma il messaggio arriva dritto: il male non è solo di chi lo infligge, ma anche di chi lo lascia correre.