Breaking the Waves
Approfitto di questo spazio per esprimeredelle riflessioni personali che questo film mi ha riportato alla mente.
- IL LINGUAGGIO: Nel mondo in cui viviamo illinguaggio fallito: ha fallito il vecchio linguaggio, quello patriarcale emaschilista, ma ha fallito anche il nuovo linguaggio quello queer, quello checerca di essere più aperto, ma che allo stesso tempo non riesce a comunicarecon chi è ancora legato al vecchio modo di pensare.
Sono necessarie nuove modalità di espressione, che permettano a tutti di capiree di farsi capire dagli altri, ma anche e soprattutto di capire fino in fondosé stessi.
Trovo che questo film sia la rappresentazione di come il linguaggio abbiafallito, di come esso non chiarisca più nulla, e di come, invece cheavvicinarci gli uni agli altri, ci divide in mondi separati.
- LA MALATTIA: Questo film è il racconto crudoe spassionato di una malattia. Mi riferisco all’invisibile malattia mentale, dicui ci rendiamo conto solo quando ormai è troppo tardi.
Mi riferisco anche al dramma della dipendenza: l’enorme rischio che può causareper la psiche umana mettere una persona al centro del proprio mondo e da essa fardipendere la propria felicità. Crediamo che la malattia mentale e la dipendenzasiano un qualcosa che non ci tocca, un qualcosa di lontano, di distante da noi,eppure non è così. Il vero dramma è proprio il rifiuto di renderci conto, primache sia troppo tardi, che invece è un qualcosa che ci riguarda (proprio questoaspetto viene messo in luce nel film).
Spesso ci si illude che sia possibile legare la propria felicità a un’altrapersona (meccanismo evidente nel rapporto tra Bess e Jan), ma scegliere dirinunciare alla propria vita per vivere in funzione di quella di qualcun altro,come può soddisfarci? Come può portarci alla felicità?
Un passaggio che ho apprezzato molto del filmè stato quando Jan ha chiesto a Bess se quando ci si avvicina alla morte sidiventi più cattivi, e le abbia successivamente suggerito di non dar retta allamente malata di un uomo malato, perché ciò che vuole è anch’esso male. Unamente che è alla deriva, che non è più in grado di connettere e di distinguere,è infatti una mente che accetta incondizionatamente gli estremi della volontà,consapevole che siano qualcosa di sbagliato e talvolta malvagio, ma con altrettantaconsapevolezza che, una volta che tutto perde di valore e che niente più importa,anche il male diventa giustificabile e gli estremi accessibili.
È così reale il fatto che nessuno all’internodella comunità abbia provato ad aiutare per davvero Bess, la quale hamanifestato di essere afflitta da disturbi mentali sin dal principio. Nessuno hacercato di capirla, di accettarla. Il linguaggio ha fallito perché nessuno èstato in grado di dare un nome ha ciò che la stava distruggendo, e nessuno si èneppure messo a disposizione per cercare di comprenderla. Nessuno ha ascoltatociò di cui aveva bisogno. Emblematico il passaggio in cui il dottore di Bess, trovandolanuda di fronte a lui, l’abbia cacciata rimandando la conversazione nel suostudio, proprio nel momento in cui la donna aveva forse più bisogno diaffrontare i suoi disagi. Questa decisione non poteva che andare a discapito diBess, la quale si è ritrovata a cercare altrove ciò che il dottore non haneanche provato a calmare e comprendere. Proprio quello sarebbe stato invece ilmomento giusto perché Bess prendesse coscienza della sua situazione prima chequesta la portasse alla deriva. Qual è il compito di un medico se non quello diaffrontare i disagi dei suoi pazienti nel momento in cui si manifestano, e nonsolamente in momenti programmati all’interno di uno studio asettico?
Credo che in questo film i PERSONAGGIFEMMINILI siano molto forti e autentici, seppur nella costrizione impostale dauna realtà patriarcale, che ha da sempre stabilito le regole e che continua adettarle anacronisticamente rispetto alle necessità reali. Ho trovato molto efficaceil momento in cui, all’inizio del film, Bess, uscendo dalla chiesa, abbiavoluto esprimere come non fosse corretto solo gli uomini potessero parlaredurante la funzione. Questo ritorna alla fine del film, proprio nel momento incui la protagonista si ritrova completamente abbandonata e rifiutata dalla suacomunità. Quando non ha più paura di come possa apparire agli altri, Bessprende la parola in chiesa. Bastano pochissimi secondi perché ella venga tacciatacome sgualdrina e cacciata dalla chiesa (e dalla comunità) a cui ha dato cosìtanto. Nessuno che l’avesse ascoltata, ma tutti che hanno scelto di giudicarlaper i vestiti che aveva indosso e per i comportamenti fino ad allora ignorati.Forse il vero problema è che Bess abbia mostrato attraverso il suo stessocorpo, il lerciume che gli altri tenevano nascosto dentro di loro o cherigettavano su di lei.
Un altro punto focale in cui emerge una figurafemminile è stato quello in cui la cognata di Bess, Dodo, al funeraledell’amica che reputava una sorella, si è fatta sentire. Ai funerali, infatti,era concesso l’accesso solo agli uomini, che avevano già deciso di mandare Bessall’inferno, come se degli esseri umani avessero realmente il diritto digiudicare la moralità di un altro essere umano in questo modo. Dodo, seppur inuna posizione di costrizione ha deciso di far sentire la sua voce, di opporsi atale decisione, dimostrando che anche le donne hanno un pensiero. Ci sono donneche rinunciano a loro stesse, nascondono i loro pensieri e si sottomettono aquelli altrui (come nel caso della madre di Bess), e donne che invece, spintedal dolore, capiscono che è giusto prendere posizione. La madre ha rinunciato aBess quando degli uomini glielo hanno chiesto, Dodo invece le è stata vicina eha provato a mostrarle la realtà delle cose anche quando ormai morente su unlettino d’ospedale.
Questo film è la storia di una malattia chenon è stata compresa sin dall'inizio, di una malattia che si è fatta strada edè diventata sempre più intrusiva. È la storia di un uomo che ha fatto levasulla malattia di una donna perché anche lui mosso dalla sua personale malattia.
Questo è un film che ha fatto male, nel verosenso della parola, che ha colpito qualcosa dentro di me. Ha trattato dei temidifficili e li ha spiattellati con forza davanti allo spettatore perrenderglieli ancora più evidenti. È un film che non ha avuto paura di toccaregli estremi per affrontarne il dramma nella sua crudezza.
Tutto in questo film ha un senso, nienteappare fuori luogo, persino la musica scelta per la suddivisione in capitoli.Si tratta di una musica alternativa che rimanda alle parole iniziali di Bess,la quale dice che qualcosa di buono gli stranieri l’hanno portato, riferendosiproprio alla musica. La musica diventa lo strumento che ha il compito dismuovere e di straniare lo spettatore mostrando come ci sia anche altro al difuori della comunità chiusa.
Molto efficace è anche il modo in cuil'attrice che interpreta Bess ha rappresentato il suo dialogo con Dio: leisussurra a Dio le sue preghiere e poi si auto-risponde come se a parlarle fosseproprio Dio. Muta la sua voce in una più dura che le dice ciò che la società lerinfaccerebbe.
È molto bello che, nel momento in cui Bess ha perso ciò che la legava a Dio,“lui” abbia smesso di risponderle e che, quando invece aveva bisogno almeno delsupporto di qualcuno per gettarsi nel suo “ultimo tentativo di guarire” Jan, Diosi sia rifatto vivo, proprio perché non era Dio risponderle ma era piuttosto lasua volontà di avere Dio al suo fianco.
È un film che gioca in modo abile sullecontraddizioni. L'uomo paralizzato senza più una vita si rialza e trova il mododi andare avanti, la donna che per lui ha rinunciato a sé stessa per dipendereda una mente malvagia e malata è invece morta sacrificandosi per quello checredeva giusto, chiudendo la sua vita nell’ammissione incerta che forse si erasbagliata.
Si può morire di bontà?