Spirited Away
La Città Incantata è un altro grandissimo capolavoro dello Studio Ghibli che dimostra di meritarsi appieno la sua valutazione e il suo oscar come miglior film.
Miyazaki sceglie ancora una volta lo sguardo di un bambino per parlarci di un mondo magico.
Perché solo la purezza e l’innocenza di una piccola creatura può salvare il mondo e i suoi abitanti.
Quando Chihiro si ritrova in questo mondo, è subito vincolata da un contratto fatto con la strega Yubaba che la priva del nome. D’ora in avanti, come tutti, lavorerà all’interno del suo palazzo abitato da spiriti e fantasmi, cercando di salvare i suoi genitori dal sortilegio che è stato scagliato loro.
Infatti i due si erano fermati a mangiare piatti di cibi lasciati disponibili per tutti, ingozzandosi e venendo subito trasformati in maiali, simboli di sporcizia, di ingordigia, di mancanza di virtù.
Due adulti ingordi, che vogliono sempre avere di più, mostrati nella loro vera forma. Due maiali.
La loro piccola bambina deve salvarli usando la sua dolcezza e l’amore verso di loro, facendo attenzione a non dimenticare mai il suo vero nome.
Ecco quindi che la società del lavoro, degli adulti, porta via il nome, ruba l’identità. Il film ci urla di non dimenticare mai come siamo stati da bambini, di non abituarci al falso nome che la società ci ha dato, di mantenere l’innocenza e la moderazione, o saremo maiali pure noi.
Questo è il significato simbolico solo dell’inizio del film, dei primi venti minuti.
Parlare di tutto il resto occuperebbe ore.
È un film così denso di doppi significati che non si possono neanche trovare tutti probabilmente.
I personaggi sono così diversi e originali, non riesco neanche a pensarne a uno migliore degli altri.
Il fantasma del fiume, l’uomo-ragno Kamagi, il bebè della strega e poi Aku che mi ha ricordato un piccolo Howl.
La strega Yubaba porta in sé l’essenza dell’antagonismo nei film dello Studio.
Ella non è cattiva, non vuole fare male a nessuno solo per il gusto di farlo, è solo una donna che cerca il bene per se stessa, disinteressandosi degli altri.
Ancora una volta è il suo bambino a farla ritornare in sé, ancora una volta è l’innocenza dell’infanzia che salva gli adulti.
Bisognerebbe sprecare anche righe e righe sul personaggio del Senza-Volto, che senza dire una parola risulta lo stesso superlativo.
Superfluo parlare dell’animazione, ogni fotogramma è semplicemente un quadro.
La Città Incantata è davvero uno dei migliori film d’animazione di sempre. Sceneggiatura, personaggi, animazioni, musiche, tutto da lode.
Grazie per questo dono, Hayao, non posso dire altro.