FLCL
Inutile chiedersi perché una fabbrica gigante dalla forma di un ferro da stiro si erga sulla montagna della città; inutile cercare di capire come alcuni personaggi si comportano; impossibile e anche senza senso provare a comprendere solamente un quarto della sceneggiatura made in Yoji Enokido (si il co-sceneggiatore e showrunner di NGE), perché FLCL non è questo.
Gainax e Production I.G. producono insieme a Kazuya Tsurumaki (anche lui nello staff di Hideaki Anno, qui in FLCL doppiatore del gatto di Naota) un'opera sospesa nel tempo e immortale, grazie alla sua immensa innovazione tecnica e soprattutto grazie ad una regia mai vista nel mondo della serialità animata giapponese.
FLCL esce una prima volta in 6 episodi televisivi e successivamente in una realese cinematografica speciale, grazie all'immenso successo che riscontra subito. Ma di cosa parla, beh... Naota è un ragazzino timido e introverso, il cui fratello è partito per l’America per giocare a baseball, lasciando in Giappone la sua ragazza, Mamimi. Quest’ultima si attacca molto a Naota, con cui sviluppa un rapporto abbastanza strano, si diverte a istigarlo e provocarlo, ma in fondo gli è davvero affezionata. La città in cui vivono è sovrastata da un’immensa costruzione a forma di ferro da stiro, che a determinate ore rilascia gigantesche nuvole di vapore. “Nella città non accade mai nulla, soltanto l’ordinario”, ma l’entrata in scena di Haruto è tutt’altro che ordinaria. A bordo della sua vespa investe Naota e, al posto di soccorrerlo, torna indietro e lo colpisce con la sua terribile chitarra elettrica in testa. Gli spunta sulla fronte uno strano bernoccolo, che cresce sempre di più fintanto che da esso ne fuoriesce un robot, Canti, che da quel giorno vivrà con lui. Avete capito?
L'innovazione della serie sta nel collegamento tra la storia e la forma: se di solito elogio la forma che si adatta al contenuto per evolversi, qui è il contenuto che con il suo poco senso viene plasmato affinché il regista possa sperimentare con tutti i mezzi del digitale. Se Mamoru Oshii lo aveva fatto con Ghost In The Shell con un budget stratosferico per l'epoca, Tsurumaki lo fa nel 2000 per la televisione, fondendo animazione 3D con animazione classica, permettendo quindi l'utilizzo di effetti quali finti movimenti di camera, lenti particolari e veri e propri cambi fuoco. Il tutto risulta quindi fenomenale e di una freschezza assoluta, tanto che nemmeno oggi si possono vedere certi prodotti.
Componente musicale centrale, centralissima, tanto che per anni l'anime è stato definito "perfettamente punk-rock". Le chitarre e i bassi a schermo suonano nella colonna sonora, che nei momenti giusti fa sentire di più allo spettatore.
Niente, lunga recensione per un prodotto che non mi ha stupito, di più.
E brutti maledetti, guardatelo, sta su YouTube in italiano con un ottimo doppiaggio di quel matto di Cannarsi, ed è pure in HD.
Non avete scuse.