Brutti, sporchi e cattivi di Scola porta alle estreme conseguenze le premesse tipiche della commedia all'italiana, tanto da, in una logica benjaminiana, esaurirne il genere. Il cinismo di una numerosa famiglia che vive nelle baraccopoli della periferia romana sconfina nella bestialità, a tal punto da rendere il film un exemplum dell'estetica del "grottesco". Non c'è atto più crudele se non il tentato omicidio di un capo famiglia per mano dei propri parenti, e non ci sono immagini più efficaci se non quelle che ne mostrano la premeditazione e l'esecuzione.
Quando la madre riunisce tutti i membri della famiglia per organizzare l'assassinio di Giacinto, vengono alternati i particolari sulle coltellate che la donna sferra alla carcassa di un animale da macellare e quelli sulle sgargianti gocce di sangue che macchiano il pavimento; mentre, i volti dei personaggi, che vengono inquadrati uno dopo l'altro da dei primissimi piani, sono deformati dal deciso uso dei chiaro-scuro.
Segue la scena del pranzo con tutto il parentato; in sottofondo suona una melodia al pianoforte a cui si accompagna la panoramica sugli invitati, che a canone voltano lo sguardo verso Giacinto, il quale, però, è intento a divorare il cibo avvelenato. Poco prima si era commosso assistendo alla poesia recitata del nipotino, momento che sottolinea la profonda ipocrisia dei suoi consanguinei. Altra scena conviviale nel cinema di Scola è quella di C'eravamo tanto amati, dove Gianni, ormai sposato alla figlia di un ricco avvocato, si trova ai festeggiamenti per il suocero, dove, anche qui, viene recitata una poesia dai tratti infantili in onore del padre.
Queste due scene non sono che due facce della stessa medaglia: entrambe mostrano la decadenza dell'Italia attraverso il pasto collettivo e la disgregazione della famiglia.
Come abbiamo detto, Brutti, sporchi e cattivi sembra esaurire il genere della commedia all'italiana, ma arrivare all'estremizzazione del "brutto" non sarebbe stato possibile senza dei precedenti. Giacinto è l'incarnazione dell'avarizia e della spietatezza e Manfredi nella sua recitazione dai gesti teatrali e dagli sguardi sgranati sembra raccogliere l'eredità attoriale di Giancarlo Giannini in Mimi metallurgico tradito nell'onore di Lina Wertmüller. Questo film sdoganò una forma di cinema popolare "deforme" e basti pensare alla scena in cui Mimi deve sedurre Amalia per consumare la sua vendetta d'onore per vedere quella recitazione piena di smorfie di disgusto e di movimenti meccanici che sembra anticipare quella di Manfredi.
Un'altra recitazione quasi espressionista è quella di Anna Magnani in Mamma Roma, che sembra anticipare la deformazione dei tratti somatici del cinema grottesco degli anni '70.
Inoltre, Scola sembra continuare il lavoro iniziato da Pasolini, tanto che i due film dialogano tra loro grazie ai due finali, in cui le poche speranze che lo spettatore poteva coltivare vengono distrutte definitivamente. Se Ettore di Mamma Roma rappresentava la possibilità di un elevazione sociale, Maria, invece, è l'unica che sembra prendersi cura dei familiari e a non essersi ancora "imbruttita" come gli altri personaggi. In entrambi i film, però, questi due giovani vanno incontro alla loro fine: Ettore morirà, mentre Maria, nell'ultima scena, è incinta, lasciando intendere che, anche se ci si poteva augurare un futuro diverso per lei, questa non è che una vana speranza.
Brutti, sporchi e cattivi di Scola porta alle estreme conseguenze le premesse tipiche della commedia all'italiana, tanto da, in una logica benjaminiana, esaurirne il genere. Il cinismo di una numerosa famiglia che vive nelle baraccopoli della periferia romana sconfina nella bestialità, a tal punto da rendere il film un exemplum dell'estetica del "grottesco". Non c'è atto più crudele se non il tentato omicidio di un capo famiglia per mano dei propri parenti, e non ci sono immagini più efficaci se non quelle che ne mostrano la premeditazione e l'esecuzione.
Quando la madre riunisce tutti i membri della famiglia per organizzare l'assassinio di Giacinto, vengono alternati i particolari sulle coltellate che la donna sferra alla carcassa di un animale da macellare e quelli sulle sgargianti gocce di sangue che macchiano il pavimento; mentre, i volti dei personaggi, che vengono inquadrati uno dopo l'altro da dei primissimi piani, sono deformati dal deciso uso dei chiaro-scuro.
Segue la scena del pranzo con tutto il parentato; in sottofondo suona una melodia al pianoforte a cui si accompagna la panoramica sugli invitati, che a canone voltano lo sguardo verso Giacinto, il quale, però, è intento a divorare il cibo avvelenato. Poco prima si era commosso assistendo alla poesia recitata del nipotino, momento che sottolinea la profonda ipocrisia dei suoi consanguinei. Altra scena conviviale nel cinema di Scola è quella di C'eravamo tanto amati, dove Gianni, ormai sposato alla figlia di un ricco avvocato, si trova ai festeggiamenti per il suocero, dove, anche qui, viene recitata una poesia dai tratti infantili in onore del padre.
Queste due scene non sono che due facce della stessa medaglia: entrambe mostrano la decadenza dell'Italia attraverso il pasto collettivo e la disgregazione della famiglia.
Come abbiamo detto, Brutti, sporchi e cattivi sembra esaurire il genere della commedia all'italiana, ma arrivare all'estremizzazione del "brutto" non sarebbe stato possibile senza dei precedenti. Giacinto è l'incarnazione dell'avarizia e della spietatezza e Manfredi nella sua recitazione dai gesti teatrali e dagli sguardi sgranati sembra raccogliere l'eredità attoriale di Giancarlo Giannini in Mimi metallurgico tradito nell'onore di Lina Wertmüller. Questo film sdoganò una forma di cinema popolare "deforme" e basti pensare alla scena in cui Mimi deve sedurre Amalia per consumare la sua vendetta d'onore per vedere quella recitazione piena di smorfie di disgusto e di movimenti meccanici che sembra anticipare quella di Manfredi.
Un'altra recitazione quasi espressionista è quella di Anna Magnani in Mamma Roma, che sembra anticipare la deformazione dei tratti somatici del cinema grottesco degli anni '70.
Inoltre, Scola sembra continuare il lavoro iniziato da Pasolini, tanto che i due film dialogano tra loro grazie ai due finali, in cui le poche speranze che lo spettatore poteva coltivare vengono distrutte definitivamente. Se Ettore di Mamma Roma rappresentava la possibilità di un elevazione sociale, Maria, invece, è l'unica che sembra prendersi cura dei familiari e a non essersi ancora "imbruttita" come gli altri personaggi. In entrambi i film, però, questi due giovani vanno incontro alla loro fine: Ettore morirà, mentre Maria, nell'ultima scena, è incinta, lasciando intendere che, anche se ci si poteva augurare un futuro diverso per lei, questa non è che una vana speranza.