Possession
Per me Possession è un vero e proprio viaggio spirituale. Affronta temi che, pur non essendomi particolarmente vicini nella vita reale, riescono comunque a suscitarmi un’enorme quantità di emozioni. Żuławski, con la sua visione radicale e inclassificabile, ha creato un film che, per quanto possa apparire “strano”, rimarrà per sempre il mio horror preferito, insieme a Suspiria.La Berlino dei primi anni ’80, sospesa tra i due blocchi e segnata dalla presenza fisica e simbolica del Muro, dona al film un’atmosfera incredibilmente cupa e inquietante. È una città spettrale, quasi deserta, che diventa uno specchio perfetto della frattura emotiva dei personaggi.L’interpretazione di Isabelle Adjani è semplicemente monumentale: viscerale, devastante, trascendente. La celebre scena della metropolitana è uno dei momenti più estremi e memorabili della storia del cinema, e non sorprende che girarla abbia inciso profondamente sulla sua stabilità emotiva. La sua performance sembra andare oltre la recitazione: è un’esposizione totale, un gesto di abbandono assoluto.Il finale lo adoro. È enigmatico, disturbante e allo stesso tempo perfetto nella sua ambiguità. Chiude il film con una potenza simbolica incredibile, lasciando spazio a infinite interpretazioni, proprio come ogni grande opera dovrebbe fare.