Mezza stella in più per il cuore che mi ha rubato. Sì, gli attori sono dei cani (Vinicio Marchioni innocente), ma dentro “Orfeo” di Virgilio Villoresi c’è un mondo che la nostra industria cinematografica non ha mai visto e ha tanta paura di vedere. Un mondo dove parlano le immagini, i colori, le suggestioni. Un mondo dove il cinema è più di uno spot patinato per uno stile di vita decadente o per un partito politico conservatore, ma è un trucco di magia, un inganno labirintico in cui perdersi.
Un mondo dove il male gaze è sì estetizzato, ma anche, almeno un minimo, problematizzato. Dove la fantasia di un maschio che si crede Orfeo si trasforma in un viaggio nell’inferno dantesco in cui ci si rende conto, forse, di essere il Lucifero dalla serpentina coda, piuttosto che il sommo poeta viaggiatore che vorremmo tanto essere.
Insomma: è una delle cose più belle e sbilenche che abbia mai visto. E me ne sento, stranamente e patriotticamente, orgoglioso.
Mezza stella in più per il cuore che mi ha rubato. Sì, gli attori sono dei cani (Vinicio Marchioni innocente), ma dentro “Orfeo” di Virgilio Villoresi c’è un mondo che la nostra industria cinematografica non ha mai visto e ha tanta paura di vedere. Un mondo dove parlano le immagini, i colori, le suggestioni. Un mondo dove il cinema è più di uno spot patinato per uno stile di vita decadente o per un partito politico conservatore, ma è un trucco di magia, un inganno labirintico in cui perdersi.
Un mondo dove il male gaze è sì estetizzato, ma anche, almeno un minimo, problematizzato. Dove la fantasia di un maschio che si crede Orfeo si trasforma in un viaggio nell’inferno dantesco in cui ci si rende conto, forse, di essere il Lucifero dalla serpentina coda, piuttosto che il sommo poeta viaggiatore che vorremmo tanto essere.
Insomma: è una delle cose più belle e sbilenche che abbia mai visto. E me ne sento, stranamente e patriotticamente, orgoglioso.