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2023·Crime·2h 7m
7.0
Tangled up with blackmail and crooked cops, the son of a former gangster seeks out his father's old friends, who risk everything to save him.
Directed by Stefano Sollima
rome, italy
blackmail
blackout
dirty cop
one night
generation gap
underbelly
former gangster

Cast

Pierfrancesco Favino
Pierfrancesco Favino
Cammello
Toni Servillo
Toni Servillo
Daytona
Valerio Mastandrea
Valerio Mastandrea
Polniuman
Adriano Giannini
Adriano Giannini
Vasco
Gianmarco Franchini
Gianmarco Franchini
Manuel Coretti
Francesco Di Leva
Francesco Di Leva
Bruno
Lorenzo Adorni
Lorenzo Adorni
Massimo
Silvia Salvatori
Silvia Salvatori
Silvia
Thomas Basilico
Thomas Basilico
Addetto Sala controllo
Paolino Blandano
Paolino Blandano
Medico Veterinario
Luca Di Prospero
Luca Di Prospero
Cameriere Bar Daytona
Giulio Forges Davanzati
Giulio Forges Davanzati
Collega Ros

Crew

Stefano Sollima
Stefano Sollima
Director
Stefano Bises
Stefano Bises
Screenplay
Stefano Sollima
Stefano Sollima
Screenplay
Boosta
Boosta
Original Music Composer
Ninja
Ninja
Original Music Composer
Vicio
Vicio
Original Music Composer
Pierfunk
Pierfunk
Original Music Composer
Samuel
Samuel
Original Music Composer
Max Casacci
Max Casacci
Original Music Composer
Matthew Newman
Matthew Newman
Editor
Paolo Carnera
Paolo Carnera
Director of Photography
Lorenzo Mieli
Lorenzo Mieli
Producer

Popular Reviews

38 reviews
Lasam.Ball
Lasam.Ball
Adagio
The Irishman scritto e diretto da Er Brasiliano
The Irishman scritto e diretto da Er Brasiliano
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basuratomica
basuratomica
Adagio
Adagio è un bel film che parla della criminalità nella capitale.
Mi è piaciuto il fatto che coinvolgesse un po’ tutti i personaggi che circolano nella criminalità, dal criminale vero e proprio, all’ex criminale che ora sta dalla parte giusta, poi il nuovo adepto insicuro e infine anche le forze di polizia.
La storia è facile da seguire seppur sia abbastanza intricata, permette allo spettatore di non annoiarsi.
Il cast è davvero ottimo, con un Favino meglio del solito e un bravissimo Mastrandrea.
Non ho trovato grossi difetti in questo film.
Adagio è un bel film che parla della criminalità nella capitale.
Mi è piaciuto il fatto che coinvolgesse un po’ tutti i personaggi che circolano nella criminalità, dal criminale vero e proprio, all’ex criminale che ora sta dalla parte giusta, poi il nuovo adepto insicuro e infine anche le forze di polizia.
La storia è facile da seguire seppur sia abbastanza intricata, permette allo spettatore di non annoiarsi.
Il cast è davvero ottimo, con un Favino meglio del solito e un bravissimo Mastrandrea.
Non ho trovato grossi difetti in questo film.
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tommyuwukk
tommyuwukkPRO
Adagio
Definire sto film "mediocre" è criminale, soprattutto in un'industria come quella nostrana, piena zeppa di merdate vere.

Bravo Sollima, bravi tutti, mi è proprio piaciuto.
Definire sto film "mediocre" è criminale, soprattutto in un'industria come quella nostrana, piena zeppa di merdate vere.

Bravo Sollima, bravi tutti, mi è proprio piaciuto.
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Alessandro
Alessandro
Adagio
Il “The Irishman” di Sollima. Non tanto per il solco che il mondo criminale lascia nel corso della storia, ma più semplicemente per lo spirito funebre e decadente con cui un regista ammanta l’opera conclusiva di un filone da lui ricreato ben 15 anni fa. Adagio è un epitaffio breve ed essenziale, figliol prodigo dello “show, don’t tell” cui il cinema italiano pare essere allergico, un dramma corale post-apocalittico dove l’evento zero è vivere a Roma, qui un buco nero asfissiante dal quale puoi solo fuggire, lasciando bruciare lei ed i fantasmi che la abitano. I quattro big names attorno cui ruota la campagna marketing sono eccezionali, anche Giannini, ma fungono da supporto al vero protagonista, un ragazzino sconosciuto ma dallo sguardo disarmante per la sua purezza, un barlume di fioca luce e voglia di vivere che infatti viene braccato dai cani randagi che in questo film rappresentano le istituzioni più corrotte e disparate. Un western crepuscolare all’italiana che conduce all’unica conclusione, fisica e teorica, possibile per quelle storie partite da Romanzo Criminale. Grazie Stefano.
Il “The Irishman” di Sollima. Non tanto per il solco che il mondo criminale lascia nel corso della storia, ma più semplicemente per lo spirito funebre e decadente con cui un regista ammanta l’opera conclusiva di un filone da lui ricreato ben 15 anni fa. Adagio è un epitaffio breve ed essenziale, figliol prodigo dello “show, don’t tell” cui il cinema italiano pare essere allergico, un dramma corale post-apocalittico dove l’evento zero è vivere a Roma, qui un buco nero asfissiante dal quale puoi solo fuggire, lasciando bruciare lei ed i fantasmi che la abitano. I quattro big names attorno cui ruota la campagna marketing sono eccezionali, anche Giannini, ma fungono da supporto al vero protagonista, un ragazzino sconosciuto ma dallo sguardo disarmante per la sua purezza, un barlume di fioca luce e voglia di vivere che infatti viene braccato dai cani randagi che in questo film rappresentano le istituzioni più corrotte e disparate. Un western crepuscolare all’italiana che conduce all’unica conclusione, fisica e teorica, possibile per quelle storie partite da Romanzo Criminale. Grazie Stefano.
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Diego Sartori
Diego Sartori
Adagio
Visto all’80esima Mostra del Cinema di Venezia, con regista e cast presenti in sala 

Dite quello che volete, ma a me è piaciuto. Storia interessante e retta da un cast che fa un gran bel lavoro, specialmente il trio Favino-Servillo-Franchini (con quest’ultimo sono sicuro al 90% ho avuto un contatto visivo in Sala Grande post proiezione e mi ha pure ringraziato inchinandosi, HELP): regia e fotografia molto buone, le scene d’azione e le tinte noir erano ben realizzate e con la giusta tensione e violenza. Non è un film che esplora nuovi terreni, ma sa fare ciò che un film di base dovrebbe, ovvero intrattenere: e a me ha intrattenuto davvero molto.
Visto all’80esima Mostra del Cinema di Venezia, con regista e cast presenti in sala 

Dite quello che volete, ma a me è piaciuto. Storia interessante e retta da un cast che fa un gran bel lavoro, specialmente il trio Favino-Servillo-Franchini (con quest’ultimo sono sicuro al 90% ho avuto un contatto visivo in Sala Grande post proiezione e mi ha pure ringraziato inchinandosi, HELP): regia e fotografia molto buone, le scene d’azione e le tinte noir erano ben realizzate e con la giusta tensione e violenza. Non è un film che esplora nuovi terreni, ma sa fare ciò che un film di base dovrebbe, ovvero intrattenere: e a me ha intrattenuto davvero molto.
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