Oldboy
Old boy è l’apice di quel genere di cinema che ti entra nel cervello e lo modifica. Non è solo il colpo di scena finale, ma la costruzione di qualcosa di terribile che sta per avvenire, è preannunciato, ma tu non riesci a mettere insieme i pezzi proprio come il protagonista.
Non è una visione semplice, bisogna comprenderlo, sviscerarlo per connettere i puntini e rispondere alle domande che assordano le tue orecchie alla fine del film.
E comprendere che la vera vendetta non è quella di Dae-su, che dura solo 5 giorni, ma quella di Lee Woo-Jin che costruisce in 20 anni. Narrazione che ti infesta, incesto, violenza. Personaggi cui le scelte non sono chiare fino al finale dove tutto sembra arrivare al capolinea, che ti lascia però spaventato, perché sapere che il male esiste solo nel cervello del protagonista, che dimenticare non è possibile, è assolutamente terrificante.
Uno spiraglio di taboo che ti chiedi come siano potuti essere concepiti.
L’unica pecca probabilmente sono le scene finali, che nel tentativo di lasciare domande filosofiche si perdono negli artificiosi buchi di trama che forse possono essere disposti analizzando il film.
Rimane comunque un solido e dinamico film thriller e giallo.