**Venti anni dopo, Nanni Moretti ha vinto il tempo prevedendo cosa sarebbe accaduto in Italia... e forse avrebbe preferito non farlo.
**
Anche se Berlusconi potrebbe sembrare solo una parte, minima, del film, è in realtà presente, in forma ideologica, per tutta la durata di esso: lo si ritrova fin dall'apertura, con il tema del comunismo, il suo grande nemico; nella morte della cultura e dell'arte, che anzi viene strumentalizzata, come le continue citazioni a Petri o Volonté; o ancora nella caduta del cinema di genere e quindi della morte del cinema politico. Addirittura lo si può rilevare nel peso che ha la vita privata (del personaggio di Silvio Orlando) nella vita professionale, caratteristica che da sempre ha contraddistinto il leader di Forza Italia.
È nella sequenza finale che la pellicola trova la sua realizzazione e il suo arrivare vicino al capolavoro; un Nanni Moretti imberlusconito, fisicamente diverso ma uguale nel modo di fare e parlare, (straniazione pura), che mostra il fallimento del politico che ha però vinto in quanto ha dalla sua le masse; il berlusconismo vive oltre la singola figura e ci prende tutti, anche noi contrari, poiché costretti a vivere in un sistema che è ormai pregno di questa orrenda mentalità, e che non sembra avere una via di uscita.
Inoltre è, per me, interessante la figura della giovane regista, la quale ha costruito una famiglia non tradizionale che riesce comunque ad andare avanti mentre la famiglia "canonica" di Silvio Orlando e Margherita Buy cade a pezzi. Un vero schiaffo in faccia ai cosiddetti "veri valori" portati avanti da un certo gruppo politico di cui il nostro Caimano faceva parte.
Concludendo, non so come fosse vedere questo film in piena epoca berlusconiana, ma oggi è davvero un capolavoro per il modo in cui è invecchiato ringiovanendo, prendendo in pieno quello che sarebbe stato il futuro di quella figura e della nostra nazione.
Siamo un paese a metà tra orrore e folclore.
**Venti anni dopo, Nanni Moretti ha vinto il tempo prevedendo cosa sarebbe accaduto in Italia... e forse avrebbe preferito non farlo.
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Anche se Berlusconi potrebbe sembrare solo una parte, minima, del film, è in realtà presente, in forma ideologica, per tutta la durata di esso: lo si ritrova fin dall'apertura, con il tema del comunismo, il suo grande nemico; nella morte della cultura e dell'arte, che anzi viene strumentalizzata, come le continue citazioni a Petri o Volonté; o ancora nella caduta del cinema di genere e quindi della morte del cinema politico. Addirittura lo si può rilevare nel peso che ha la vita privata (del personaggio di Silvio Orlando) nella vita professionale, caratteristica che da sempre ha contraddistinto il leader di Forza Italia.
È nella sequenza finale che la pellicola trova la sua realizzazione e il suo arrivare vicino al capolavoro; un Nanni Moretti imberlusconito, fisicamente diverso ma uguale nel modo di fare e parlare, (straniazione pura), che mostra il fallimento del politico che ha però vinto in quanto ha dalla sua le masse; il berlusconismo vive oltre la singola figura e ci prende tutti, anche noi contrari, poiché costretti a vivere in un sistema che è ormai pregno di questa orrenda mentalità, e che non sembra avere una via di uscita.
Inoltre è, per me, interessante la figura della giovane regista, la quale ha costruito una famiglia non tradizionale che riesce comunque ad andare avanti mentre la famiglia "canonica" di Silvio Orlando e Margherita Buy cade a pezzi. Un vero schiaffo in faccia ai cosiddetti "veri valori" portati avanti da un certo gruppo politico di cui il nostro Caimano faceva parte.
Concludendo, non so come fosse vedere questo film in piena epoca berlusconiana, ma oggi è davvero un capolavoro per il modo in cui è invecchiato ringiovanendo, prendendo in pieno quello che sarebbe stato il futuro di quella figura e della nostra nazione.
Siamo un paese a metà tra orrore e folclore.