The Thing
Più passano gli anni, più invecchia divinamente: non solo come horror, ma come esperienza emotiva costruita su solitudine e paranoia. Tra gli aspetti più impressionanti del film, si fa notare il modo in cui usa l’isolamento. L’ambientazione nell’Antartide non è soltanto scenografica: è una condizione esistenziale. La base scientifica diventa una sorta di scatola chiusa, tagliata fuori dal mondo, dove ogni uomo è costretto a convivere con gli altri senza possibilità di fuga e privacy. La distanza non è solo geografica ma soprattutto è umana. I personaggi NON sono amici, NON sono una famiglia. Sono uomini, colleghi che condividono uno spazio e poco altro. Quando la minaccia arriva, ciò che si rompe non è un equilibrio sentimentale, ma quel minimo fragile di fiducia che permetteva loro di esistere come gruppo. Rimanendo sui personaggi, guardandoli dalla storia tutti e 12 non hanno un passato o particolari sviluppi durante la trama, ma ciò che da loro potenza è (oltre alla loro originalità pratica) la loro AMBIGUITA' MORALE. Ogni loro singola azione è così facilmente confondibile tra sentimenti umani vari o segni della trasformazione in mostro. Inoltre il film non ha un vero protagonista, si, mcready è il personaggio più associabile a questo ruolo, ma solamente per via della sua presenza maggiore nello schermo rispetto ai suoi colleghi. NON E' UN EROE MA UNA NECESSITA', che viene alternata a periodi con il personaggio di Blair prima, e quello di Childs dopo. Ed oltre a questo, ciò che impedisce Mac ad essere il no stro classico eroe protagonista è l'insicurezza dello spettatore sulla sua possibile assimilazione(?) nella cosa. Poi jonny carpenter compie un gesto radicale scegliendo di rndere l’orrore NON la creatura, ma IL DUBBIO UMANO. “La Cosa” è terrificante perché può essere chiunque, posso essere io, puoi essere tu oppure può non essere nessuno. Il film trasforma ogni dialogo in un interrogatorio e ogni sguardo in un’accusa. Lo spettatore non guarda una storia ma partecipa alla paranoia. Non sa più chi sia umano e chi no, e proprio questa incertezza diventa il motore della tensione. In questo senso il film è quasi più vicino a un thriller psicologico che a un horror tradizionale. Gli effetti speciali creati (da non ricordo chi) restano ancora oggi qualcosa di impressionante. Non solo per l’epoca, ma anche per il nostro presente CGIesco. Le trasformazioni della creatura non cercano una pulizia digitale: sono viscere, carne, deformazione, e orrore. È uno di quei casi in cui il cinema dimostra che la materia, può essere più inquietante di qualsiasi perfezione digitale. Poi si arriva al pezzo forte. "La Cosa" è un horror che rifiuta la formula tradizionale. Molti horror funzionano su una struttura riconoscibile: minaccia, sopravvivenza, soluzione. Il Film invece non offre conforto MAI, soprattuto non offre conforto nelle scene di gruppo (dove gli horror tradizionali creano spazi salvi). Non ci sono veri eroi e soprattutto non c’è una soluzione chiara. Il film non cerca di rassicurare lo spettatore: lo lascia sospeso nello stesso gelo (morale e fisico) in cui vivono i protagonisti. Infine, “La Cosa" non è soltanto un film horror ma è un film sulla SFIDUCIA UMANA. Carpenter prende dodici uomini isolati alla fine del mondo e dimostra quanto poco basti perché smettano di riconoscersi come tali.