L’accoppiata Servillo/Orlando dovrebbe essere sufficiente a far capire la qualità di base e a vendere bene il film, ma l’opera di Leonardo Di Costanzo non si poggia pigramente sui suoi protagonisti raccontando una storia sfumata, silenziosa e angosciante, ma profondamente umana, sui due lati della barriera morale che convenzionalmente divide i “buoni” dai “cattivi”, o in questo caso, i poliziotti dai criminali. I due mondi si mischiano, interagiscono, e per quanto sia difficile ammetterlo da una delle due parti, riescono a completarsi e sostenersi in maniera sorprendente durante un periodo di crisi. L’attualità del racconto è sfruttata saggiamente, permettendo ad esso di crescere e prosperare negli occhi e nelle menti degli spettatori, privandosi di didascalismi scolastici e lasciando parlare le grezze ed essenziali immagini ben costruite e sicuramente d’effetto. La sincerità di questo film farà sicuramente più scuola di scandali montati ad arte per filmetti mal direzionati che spacciano per provocazione la loro triste irrilevanza.
L’accoppiata Servillo/Orlando dovrebbe essere sufficiente a far capire la qualità di base e a vendere bene il film, ma l’opera di Leonardo Di Costanzo non si poggia pigramente sui suoi protagonisti raccontando una storia sfumata, silenziosa e angosciante, ma profondamente umana, sui due lati della barriera morale che convenzionalmente divide i “buoni” dai “cattivi”, o in questo caso, i poliziotti dai criminali. I due mondi si mischiano, interagiscono, e per quanto sia difficile ammetterlo da una delle due parti, riescono a completarsi e sostenersi in maniera sorprendente durante un periodo di crisi. L’attualità del racconto è sfruttata saggiamente, permettendo ad esso di crescere e prosperare negli occhi e nelle menti degli spettatori, privandosi di didascalismi scolastici e lasciando parlare le grezze ed essenziali immagini ben costruite e sicuramente d’effetto. La sincerità di questo film farà sicuramente più scuola di scandali montati ad arte per filmetti mal direzionati che spacciano per provocazione la loro triste irrilevanza.