

2024·Drama·2h 4m
7.0
★

























In the immediate post-war period, amidst the rubble of a poverty-ridden Naples, two kids, Carmine and Celestina, try to survive as best they can by helping each other out. One night, they secretly board a ship bound for New York to reach Celestina’s sister, who emigrated to America several years earlier. The two children join the many Italian emigrants seeking a new life in America and arrive in an unknown metropolis, which, after several misadventures, they will learn to call home.
Directed by Gabriele Salvatores

IMDB
N/A
Cast

Pierfrancesco Favino
Domenico Garofalo

Dea Lanzaro
Celestina

Antonio Guerra
Carmine

Anna Ammirati
Anna Garofalo

Anna Lucia Pierro
Agnese

Omar Benson Miller
George

Tomas Arana
Captain

Antonio Catania
Carmine

Katie McGovern
Women's Liberation Leader

Lorenzo McGovern Zaini
Jack Newsie

Mitch Salm
Sailor

Anton Alexander
Peter Sangiuliano (Defense Attorney)
Crew

Gabriele Salvatores
Director

Gabriele Salvatores
Screenplay

Isabella Cocuzza
Producer

Arturo Paglia
Producer

Victor Perez
Visual Effects Supervisor

Federico Fellini
Story

Tullio Pinelli
Story
Popular Reviews
68 reviews
Donika
6.0★ · 04/02/26

Bruyante la salle
Bruyante la salle
myaagkost
8.0★ · 03/18/26

festival du film italien 2026
festival du film italien 2026
genny
8.0★ · 03/02/26

Sono tornato al cinema e quesra volta grazie alla scuola, infatti penso che l’attività di cineforum sia una delle migliori ideate dal sistema scolastico e cio che mi piace è che la nostra professoressa utilizza il film visto per creare una discussione in classe e infatti durante la visione ho gia fatto una pre-recensione del film.
Napoli – New York, un film che fin dall’inizio, con la citazione di Federico Fellini, si inserisce nella grande tradizione del cinema italiano. Il viaggio dei protagonisti non è solo geografico, ma simbolico: pagare per partire, sopravvivere e affrontare umiliazioni richiama molto il percorso raccontato in “Io capitano”, dove il sogno di una vita migliore è costruito su sacrifici e illusioni.
Il film smonta lentamente il mito dell’American Dream. All’inizio l’America è presentata come una favola morale, quasi pubblicitaria, ma presto emergono pregiudizi, discriminazioni e contraddizioni. Lo sguardo degli americani sugli immigrati italiani, fatto solo di occhi e silenzi, ricorda il modo in cui The Godfather racconta la diffidenza e la marginalizzazione degli italo-americani. Dopo il graffito “broken promises”, simbolo del fallimento del sogno americano, viene mostrato il ghetto afroamericano e un musicista di talento distrutto dall’alcol: un momento che richiama l’America divisa e razzista di Do the Right Thing di Spike Lee. Anche la scena del bar, dove viene chiesto “da quando i ne*ri possono entrare qui?”, rafforza questo parallelismo. Molto forte è anche il tema della violenza sulle donne e della loro lotta per i diritti. Il percorso di denuncia e ribellione ricorda il recente C’è ancora domani, mostrando come certe ingiustizie siano universali e senza tempo. La prostituzione e lo sfruttamento, invece, vengono rappresentati in modo realistico, dimostrando che queste dinamiche non appartengono solo al presente.
La figura paterna e il desiderio di protezione attraversano tutta la storia. Un momento metacinematografico fondamentale è quando la protagonista vede Paisà di Roberto Rossellini: Celestina si riconosce in quelle immagini, capendo che la sua storia è parte di un racconto collettivo. Questo dialogo con il neorealismo italiano dà al film una profondità storica e culturale.
Alla fine resta una frase che riassume tutto: “tu nun si stranier si pover, chi è ricco non è straniero da nessuna parte”. Il finale aperto invita alla riflessione, mostrando che il vero viaggio non è solo quello tra Napoli e New York, ma quello verso una nuova identità. Il film diventa così una vera koinè culturale: una fusione tra dialetti e inglese, tra tradizione e modernità, tra illusioni e realtà. Come in grandi classici sul tema dell’emigrazione, da Once Upon a Time in America a West Side Story, emerge l’idea che l’America non sia un punto di arrivo, ma un luogo dove culture diverse si incontrano, si scontrano e creano qualcosa di nuovo.
Napoli – New York, un film che fin dall’inizio, con la citazione di Federico Fellini, si inserisce nella grande tradizione del cinema italiano. Il viaggio dei protagonisti non è solo geografico, ma simbolico: pagare per partire, sopravvivere e affrontare umiliazioni richiama molto il percorso raccontato in “Io capitano”, dove il sogno di una vita migliore è costruito su sacrifici e illusioni.
Il film smonta lentamente il mito dell’American Dream. All’inizio l’America è presentata come una favola morale, quasi pubblicitaria, ma presto emergono pregiudizi, discriminazioni e contraddizioni. Lo sguardo degli americani sugli immigrati italiani, fatto solo di occhi e silenzi, ricorda il modo in cui The Godfather racconta la diffidenza e la marginalizzazione degli italo-americani. Dopo il graffito “broken promises”, simbolo del fallimento del sogno americano, viene mostrato il ghetto afroamericano e un musicista di talento distrutto dall’alcol: un momento che richiama l’America divisa e razzista di Do the Right Thing di Spike Lee. Anche la scena del bar, dove viene chiesto “da quando i ne*ri possono entrare qui?”, rafforza questo parallelismo. Molto forte è anche il tema della violenza sulle donne e della loro lotta per i diritti. Il percorso di denuncia e ribellione ricorda il recente C’è ancora domani, mostrando come certe ingiustizie siano universali e senza tempo. La prostituzione e lo sfruttamento, invece, vengono rappresentati in modo realistico, dimostrando che queste dinamiche non appartengono solo al presente.
La figura paterna e il desiderio di protezione attraversano tutta la storia. Un momento metacinematografico fondamentale è quando la protagonista vede Paisà di Roberto Rossellini: Celestina si riconosce in quelle immagini, capendo che la sua storia è parte di un racconto collettivo. Questo dialogo con il neorealismo italiano dà al film una profondità storica e culturale.
Alla fine resta una frase che riassume tutto: “tu nun si stranier si pover, chi è ricco non è straniero da nessuna parte”. Il finale aperto invita alla riflessione, mostrando che il vero viaggio non è solo quello tra Napoli e New York, ma quello verso una nuova identità. Il film diventa così una vera koinè culturale: una fusione tra dialetti e inglese, tra tradizione e modernità, tra illusioni e realtà. Come in grandi classici sul tema dell’emigrazione, da Once Upon a Time in America a West Side Story, emerge l’idea che l’America non sia un punto di arrivo, ma un luogo dove culture diverse si incontrano, si scontrano e creano qualcosa di nuovo.
Sono tornato al cinema e quesra volta grazie alla scuola, infatti penso che l’attività di cineforum sia una delle migliori ideate dal sistema scolastico e cio che mi piace è che la nostra professoressa utilizza il film visto per creare una discussione in classe e infatti durante la visione ho gia fatto una pre-recensione del film.
Napoli – New York, un film che fin dall’inizio, con la citazione di Federico Fellini, si inserisce nella grande tradizione del cinema italiano. Il viaggio dei protagonisti non è solo geografico, ma simbolico: pagare per partire, sopravvivere e affrontare umiliazioni richiama molto il percorso raccontato in “Io capitano”, dove il sogno di una vita migliore è costruito su sacrifici e illusioni.
Il film smonta lentamente il mito dell’American Dream. All’inizio l’America è presentata come una favola morale, quasi pubblicitaria, ma presto emergono pregiudizi, discriminazioni e contraddizioni. Lo sguardo degli americani sugli immigrati italiani, fatto solo di occhi e silenzi, ricorda il modo in cui The Godfather racconta la diffidenza e la marginalizzazione degli italo-americani. Dopo il graffito “broken promises”, simbolo del fallimento del sogno americano, viene mostrato il ghetto afroamericano e un musicista di talento distrutto dall’alcol: un momento che richiama l’America divisa e razzista di Do the Right Thing di Spike Lee. Anche la scena del bar, dove viene chiesto “da quando i ne*ri possono entrare qui?”, rafforza questo parallelismo. Molto forte è anche il tema della violenza sulle donne e della loro lotta per i diritti. Il percorso di denuncia e ribellione ricorda il recente C’è ancora domani, mostrando come certe ingiustizie siano universali e senza tempo. La prostituzione e lo sfruttamento, invece, vengono rappresentati in modo realistico, dimostrando che queste dinamiche non appartengono solo al presente.
La figura paterna e il desiderio di protezione attraversano tutta la storia. Un momento metacinematografico fondamentale è quando la protagonista vede Paisà di Roberto Rossellini: Celestina si riconosce in quelle immagini, capendo che la sua storia è parte di un racconto collettivo. Questo dialogo con il neorealismo italiano dà al film una profondità storica e culturale.
Alla fine resta una frase che riassume tutto: “tu nun si stranier si pover, chi è ricco non è straniero da nessuna parte”. Il finale aperto invita alla riflessione, mostrando che il vero viaggio non è solo quello tra Napoli e New York, ma quello verso una nuova identità. Il film diventa così una vera koinè culturale: una fusione tra dialetti e inglese, tra tradizione e modernità, tra illusioni e realtà. Come in grandi classici sul tema dell’emigrazione, da Once Upon a Time in America a West Side Story, emerge l’idea che l’America non sia un punto di arrivo, ma un luogo dove culture diverse si incontrano, si scontrano e creano qualcosa di nuovo.
Napoli – New York, un film che fin dall’inizio, con la citazione di Federico Fellini, si inserisce nella grande tradizione del cinema italiano. Il viaggio dei protagonisti non è solo geografico, ma simbolico: pagare per partire, sopravvivere e affrontare umiliazioni richiama molto il percorso raccontato in “Io capitano”, dove il sogno di una vita migliore è costruito su sacrifici e illusioni.
Il film smonta lentamente il mito dell’American Dream. All’inizio l’America è presentata come una favola morale, quasi pubblicitaria, ma presto emergono pregiudizi, discriminazioni e contraddizioni. Lo sguardo degli americani sugli immigrati italiani, fatto solo di occhi e silenzi, ricorda il modo in cui The Godfather racconta la diffidenza e la marginalizzazione degli italo-americani. Dopo il graffito “broken promises”, simbolo del fallimento del sogno americano, viene mostrato il ghetto afroamericano e un musicista di talento distrutto dall’alcol: un momento che richiama l’America divisa e razzista di Do the Right Thing di Spike Lee. Anche la scena del bar, dove viene chiesto “da quando i ne*ri possono entrare qui?”, rafforza questo parallelismo. Molto forte è anche il tema della violenza sulle donne e della loro lotta per i diritti. Il percorso di denuncia e ribellione ricorda il recente C’è ancora domani, mostrando come certe ingiustizie siano universali e senza tempo. La prostituzione e lo sfruttamento, invece, vengono rappresentati in modo realistico, dimostrando che queste dinamiche non appartengono solo al presente.
La figura paterna e il desiderio di protezione attraversano tutta la storia. Un momento metacinematografico fondamentale è quando la protagonista vede Paisà di Roberto Rossellini: Celestina si riconosce in quelle immagini, capendo che la sua storia è parte di un racconto collettivo. Questo dialogo con il neorealismo italiano dà al film una profondità storica e culturale.
Alla fine resta una frase che riassume tutto: “tu nun si stranier si pover, chi è ricco non è straniero da nessuna parte”. Il finale aperto invita alla riflessione, mostrando che il vero viaggio non è solo quello tra Napoli e New York, ma quello verso una nuova identità. Il film diventa così una vera koinè culturale: una fusione tra dialetti e inglese, tra tradizione e modernità, tra illusioni e realtà. Come in grandi classici sul tema dell’emigrazione, da Once Upon a Time in America a West Side Story, emerge l’idea che l’America non sia un punto di arrivo, ma un luogo dove culture diverse si incontrano, si scontrano e creano qualcosa di nuovo.
Havin OgutogullariPRO
6.0★ · 01/13/26

I wish i watched this in english
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TAYDYMES
6.0★ · 12/15/25

Abbastanza carino se ignori il fatto che la target audience di sto film siano le persone più insopportabili che tu possa mai incontrare
Abbastanza carino se ignori il fatto che la target audience di sto film siano le persone più insopportabili che tu possa mai incontrare