manifesto dell’immaginario moderno, la dolce vita racconta di una società ancora attuale, dove tutto è apparenza e consumato, dove si abbandona il dovere per il piacere, perché non c’è più altro da credere.
la dolce vita racconta una crisi spirituale,rappresentando roma come uno stato mentale più che un luogo, che di giorno sembra quasi spenta, vuota, rappresentando la stanchezza mentre la notte si riempie di desideri, feste, rumori, diventando un posto pieno di illusioni e di eccesso; mentre l’ambiente mondano vive senza trovare una direzione autentica della propria vita e di ciò che li circonda, senza guardare dentro di loro il proprio vuoto, sembrano che vivono dei beni che possiedono e della compagnia che trovano, per svagarsi, finché hanno la fama, soldi, relazioni… quindi la vita si muove solo esteriormente senza interrogarsi o provare a trovare risposte.
Marcello è al centro di questa crisi interiore, possibilitato da diventare uno scrittore serio, ma che si lascia andare durante il film, perdendo i suoi principi e i desideri che aveva. Non è mai in grado di scegliere, si lascia trascinare da ciò che lo circonda; feste, incontri, donne… vive come un osservatore, cercando qualcosa che nemmeno lui conosce, perdendo interesse progressivamente.
molto ammirato da Marcello c’è il personaggio di Steiner, che sembra avere tutto, una casa, famiglia, gli amici, un equilibrio; ma consapevole e destabilizzato dall’angoscia che ha dentro e dal vuoto che prova e che lo circonda. con il suo gesto finale fa vedere l’illusione della borghesia, di quello che si vuole sembrare, senza trovare una “verità”, riversando così in marcello la totale perdita di speranza, perché se pure lui era perso allora marcello non si può salvare, forse nessuno può.
la maggior parte del film è costruito tramite incontri frammentati, incontri con personaggi di vario genere, senza però un rapporto che duri, è momentaneo, i personaggi sembrano apparizioni, idealizzazioni, per cancellare il momento di vuoto che si prova, ma l’illusione dura poco, tutto si trasforma in uno spettacolo, l’amore diventa un intrattenimento per chi lo cerca, persone da consumare, per far provare qualcosa che poi svanirà subito…
il finale a parere mio e la parte più importante del film, ritrovandosi in una villa in compagnia di persone, marcello dà il peggio di sé, completamente svuotato da sé stesso, senza neanche rendersi conto in che stato è finito.
quando si ritrovano sulla spiaggia, dove un gruppo di pescatori con delle reti, tira fuori dall’acqua un “mostro marino” senza vita, marcello si riconosce in quella creatura, dagli occhi spenti, come anche lui che ha perso la propria umanità, “e questo insiste a guardare”
dall’altra parte della riva c’è paola, che quasi rappresenta qualcosa di puro, che lo spinge a ritrovare la salvezza, chiamandolo con dei movimenti di mani, cercando di fargli capire che può ancora farcela, ma marcello non capisce, non ci prova neanche, si lascia andare e torna indietro
mentre vediamo paola che lo osserva andare via e nell’ultimo secondo la vediamo guardare la telecamera, guardando noi, lo spettatore, perché anche noi siamo come marcello, ci salveremo o ci lasceremo andare anche noi?.
in questa società è ancora presente la società rappresentata nella “dolce vita”, l’essere umano ormai è svuotato da ciò che è realmente, sembra non avere più ideali per se stesso e per il futuro, forse troppo alienati da una società imposta e che non ci appartiene, dove c’è troppo
spesso si vuole qualcosa di troppo, anche se poi non si arriva a niente; mangiati da ideali a cui vogliamo arrivare, arrivando solo ad un idealizzazione di qualcosa che in realtà non esiste.
manifesto dell’immaginario moderno, la dolce vita racconta di una società ancora attuale, dove tutto è apparenza e consumato, dove si abbandona il dovere per il piacere, perché non c’è più altro da credere.
la dolce vita racconta una crisi spirituale,rappresentando roma come uno stato mentale più che un luogo, che di giorno sembra quasi spenta, vuota, rappresentando la stanchezza mentre la notte si riempie di desideri, feste, rumori, diventando un posto pieno di illusioni e di eccesso; mentre l’ambiente mondano vive senza trovare una direzione autentica della propria vita e di ciò che li circonda, senza guardare dentro di loro il proprio vuoto, sembrano che vivono dei beni che possiedono e della compagnia che trovano, per svagarsi, finché hanno la fama, soldi, relazioni… quindi la vita si muove solo esteriormente senza interrogarsi o provare a trovare risposte.
Marcello è al centro di questa crisi interiore, possibilitato da diventare uno scrittore serio, ma che si lascia andare durante il film, perdendo i suoi principi e i desideri che aveva. Non è mai in grado di scegliere, si lascia trascinare da ciò che lo circonda; feste, incontri, donne… vive come un osservatore, cercando qualcosa che nemmeno lui conosce, perdendo interesse progressivamente.
molto ammirato da Marcello c’è il personaggio di Steiner, che sembra avere tutto, una casa, famiglia, gli amici, un equilibrio; ma consapevole e destabilizzato dall’angoscia che ha dentro e dal vuoto che prova e che lo circonda. con il suo gesto finale fa vedere l’illusione della borghesia, di quello che si vuole sembrare, senza trovare una “verità”, riversando così in marcello la totale perdita di speranza, perché se pure lui era perso allora marcello non si può salvare, forse nessuno può.
la maggior parte del film è costruito tramite incontri frammentati, incontri con personaggi di vario genere, senza però un rapporto che duri, è momentaneo, i personaggi sembrano apparizioni, idealizzazioni, per cancellare il momento di vuoto che si prova, ma l’illusione dura poco, tutto si trasforma in uno spettacolo, l’amore diventa un intrattenimento per chi lo cerca, persone da consumare, per far provare qualcosa che poi svanirà subito…
il finale a parere mio e la parte più importante del film, ritrovandosi in una villa in compagnia di persone, marcello dà il peggio di sé, completamente svuotato da sé stesso, senza neanche rendersi conto in che stato è finito.
quando si ritrovano sulla spiaggia, dove un gruppo di pescatori con delle reti, tira fuori dall’acqua un “mostro marino” senza vita, marcello si riconosce in quella creatura, dagli occhi spenti, come anche lui che ha perso la propria umanità, “e questo insiste a guardare”
dall’altra parte della riva c’è paola, che quasi rappresenta qualcosa di puro, che lo spinge a ritrovare la salvezza, chiamandolo con dei movimenti di mani, cercando di fargli capire che può ancora farcela, ma marcello non capisce, non ci prova neanche, si lascia andare e torna indietro
mentre vediamo paola che lo osserva andare via e nell’ultimo secondo la vediamo guardare la telecamera, guardando noi, lo spettatore, perché anche noi siamo come marcello, ci salveremo o ci lasceremo andare anche noi?.
in questa società è ancora presente la società rappresentata nella “dolce vita”, l’essere umano ormai è svuotato da ciò che è realmente, sembra non avere più ideali per se stesso e per il futuro, forse troppo alienati da una società imposta e che non ci appartiene, dove c’è troppo
spesso si vuole qualcosa di troppo, anche se poi non si arriva a niente; mangiati da ideali a cui vogliamo arrivare, arrivando solo ad un idealizzazione di qualcosa che in realtà non esiste.