Questo film ha chiarito una volta per tutte il tipo di narrativa che sono disposto (o no) a tollerare pur rimanendo incredibilmente affascinante e provocatorio, almeno sulla carta. In effetti l’intera pellicola potrebbe essere definita “sulla carta” visto che Malmkrog di Cristi Puiu è un “kolossal” puramente teorico che impiega le sue tre ore e venti in una sequela di dialoghi,discussioni,monologhi e talvolta anche vaneggi tutti ambientati in una tenuta borghese che ospita nobili franco-russi,che si sfidano in più o meno avvincenti duelli verbali su un’infinità di temi : politica,filosofia,amministrazione militare,religione e i lati più oscuri dell’illuminismo e della scena socio culturale di fine 800, con delle riflessioni simultaneamente profetiche e ovvie, ma comunque intriganti. Il mio problema sta nella struttura, perché personalmente ritengo ci siano modi più interessanti e pratici per illustrare tutte le smascherate e le decadenze che il film così tediosamente propone. È un’opera pericolosa e audace che allo stesso tempo potrebbe risultare spenta e poco interessante. Sicuramente può trovare un pubblico in chi ha un poderoso bagaglio culturale specifico in determinati ambiti e una grande dose di pazienza, ma io in questo caso mi ritrovo con una misera valigetta e poca pazienza, che dopo un “fake out” al centesimo minuto circa, si è alleggerita sempre di più. Peccato, perché comunque si parla di un’opera validissima, dalla sontuosa ed energica messa in scena, che con degli intelligentissimi movimenti di machina trasforma una magione in un’arena, ma che nel mio caso è rimasta incastrata nello sconfinato oceano teorico e riflessivo che ahimè non sono riuscito a seguire con interesse.
Questo film ha chiarito una volta per tutte il tipo di narrativa che sono disposto (o no) a tollerare pur rimanendo incredibilmente affascinante e provocatorio, almeno sulla carta. In effetti l’intera pellicola potrebbe essere definita “sulla carta” visto che Malmkrog di Cristi Puiu è un “kolossal” puramente teorico che impiega le sue tre ore e venti in una sequela di dialoghi,discussioni,monologhi e talvolta anche vaneggi tutti ambientati in una tenuta borghese che ospita nobili franco-russi,che si sfidano in più o meno avvincenti duelli verbali su un’infinità di temi : politica,filosofia,amministrazione militare,religione e i lati più oscuri dell’illuminismo e della scena socio culturale di fine 800, con delle riflessioni simultaneamente profetiche e ovvie, ma comunque intriganti. Il mio problema sta nella struttura, perché personalmente ritengo ci siano modi più interessanti e pratici per illustrare tutte le smascherate e le decadenze che il film così tediosamente propone. È un’opera pericolosa e audace che allo stesso tempo potrebbe risultare spenta e poco interessante. Sicuramente può trovare un pubblico in chi ha un poderoso bagaglio culturale specifico in determinati ambiti e una grande dose di pazienza, ma io in questo caso mi ritrovo con una misera valigetta e poca pazienza, che dopo un “fake out” al centesimo minuto circa, si è alleggerita sempre di più. Peccato, perché comunque si parla di un’opera validissima, dalla sontuosa ed energica messa in scena, che con degli intelligentissimi movimenti di machina trasforma una magione in un’arena, ma che nel mio caso è rimasta incastrata nello sconfinato oceano teorico e riflessivo che ahimè non sono riuscito a seguire con interesse.